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pubblicato il 16 agosto 2011

Ricorsi contro le multe? Da incubo

Sale a 37 euro la tassa per ricorrere. E c’è in progetto una riforma…

Ricorsi contro le multe? Da incubo

Durante questi giorni di vacanza fate ancora più attenzione alle multe. Se vi ritrovate con una multa illegittima sappiate che è ancora più costoso fare ricorso al Giudice di pace: anziché 33 euro, ora ne servono 37 per opporsi a un verbale (di importo inferiore a 1.033 euro). È il contributo unificato, ossia la tassa sul ricorso da versare allo Stato. Davvero una batosta per i cittadini, se si pensa che una classica contravvenzione come il divieto di sosta è di 38 euro: diventa improponibile ricorrere pagando subito 37 euro per un'ammenda di un euro in più.

GUAI A CATENA
Il fatto è che la "soluzione Giudice di pace" sarebbe teoricamente da preferire a quella del Prefetto, benché quest'ultima sia gratuita. In entrambi i casi, il ricorso va presentato (entro 60 giorni dalla notifica della multa) nella città dov'è avvenuta l'infrazione. Ma se il Giudice di pace respinge l'opposizione, il ricorrente pagherà la multa di importo originario; invece, se è il Prefetto a dire no, la sanzione raddoppia. Capite bene che l'automobilista, adesso più che mai, è in "trappola": o versa la tassa per il Giudice di pace o si espone al rischio del raddoppio dell'ammenda da parte del Prefetto.

IL MISTERO DEL DENARO
Altra faccenda non del tutto chiarita è la sorte della tassa di 37 euro. Ragionando in via ipotetica, chi perde il ricorso saluta per sempre il denaro versato allo Stato. Se vince, che fine fa il balzello? Dovrebbe essere restituito al legittimo proprietario dalla controparte: ossia dal Comune se la multa era stata data dalla Polizia municipale; dal ministero dell'Interno se il verbale era stato redatto dalla Polstrada. Tuttavia, la situazione è poco chiara, anche in merito ai tempi del rimborso della tassa.

TUTTO IN REGOLA
L'altra "sconfitta" per automobilisti è che la Corte costituzionale ha già dichiarato perfettamente legittima la tassa sul ricorso. Nonostante diversi avvocati, tramite i Giudici di pace, avessero sollevato questioni di legittimità costituzionale, reputando che il contributo unificato fosse lesivo del pieno diritto alla difesa.

FUTURO GRIGIO
Non è tutto. C'è in ballo la riforma del ricorso, che nei prossimi mesi potrebbe seguire il complicatissimo rito del lavoro. Col risultato di complicare la già farraginosa procedura burocratica, basata sul Codice di procedura civile. Se per ricorsi di valore importante è arduo difendersi da soli, in futuro potrebbe essere indispensabile avvalersi di un avvocato. Che di sicuro l'aiuto gratuito non lo fornisce: altri soldi da tirare fuori. Questa è la conseguenza possibile se l'attuale schema di Decreto legislativo (basato sulla delega della Legge 69/2009) divenisse realtà.

A CHI TOCCA COSA
Col rito del lavoro, addio alla indicazione generica sulla multa; ed ecco la necessità di indicare con precisione la controparte da chiamare in causa. E, una volta conosciuta la data dell'udienza, magari toccherebbe al cittadino sobbarcarsi l'onere di avvertire il Comune o il ministero dell'Interno.

Vedremo a breve quale sarà la sorte del ricorso. L'augurio è che non ci si basi sull'articolo 414 del Codice di procedura civile: "Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria del tribunale unitamente ai documenti che in esso sono indicati. Il giudice entro cinque giorni dal deposito del ricorso, fissa con decreto l'udienza di discussione alla quale le parti sono tenute a comparire personalmente: tra il deposito del ricorso e la data fissata dal giudice non devono trascorrere più di sessanta giorni. A cura dell'attore il ricorso e il decreto devono essere notificati al convenuto entro 10 giorni dalla pronuncia del decreto: tra la notificazione al convenuto e l'udienza di discussione devono comunque intercorrere più di 30 giorni".

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada


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