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pubblicato il 9 settembre 2011

Pneumatici, ora il contributo ambientale è trasparente

E' entrato in vigore l'obbligo di specificarlo in fattura

Pneumatici, ora il contributo ambientale è trasparente

La riforma del sistema di recupero dei pneumatici fuori uso (PFU) entra nel vivo. Da ieri tutti i cittadini che acquistano un pneumatico delle sei aziende socie di Ecopneus (Bridgestone, Continental, Goodyear-Dunlop, Marangoni, Michelin, Pirelli) possono vedere indicato in modo chiaro e trasparente in fattura o sullo scontrino fiscale il contributo ambientale che copre i costi di gestione e recupero dei pneumatici fuori uso. In pratica quello che inizialmente era stato erroneamente descritto da alcuni giornali come "una nuova tassa". Giovanni Corbetta, il direttore generale di Ecopneus, aveva spiegato ad OmniAuto.it che invece questo questo costo era già normalmente inserito nel prezzo del servizio di sostituzione del pneumatico e che con la nuova disposizione normativa (il Decreto Ministeriale 82 dell'11 aprile 2011, in vigore dal 9 giugno scorso) scattava solo l'obbligo di segnalarlo in maniera visibile. Questo serve a migliorare il recupero degli PFU.

LA NORMATIVA
Per il 2011 la normativa impone ai produttori e importatori è di recuperare il 25% del quantitativo di pneumatici immessi al consumo nel 2010, mentre l'obiettivo finale della normativa è quello di intercettare (dal 2013 in poi) il 100% dei pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia, eliminando flussi illegali e non controllati che rappresentano un danno per l'ambiente e il paesaggio e un grave rischio per le popolazioni, in caso di incendio. Fino ad oggi infatti circa il 20% degli oltre 380.000 tonnellate di pneumatici che ogni anno in Italia arrivano a fine vita veniva raccolto ed avviato ad impianti per il recupero del materiale, circa il 50% finalizzato a recupero energetico e il 25% si immetteva in circuiti non controllati, facendo sì che se ne perdessero le tracce.

A COSA SERVE IL CONTRIBUTO AMBIENTALE
Il contributo ambientale, scorporato in fattura, controllabile e tracciabile in ogni suo passaggio, serve esclusivamente a coprire i costi di gestione dei PFU. Ecopneus specifica in una nota gli obiettivi: lotta alle speculazioni ed alle pratiche illegali; lotta alle discariche abusive e incontrollate di PFU, con la riduzione dei costi necessari per la bonifica delle zone contaminate, che ricadono sui cittadini; riduzione dei rischi di incendi incontrollati dei depositi abusivi di pneumatici, difficilmente domabili e che causano la dispersione di sostanze nocive nell'aria e di percolati nel suolo; creazione di un sistema industriale e promozione di un'economia del riciclo che porterà sviluppo economico e nuova occupazione.

I PROTAGONISTI
La gestione dei pneumatici fuori uso è affidata ad Ecopneus, società senza fini di lucro che ne garantisce la raccolta, il trattamento e il recupero. Con la definizione del contributo ambientale prende quindi il via il ritiro dei PFU da parte di Ecopneus presso oltre 30.000 tra gommisti, autofficine, sedi di flotte di veicoli su tutto il territorio nazionale e il successivo invio agli impianti per il trattamento. E' dunque da oggi possibile per gli operatori del ricambio registrati ad Ecopneus, richiedere il ritiro gratuito dei PFU inserendo la richiesta sul sito www.ritiropfu.it. Per chi, invece, non ha ancora effettuato la registrazione può farlo sul sito www.ecopneus.it, dove si possono trovare tutte le informazioni per gli operatori del settore e le informazioni sul recupero del materiale. Nelle prossime settimane verrà inoltre completata la procedura relativa alla partecipazione ad Ecopneus di altri produttori e importatori soggetti all'obbligo, oltre alle 6 principali aziende socie fondatrici.

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Tag: Attualità , pneumatici


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