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pubblicato il 26 ottobre 2011

Marchionne come Springsteen: "Siamo ad un miglio fuori dall'inferno"

L'ad Fiat parla di errori e soluzioni per rilanciare l'auto

Marchionne come Springsteen: "Siamo ad un miglio fuori dall'inferno"
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Il Gruppo Fiat è intervenuto ieri per l'ultima volta all'Assemblea annuale dell'ANFIA ed il suo amministratore delegato, Sergio Marchionne, ha cominciato il discorso che segna la svolta storica prendendo in prestito da Bruce Springsteen un verso di una canzone: "Halfway to heaven and just a mile out of hell" ("Siamo a metà strada per il paradiso e ad appena un miglio fuori dall'inferno"). Il riferimento è al mercato dell'auto, non solo a livello italiano, ma internazionale. Secondo il manager italo-canadese "abbiamo scampato il peggio, ma non siamo ancora abbastanza lontani dall'inferno". E questo è vero soprattutto per l'Europa Occidentale. Se negli Stati Uniti la ripresa è cominciata, seppur lentamente, e in Europa dell'est il mercato sta risorgendo (in Asia la crisi ha soltanto rallentato la crescita di Cina e India), in questa parte del Continente la situazione è destinata ad essere negativa anche nel 2012. "I capi di governo e i costruttori di auto devono trovare insieme la volontà e il coraggio per affrontare e risolvere la mancanza di competitività del sistema nel suo complesso", ha detto ieri a Roma durante la conferenza.

GLI ERRORI COMMESSI DAI COSTRUTTORI
Fiducioso nella capacità degli americani di uscire dalle crisi e cauto sulla situazione europea, Marchionne ha detto chiaramente quali sono stati secondo lui gli errori compiuti dal settore auto negli anni scorsi. "In passato, noi costruttori - ha detto - abbiamo ampiamente dimostrato, in tutte le parti del mondo, come gestire questo business nel modo sbagliato. Abbiamo tentato tutti i trucchi possibili. Abbiamo venduto alle banche i servizi finanziari e poi li abbiamo ricomprati. Abbiamo affidato attività a terzi e poi le abbiamo riportate in casa. Abbiamo accumulato perdite e distrutto valore. La nostra industria si è avventurata in acquisizioni, fusioni ed incursioni in altri settori. Ha consolidato i marchi, consolidato le società e consolidato i consolidamenti. Ma la maggior parte di questi sforzi erano diretti ad aumentare le dimensioni invece che a rendere il business più efficiente. E' stato come costruire una casa aggiungendo una stanza dopo l'altra, senza una struttura razionale ad unire il tutto". La vera questione è quindi adesso: "Siamo in grado di gestire questo business nel modo giusto?".

COME SI GESTISCE IL BUSINESS NEL MODO "GIUSTO"
Secondo Marchionne "gestire questo business nel modo giusto significa prendere coscienza di due verità fondamentali che governano la nostra industria": si tratta di un settore ad alto impiego di capitale e che è molto sensibile alla leva operativa. In pratica, l'ad ha ricordato che per sviluppare una nuova vettura occorrono miliardi di euro, pertanto il margine di errore deve essere ridotto al minimo, e che "è molto facile fare ampi profitti quando la leva operativa è alta. E' relativamente facile perdere grandi quantità di denaro se il break-even si trova al punto sbagliato della curva". Per questo, secondo Marchionne, c'è bisogno di raggiungere grandi economie di scala, che permettano ai costruttori di investire nello sviluppo di nuove architetture e prodotti. Come aveva già detto in passato per garantire un buon ritorno economico bisogna arrivare a sei milioni di vetture annue, con almeno un milione di auto derivate dalla stessa piattaforma. "I costruttori di massa come Fiat - ha concluso - devono prendere coscienza che il modello di business al quale eravamo abituati non può più funzionare". Il settore richiede una completa trasformazione, dice, e se teniamo conto di queste premesse in futuro assisteremo all'eliminazione dei costruttori marginali. Così si legge, ancora una volta, l'Alleanza Fiat-Chrysler.

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Tag: Attualità , auto italiane , torino


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