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pubblicato il 16 settembre 2011

Aumento di IVA e IPT: cosa cambia per l'automobilista

Da sabato 17 settembre molti rincari e poche scappatoie

Aumento di IVA e IPT: cosa cambia per l'automobilista

Da sabato 17 settembre scatta per gli italiani l'aumento dell'IVA, che passa dal 20% al 21%, portandosi dietro l'aumento del prezzo di ogni genere di bene. Aumenta tutto: dall'acqua minerale al sapone per i piatti, dagli alimenti alle bollette, passando ovviamente per il prezzo di mantenimento o acquisto di un'auto. Si salvano solo il pane, il latte e i pomodori su cui resta un'aliquota fissa del 4%. E per gli automobilisti c'è anche un'altra stangata: l'aumento dell'IPT, ovvero della tassa provinciale di trascrizione che si paga nel momento di acquisto di una vettura (nuova o usata) e che non è più fissa, ma variabile in base ai kW. Un aumento che solo sul fronte dell'IVA determinerà un aggravio di costi per gli italiani di quasi 220 euro per ogni auto acquistata (435mln di euro all'anno), dice Federauto. E non parliamo di carburanti, pedaggi o parcheggi. Qui la stima è difficile perché varia dalle Alpi alla Sicilia, ma è ovvio che, con l'aumento dell'IVA, si dovrà fare i conti anche con questo, e con l'affitto di un garage, se non se ne possiede uno.

IVA AL +21%, UN 1% CHE PESA COME UN MACIGNO
Le spese per l'auto pertanto aumentano da ogni punto di vista, compreso quello dell'acquisto, sebbene non sia ancora chiaro se il rincaro dell'IVA peserà da subito sull'automobilista o se le case o i concessionari si faranno carico della differenza per sostenere le vendite almeno per un periodo. Guardiamo ad Opel per esempio. Il marchio tedesco ha comunicato ieri che chi acquisterà un'auto entro settembre non dovrà preoccuparsi dell'aumento dell'IVA. Ed il suo esempio potrebbe essere seguito da altri costruttori. Tuttavia le case non possono farsene carico per sempre e l'automobilista pagherà quel 21% di IVA. Questo significa che, per esempio, comprando un'utilitaria da 10.000 euro circa, come può essere una Fiat Punto, che è l'auto più venduta in Italia, si pagheranno 100 euro in più di IVA (2.100 euro anziché 2.000) e per una sportiva da 100.000 euro, come una Porsche 911, il discorso si moltiplica: 1.000 euro di IVA in più.

L'IPT NON E' PIU' FISSA, MA VARIABILE IN BASE AI KW
Il capitolo IPT è più delicato, perché l'importo fisso finora compreso tra i 151 euro e i 196 euro, a seconda della provincia e con la possibilità per ogni amministrazione locale di aumentarla fino al 30% rispetto all'importo base, diventa variabile al di sopra dei 53 kW. Quindi: fino ai 53 kW l'IPT resta quella attuale, al di sopra l'imposta è proporzionale alla potenza ed è compresa, sempre a discrezione delle province, tra i 3,5119 euro/kW e i 4,5655 euro/kW. Facciamo un esempio: per una Hyundai ix20 1.4 CRDi (66 kW, 90 CV) l'aumento sarà del 35% circa, per supercar del calibro Lamborghini Aventador (515 kW, 700 CV) di oltre il 1000%. Per quanto concerne poi gli aumenti tariffari che ciascuna Provincia può disporre, è da notare che questi sono stati già varati negli anni passati dalle amministrazioni Provinciali. Così, ad esempio, fa sapere l'ACI che l'aumento è del 25% per Crotone, Lecco, Messina e Sondrio; del 29% per Vercelli; del 26% per Perugia. La maggior parte delle Province hanno deliberato un aumento del 30% (ben 50 Province, nella misura di 4,56 euro per kw) e del 20% (45 Province, nella misura di 4,21 euro per kw). Nessun aumento, invece, per sei Province: Aosta, Bolzano, Prato, Trento, Brescia e Firenze.
Restano infine escluse da quest'ultima manovra finanziaria le Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta) e le Province autonome di Trento e Bolzano.

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Tag: Attualità , ipt , tasse


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