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pubblicato il 22 settembre 2011

Come si chiamerà la nuova super Ferrari?

A Maranello si lavora per trovarle un nome. Ecco perchè è complicato

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"Non la possiamo certo chiamare Dio!". Il Presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, ci ha risposto così quando al Salone di Francoforte gli abbiamo chiesto qualche anticipazione sulla nuova Enzo che arriverà nel 2012. L'iperbole, condita con una sapiente dose di ironia, è giustificata dal fatto che stiamo parlando della "Ferrari delle Ferrari", il massimo della tecnologia e dello stile messo su strada dalla Casa di Maranello ogni dieci anni (o quasi); un pò come fanno i produttori di Bordeaux con i loro "Premier Cru". E' un cammino che negli ultimi anni è stato percorso dall'ultima Enzo (appena 400 esemplari, dal 2002), che ha ripreso l'eredità della F50 (prodotta in 349 esemplari dal 1995 al 1997), della F40 (prodotta in 1.337 unità dal 1987 al 1998) e ancor prima dalla 288 GTO (272 esemplari nel 1984-85). Insomma, stiamo parlando del modello di Ferrari più rappresentativo ed iconico di ogni decade ed è facile capire perché il suo battesimo rappresenti una sfida carica responsabilità.

UNA TRADIZIONE "COMPLICATA"
Quando Montezemolo dichiara che "la parte più difficile nella progettazione della nuova Enzo non riguarda l'aspetto tecnico, ma quello legato al nome" non scherza affatto. Innanzitutto perché il nome più importante a Maranello lo hanno già speso, ovvero quello del fondatore del marchio, Enzo. E la tradizione Ferrari è quella di non chiamare mai esattamente allo stesso modo due novità. Ad esempio, la 599 GTO del 2010 non è l'erede diretta del 250 GTO del '62. Ed è sempre nella storia di Maranello che si colgono quei nomi pieni di significato che elevano a mito alcune supercar (pensiamo anche alla Dino). come nel caso della "California", un mercato di riferimento (la parola California venne scelta per la prima volta a cavallo tra gli Anni '50 e '60 per sottolineare che gli Stati Uniti d'America erano diventati un mercato di grande interesse per il Cavallino Rampante). Guardando infatti alla dicitura ufficiale, come leggiamo sul sito media Ferrari, questo è l'unico caso in cui il nome della marca segue quello del modello: è Enzo Ferrari e non Ferrari Enzo.

AL NOME CI PENSANO LORO
La complessità creativa della sfida non dovrebbe comunque spaventare il marketing di Maranello. Un'altra regola non scritta in Ferrari, infatti, è quella di non affidarsi mai alla consulenza di società esterne specializzate in naming di automobili. Ma noi l'abbiamo fatto per approfondire il tema con una società che nel settore è leader a livello internazionale. Abbiamo chiesto a Gianluca Billo, Amministratore Unico Nomen Italia, di spiegarci meglio alcuni aspetti di questo "modo", dietro cui c'è un business milionario, e di proporre soluzioni, suggerendo a Maranello come chiamare l'erede di quel mito che è adorato anche da Sergio Marchionne.

Il 2012 è l'anno in cui Ferrari lancerà la nuova Enzo, ma come ci ha confermato Montezemolo, l'aspetto più difficile riguarda il nome. Quali criticità quindi si nascondono dietro ad un'operazione di naming?
Le criticità generali si possono riassumere in 3 punti: coerenza con il brand di riferimento (la sua storia, il suo target, il suo carattere, il suo stile, la sua immagine); efficacia linguistica (memorabilità, impatto, distintività, assenza di chiari rimandi a parole di significato sgradevole, quando il nome viene esportato nel mondo); registrabilità del nome come marchio e difendibilità legale. La necessità di tenere conto di tutti e tre gli elementi genera sempre grandi difficoltà, in tutti i settori.

Perché secondo lei Ferrari tiene a non appaltare a società esterne un compito come questo?
Spesso il nostro compito è quello di inventare nuovi nomi, siamo conosciuti per questo. Ferrari, come lei ha detto sopra, ha sempre utilizzato nomi che hanno un forte legame con la storia della Casa, siano essi geografici o personali. Non credo che un nome "inventato" possa essere la strada creativa giusta per un'automobile Ferrari.

Se potesse dare un suggerimento al management Ferrari sulla scelta, che alternative proporrebbe?
Più che alternative di nomi proporrei di continuare la ricerca all'interno della tradizione della Casa automobilistica. Solo il tempo può esprimere e dare forma al lusso, non c'è lusso senza radici. Riconosco che non c'è niente di più importante del nome del fondatore, nella storia di un'azienda. Ma chissà, scavando nell'eredità Ferrari forse si può ancora trovare qualcosa di interessante.

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Tag: Curiosità , Ferrari , auto europee , francoforte , VIP , auto storiche


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