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pubblicato il 16 giugno 2006

Al volante della Chevrolet Captiva

Al volante della Chevrolet Captiva
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In Polonia, ai Mondiali di Sci nordico del 1962 disputati a Zakopane, furono assegnate per la prima volta le medaglie per il salto dal trampolino lungo. Chissà se la Chevrolet ha scelto questa cittadina dei monti Tatra come location per la presentazione della Captiva proprio rifacendosi a quell'evento. Viene infatti naturale accostare il salto del trampolino al lancio sul mercato del nuovo modello ed il debutto della specialità olimpica a quello assoluto della motorizzazione a gasolio su un modello della Casa americana.

Sono trascorsi tre anni da quando il gruppo General Motor ha scelto di sostituire il marchio Daewoo con quello ben più prestigioso di Chevrolet, nell'intento di cambiare radicalmente l'immagine della produzione di matrice Coreana, portandola ad un livello più elevato.
Perché ciò possa verificarsi con successo, c'è bisogno innanzitutto di modelli completamente nuovi associati anche ad una qualità nettamente superiore a quella degli ultimi anni.
Nel tempo solo la concomitanza di questi due fattori farà si che il marchio Chevrolet, nella mente dei possibili acquirenti europei, possa sdoganarsi completamente da quello coreano.
E con il SUV Captiva il primo passo è stato fatto... e che passo!

Innanzitutto la vettura è bella, ed è una dote che non può mancare se si vuole ambire a determinati traguardi. Lo è al primo impatto e continua ad esserla anche dopo averla analizzata con occhio critico. Una bellezza "importante", che trasmette sensazioni di solidità ed equilibrio generali.
Ma non fine a se stessa, in quanto non fa altro che rappresentare all'esterno tutti gli importanti contenuti tecnici che fanno parte del Dna della Captiva.
Un'importanza che ritroviamo anche all'interno: fa piacere sedersi ed osservare quanta cura è stata profusa per dare un aspetto appagante ad ogni singolo componente dell'abitacolo, a cominciare dai sedili per finire ai vani portaoggetti, che sono tutti rivestiti internamente per evitare che quanto depositato al loro interno provochi fastidiosi rumori durante la marcia.

L'auto è equipaggiata con due motorizzazioni: il 2.4 benzina 4 cilindri da 136 Cv a 5.000 giri e coppia max. di 220 Nm a 2.200 giri e, novità assoluta, il 2.0 Turbodiesel 4 cilindri common rail da 150 Cv a 4.000 giri e coppia max. di 320 Nm. Prestazioni: 183 km/h. di velocità massima, accelerazione 0-100 km/h. in 11,5 secondi per il benzina, mentre per il diesel sono dichiarati 186 km/h. e 10,6 secondi.
Questa primo contatto ha evidenziato un comportamento stradale ampiamente soddisfacente sotto ogni punto di vista. La Captiva si guida facilmente in qualsiasi situazione e abbiamo avuto modo di constatare come l'assetto rappresenti un giusto compromesso fra le esigenze della conduzione su strade asfaltate e quelle di qualche escursione off- road, affrontata con disinvoltura grazie anche alle ottime capacità di assorbimento delle sospensioni.
Sterzo e cambio assolvono egregiamente ai loro compiti: leggero e privo di reazioni il primo, con margini di miglioramento nella prontezza di risposta, preciso e rapido negli innesti il secondo.
Com'era facilmente prevedibile il motore che più ci è piaciuto è stato quello a gasolio, per maggior godibilità e prontezza di risposta ad ogni regime, oltre che, evidentemente, per i costi di gestione più contenuti.

I prezzi partono da 25.700 Euro per la versione LS 2.4 benzina fino a raggiungere i 33.500 Euro della 2.0 VCDi LTX, accessoriata in maniera veramente completa e con gli unici optional disponibili rappresentati dalla vernice metallizzata (500 EURO) e dal cambio automatico (1.500 EURP).

In vendita dal mese di Luglio, siamo sicuri che per motivi diversi turberà i sonni dei concorrenti e di quanti vorranno entrarne in possesso.

Autore: Giovanni Ceccarelli

Tag: Novità , Chevrolet


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