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pubblicato il 7 ottobre 2011

Audi Future Summit 2011

La casa di Ingolstadt è a caccia di nuove idee per la mobilità del futuro

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Costruire la mobilità del futuro vuol dire chiedersi come saranno le città e le società del futuro. Una realtà troppo complessa e articolata perché le istituzioni politiche da sole, una sola tecnologia, una sola scienza e, in generale, un solo approccio possano riuscire a farlo, tantomeno l'industria automobilistica. Per questo Audi ha deciso di affrontare questo tema estremamente complesso con l'Urban Future Initiative che ha visto nel summit organizzato a Francoforte, nel contesto del Salone Internazionale dell'Automobile, uno dei momenti più interessanti dell'approccio multidisciplinare adottato dalla casa di Ingolstadt, simile a quello di un portale all'interno del quale possono entrare conoscenze diverse per stabilire nuovi tipi di interazione.

L'ENERGIA DELLE CITTÀ
Dunque dopo l'Audi Urban Future Award 2010, tenutosi a Venezia, ecco un summit in piena regola il cui oggetto è stato l'energia o meglio le energie che si muovono all'interno della città e in particolare delle megalopoli, il contesto entro il quale il 70% della popolazione mondiale vivrà nell'anno 2050. La città come scenario sociale all'interno del quale si muovono simultaneamente milioni di persone e come terreno di applicazione di nuove tecnologie per la mobilità: intorno a questi e ad altri concetti hanno ruotato le esposizioni degli esperti accorsi nella città tedesca per dire la loro da tutto il mondo di fronte a centinaia di persone e dare il loro apporto per delineare gli scenari per gli anni a venire. Tradurre tutte queste idee nel linguaggio dell'automobile è infine l'obiettivo di un'azienda come Audi perché nel futuro la mobilità cambierà, ma esisterà ancora e dovrà essere responsabile e socialmente accettabile. Non solo un nuovo modello di business, ma un nuovo modello di vita e convivenza.

LA MOBILITÀ COME SISTEMA APERTO
La centralità dell'automobile è in questo un fattore storico perché niente ha cambiato le città negli ultimi 100 anni e tale interazione è destinata ad essere ancora un fattore di trasformazione per la quale non ci sono soluzioni univoche o cose giuste perché, come ha affermato Saskia Sassen, professore di sociologia alla Columbia University di New York "Le città sono sistemi incompleti, sono scatole nere, sono l'hacker perfetto, capace di creare sorprese, scompensi, imprevisti". Sulla nozione di sistema si è concentrato anche l'italiano Carlo Ratti, insegnante e direttore del SENSEable City Lab presso il Massachussets Institute of Technology di Boston: "La tecnologia digitale - sostiene il vulcanico studioso italiano - conquisterà le città. L'interazione tra persone e sensori darà forma non solo al lavoro e al tempo libero, ma anche al traffico. I legami tra il trasporto individuale e i mezzi di trasporto pubblici saranno fluidi e le macchine adatteranno se stesse ai nostri bisogni e non viceversa".

DAL SOLE AL BARCELLONA
Meno "informatica", ma non meno suggestiva l'interpretazione di Charles Leadbeater, esperto britannico di creatività ed innovazione, per la quale la mobilità del futuro dovrà essere "Come il Barcellona: una sintesi tra l'esigenza di un sistema che coordini tutto e l'empatia, dettata dai sentimenti e dai valori, nella quale l'energia è separata dal movimento e dalle risorse e conviveranno vari sistemi di propulsione". Più "solare" che mai è invece lo scenario disegnato da Ludger Hovestadt, professore presso la Swiss Federal Institute of Technology ETH di Zurigo. "La mobilità è un fenomeno urbano. La sostenibilità invece è un fenomeno rurale. Quando chiediamo sostenibilità alla mobilità urbana, noi ci blocchiamo, freniamo letteralmente il nostro progresso. Le nostre grandi città - prosegue - sono state costruite dall'industrializzazione e lo sfruttamento delle risorse finite come carbone, gas e petrolio. Oggi, con il riconoscimento delle limitazioni delle nostre riserve di energie, vediamo i limiti della crescita. La raccolta rurale di energia solare ci fornirà una ricchezza mai vista di energie nuove e pulite per le città".

TUTTO BELLO. E ALLORA?
Idee avanzate e finezza speculativa per scenari affascinanti, ma la domanda sorge spontanea: cosa c'entra tutto questo con l'automobile e come si fa a trasferirlo nel processo con il quale un prodotto viene concepito e poi sviluppato per essere realizzato e messo in vendita? Audi ha creato al proprio interno un sezione che si occupa proprio di raccogliere gli stimoli provenienti da discipline "aliene" all'automobile, ma è un processo che non sarà né facile né veloce perché introiettare nuove idee in un sistema con valori consolidati è alquanto difficile. A domanda secca, Wolfgang Egger, capo del design Audi e dotato, ammette candidamente: "Di tutto questo prendiamo poco o nulla al momento. Si tratta di idee, di stimoli - dice nel suo perfetto italiano figlio dei suoi trascorsi in Alfa Romeo - ma ci vorrà tempo per tradurlo in qualcosa di tangibile, che tutti potremo vedere, vivere e guidare. È necessario perché l'auto continuerà ad esistere, ma deve cambiare e per farlo l'industria dell'automobile non basta, neppure la politica basta".

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Curiosità , Audi , car design


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