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pubblicato il 19 luglio 2011

C'è meno Fiat nella componentistica italiana

Ma gli investimenti esteri del Lingotto fanno crescere l'export della filiera automotive

C'è meno Fiat nella componentistica italiana

Le oltre 2300 imprese della filiera italiana della componentistica auto nel 2010 hanno realizzato nel 2010 fatturati per 42 miliardi di euro e occupato circa 169.000 addetti. Rispetto al 2009 il fatturato italiano è cresciuto dell'11,1%, recuperando l'86% dei ricavi precrisi, mentre quello piemontese, la regione d'Italia dove l'industria dell'auto è più radicata con circa 900 imprese e un fatturato pari a 22,8 miliardi, il giro d'affari è cresciuto del 16,4%, con un recupero del 90,6% rispetto al periodo precedente la crisi economica. Sono i dati della tradizionale indagine sul settore auto realizzata dalla Camera di commercio di Torino in collaborazione con ANFIA sulla base dei bilanci di 2.327 società di capitale di cui sono stati analizzati i ricavi.

L'EXPORT CHE TRAINA L'AUTOMOBILE
Fra le cause della ripresa delle imprese intervistate, quella più importante è stata la crescita delle alle esportazioni, che ha coinvolto quasi la metà dei rispondenti. Fra le imprese italiane intervistate, ben il 73% ha dichiarato di dovere una parte del proprio fatturato a clienti all'estero e quasi la metà degli esportatori del campione ha un fatturato che dipende per la metà o più da commesse oltre confine. Il riequilibrio non è avvenuto a beneficio di un maggior export verso i paesi Asiatici o del Nord America, dove le esportazioni negli ultimi anni sono rimaste sostanzialmente stabili. La crescita delle esportazioni piemontesi si è registrata più precisamente in Turchia, Polonia, Brasile, Russia, Serbia e Repubblica Ceca, tutti paesi (a eccezione della Repubblica Ceca) accomunati dalla significativa presenza produttiva del Gruppo Fiat. Anche i componentisti piemontesi hanno registrato un incremento del 25% delle esportazioni (che pari a 6,7 mld valgono il 41,1% del totale nazionale) e un recupero del 91% rispetto al 2008. Se l'Europa rimane l'area più importante per le destinazioni di parti e componenti della filiera regionale, paesi di importanza storica come Germania, Francia, Regno Unito e Spagna nell'ultimo decennio hanno perso progressivamente di importanza (dal 55% del totale all'attuale 40%).

LA FILIERA E LA FIAT "ESTERA"
La dipendenza da Fiat delle imprese italiane di componentistica appare leggermente ridimensionata rispetto all'anno precedente, a seguito dei risultati meno brillanti del Gruppo: se nel 2009 su 100 euro di ricavi, 63,2 erano dovuti a commesse verso il Gruppo Fiat, nel 2010 scendono a 56 euro. Questa riduzione è ancora più marcata per il Piemonte, dove il fatturato generato da commesse Fiat scende da 78,1 euro a 59 euro, cioè un -24,5% rispetto al 2009 a fronte del -11,4% registrato a livello nazionale. Gli affari però, ed anche grazie al Lingotto, si spostano sempre più verso l'estero. In Brasile, ad esempio, dove Fiat ha venduto 611.000 auto, confermandosi leader del mercato, con una quota pari al 23,1% (contro il 22,7% di Volkswagen ed il 21,2% di General Motors). Qui la quota delle esportazioni di componenti autoveicolari verso il Brasile sul totale nazionale del settore è cresciuta dal 2,9% del 2009 al 4,1% del 2010. Le esportazioni piemontesi di parti e componenti autoveicolari sono i due terzi circa di quelle nazionali (605 milioni di euro), tanto che il Brasile rappresenta per valore il quinto paese di destinazione delle esportazioni della filiera automotive regionale.

I TREND FUTURI
"La ripartenza del 2010 poggia ancora una volta sulla vocazione internazionale della componentistica italiana - ha dichiarato Mauro Ferrari, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA e Vice Presidente di ANFIA - che deve la sua crescita, anche nella prima metà del 2011, ai mercati di sbocco dell'area BRIC, dove ormai possiamo vantare anche una significativa presenza produttiva. Aumenta anche il peso dell'export verso Paesi dell'Europa orientale come Turchia, Repubblica Ceca e Polonia. Ricordo, inoltre, che l'export verso la Serbia - fortemente cresciuto nell'arco dell'ultimo quinquennio (2005-2010) - è previsto in crescita negli anni a venire in ragione degli investimenti recentemente effettuati da Fiat nel Paese. La ripresa, in generale, rimane lenta in Europa e in Italia, con volumi produttivi bassi anche nel 2011 ma, nel nostro Paese, avrà sicuramente un impatto determinante sulla produzione attesa per i prossimi anni il completamento del progetto Fabbrica Italia".

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Tag: Mercato , Fiat , unione europea , produzione , torino


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