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pubblicato il 9 settembre 2011

La Cina vuole i segreti della Chevrolet Volt

Battaglia diplomatica sulle tecnologie dell’auto elettrica

La Cina vuole i segreti della Chevrolet Volt
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La Cina starebbe facendo pressione su General Motors per avere i segreti tecnologici della Chevrolet Volt subordinandovi la concessione dei corposissimi incentivi statali destinati alle auto elettriche. La notizia è riportata dal quotidiano "International Herald Tribune" secondo il quale il governo di Pechino vorrebbe che Detroit utilizzasse almeno una delle tecnologie utilizzate sulla Chevrolet Volt per costruire una vettura in Cina attraverso una delle joint-venture che GM ha in loco.

INCENTIVI PER TECNOLOGIE
La disputa arriva mentre la casa americana sta facendo pressioni sul governo cinese affinché la Volt, la cui commercializzazione inizierà in Cina entro la fine dell'anno, abbia il bonus di 123mila yuan (pari a circa 19.300 dollari o 13.900 euro) per auto finora previsto per auto elettriche, ibride plug-in e a idrogeno prodotte in Cina. La risposta del governo locale appare dunque in linea con i principi del programma di incentivi, ma smaschera evidentemente la volontà di trasferire tecnologie avanzate verso l'industria cinese. Ovvio che General Motors, che produce la Volt e la cugina Opel Ampera ad Hamtrack, nel Michigan, non ci sta e si appella al World Trade Organization al quale la Cina stessa aderisce e le cui regole vietano espressamente che uno stato discrimini in modo diretto o indiretto la commercializzazione di un bene prodotto all'estero, tantomeno che questa sia subordinata alla sostanziale cessione di una proprietà intellettuale. Secondo l'International Herald Tribune il governo cinese avrebbe fatto sapere a GM che le tecnologie "interessanti" riguarderebbero il motore elettrico, la batteria con tutti i sistemi di controllo e l'elettronica di potenza. Insomma le tecnologie chiave dell'auto elettrica o elettrificata per le quali le case stanno spendendo interi patrimoni perché ritenuti asset strategici.

UNA BATTAGLIA COMMERCIALE E DIPLOMATICA
La questione è già arrivata ai massimi vertici diplomatici e rappresenta un tema sensibile tanto che le bocche rimangono cucite in vista di colloqui già fissati tra rappresentanti del governo statunitense e Pechino. Le altre case estere presenti in Cina che producono - o si apprestano a farlo - auto elettriche tacciono, ma fanno attività di lobby presso i rispettivi governi e secondo l'International Herald Tribune a livello diplomatico ci sarebbe già stata più di qualche protesta informale sulla questione. A fare gola a tutti è naturalmente l'enorme mercato cinese e la possibilità di entrarvi anche con le proprie auto elettriche mantenendo il proprio vantaggio competitivo e accrescendolo. È infatti chiaro che, se il mercato dell'elettrico decolla in Cina grazie a incentivi così forti, le aziende che vendono accumulerebbero economie di scala che potrebbero essere riversate anche sugli altri mercati. In poche parole: se la Chevrolet Volt vendesse tanto in Cina, potrebbe costare meno anche negli USA o in Europa e dare più profitti perché costerebbe meno produrla.

LA CINA È INDIETRO, ANCHE NELL'ELETTRICO
Questa disputa dimostra, ad ogni modo, che l'industria automobilistica cinese nutre grandi ambizioni ed è ancora molto indietro rispetto a quella tradizionale anche per quanto riguarda l'auto elettrica e le batterie. Questo contraddice la ridda di voci che voleva invece la Cina persino in vantaggio su Europa, USA, Giappone e Corea. Recentemente, a domanda, uno dei massimi vertici di Bosch aveva risposto: "Crediamo che la tecnologia cinese per le batterie destinata alle auto sia sopravvalutata". Il riferimento è alle famose batterie al ferro della BYD, azienda che vende la propria e6 in Cina, ma che, dopo molteplici annunci e apparizioni nei saloni, non ha messo in commercio una sola vettura elettrica al di fuori della Grande Muraglia. Problemi di omologazione legati ad aspetti generali della vettura o invece timore che il bluff venga scoperto? Il sospetto è che l'interesse che questo non accada sia non soltanto cinese, visto che uno degli azionisti di BYD, con un investimento 232 milioni di dollari, è un certo Warren Buffett, noto per il suo patrimonio piuttosto che per i suoi occhi a mandorla. Di certo, nessuno ha voglia di pestare i piedi alla Cina. Il problema ora è come tutelare la propria tecnologia e, se ora tocca General Motors e l'automobile, domani potrebbe riguardare altri settori merceologici ad alto contenuto aggiunto sul quale le economie occidentali vogliono evidentemente mantenere i loro vantaggi storici.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , auto cinesi , auto elettrica , cina


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