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pubblicato il 25 ottobre 2011

Marchionne: "Impossibile dare dettagli sugli investimenti"

Su Fabbrica Italia: "i concorrenti non lo fanno"

Marchionne: "Impossibile dare dettagli sugli investimenti"

Ai sindacati, ai lavoratori, alla politica e alla Consob che chiedono di sapere come e quanto Fiat intende investire in Italia, Sergio Marchionne ha risposto ieri in occasione del suo intervento all'Unione Industriale di Torino, in cui ha sottolineato che è "impossibile precisare sin d'ora i dettagli degli investimenti, sito per sito, che avverranno tra adesso e il 2014. Non è qualcosa che viene fatto dai nostri concorrenti e non può essere richiesto a Fiat in modo ossessivo per ogni sito industriale".

FABBRICA ITALIA SECONDO MARCHIONNE
E Fabbrica Italia? Marchionne ha precisato: "Fabbrica Italia altro non era che una dichiarazione di intenti, lanciata di nostra iniziativa e non dovuta, a dimostrazione dell'impegno della Fiat verso il Paese. E proprio mentre il Gruppo si apriva ulteriormente ad una dimensione globale. Sfortunatamente continua ad essere intenzionalmente mal compresa e mal interpretata. Da una parte, ci sono alcuni sindacati che mettono in dubbio la bontà dell'iniziativa e che cercano continuamente indizi di malafede. Non ci pare quindi logico che la Fiat debba fornire dettagli di previsioni pluriennali quando la maggior parte dei Paesi europei sta cercando disperatamente di condividere soluzioni che i mercati finanziari internazionali richiedono per domani".

AIUTI STATALI? "NOI NO"
Le bandiere di Germania, Spagna, Francia Portogallo, Gran Bretagna, Svezia: sotto ognuna di esse si legge "finanziamenti", "linee di credito", "contributi alla ricerca". E' la slide che compare alle spalle di Marchionne che descrive gli aiuti statali all'industria dell'auto in questi paesi. Un punto che l'ad del Lingotto ha voluto chiarire: "Intorno a noi abbiamo visto piovere miliardi di euro sui nostri concorrenti. Un po' tutti in Europa hanno beneficiato di questi aiuti, diretti e indiretti, che hanno evitato la chiusura di molti stabilimenti. Noi no. Abbiamo voluto fare da soli. Abbiamo varato una severa azione di contenimento dei costi. Abbiamo ripensato i nostri piani alla luce di una situazione d'emergenza. E siamo riusciti, anche in questo periodo, a stare al passo con i nostri migliori concorrenti. Tanto che, nel 2009, abbiamo registrato in percentuale il margine della gestione ordinaria più alto del settore. Quello che non ha aiutato e non aiuta, specialmente in questi momenti, è la situazione del mercato italiano.Venuto a mancare uno schema di incentivi, che per anni ha snaturato la domanda reale per i veicoli, ora si sta assestando intorno ad un numero leggermente superiore a 1.700.000 vetture nel 2011, perdendo così più di 15 anni di crescita.Per la Fiat, in particolare, questo dato assume una rilevanza straordinaria, perché in Italia ha il 30% del mercato".

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro


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