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pubblicato il 18 luglio 2011

Fiat frena su Mirafiori e Grugliasco

La battaglia legale con i sindacati mette a rischio i SUV Alfa e le Maserati torinesi

Fiat frena su Mirafiori e Grugliasco

Ancora una volta la querelle con i sindacati mette a rischio gli investimenti di Fiat in Italia. Sabato è arrivata la sentenza del giudice di Torino sul ricorso presentato dalla Fiom per annullare la newco Fabbrica Italia: respinte tutte le richieste contrattuali del sindacato, ma allo stesso tempo dichiarato "antisindacale" il comportamento della Fiat. In pratica il tribunale non ha dato ragione solo ad una parte ed ha scontentato tutti, soprattutto l'azienda. Appresa la notizia, Sergio Marchionne ha dichiarato congelati gli investimenti a Mirafiori, dove con 1,3 miliardi di euro dovrebbero essere prodotti i nuovi SUV Alfa Romeo e Jeep, e alle Officine Automobilistiche ex Carrozzeria Bertone di Grugliasco (Torino), dove con 500 milioni di euro dovrebbero nascere le nuove Maserati. E' invece salva la nuova Fiat Panda, che - secondo i piani - sarà assemblata a partire dall'anno prossimo a Pomigliano d'Arco (Napoli), il primo stabilimento del Gruppo Fiat dove è stato applicato il nuovo contratto ed è partito il piano di sviluppo Fabbrica Italia.

MARCHIONNE PRENDE TEMPO
L'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, ha deciso di congelare gli investimenti in Italia in attesa di leggere le motivazioni della sentenza che saranno rese note entro 60 giorni. "Riteniamo necessario procedere a un accurato esame del provvedimento per valutare l'impatto della decisione del giudice sulla praticabilità del piano di investimento annunciato", dice un portavoce del manager, che considera la prima parte della sentenza chiara e la seconda "incomprensibile". "La prima parte - spiegano i legali - riconosce piena legittimità delle nuove regole pensate per lo stabilimento di Pomigliano che l'azienda ritiene indispensabili per poter competere in un mercato sempre più globalizzato. La sentenza ha riconosciuto la legittimità delle deroghe ai contratti collettivi nazionali e la validità dell'impegno del gruppo Fiat e delle quattro organizzazioni sindacali firmatarie. La Fiom, al contrario, ha il mito dell'intangibilità del contratto collettivo nazionale di lavoro che invece è stato demolito dal giudice". "Al contrario riteniamo la seconda parte della sentenza incomprensibile in quanto contrasta apertamente - dicono ancora gli avvocati - con l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori che sancisce il diritto di rappresentanza sindacale soltanto alle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il contratto".

SINDACATI SPACCATI
Più soddisfatti della sentenza sono i sindacati, che in alcuni casi gridano alla "vittoria", in altri frenano l'entusiasmo. C'è chi, come il segretario provinciale Fiom Napoli, Andrea Amendola, esulta per "la condanna del Lingotto per violazione all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori" e chi, come Crescenzo Auriemma, segretario regionale Uilm Campania, pone l'accento sul ruolo delle parti sociali e chiede alla Fiom di tornare "ad essere un sindacato, facendo valere le proprie ragioni al di fuori delle aule giudiziarie, con il ruolo che le compete". E intanto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, si sfoga e, in un'intervista su la Repubblica, dice: ''L'atteggiamento di Marchionne è insopportabile. Continuo a pensare che in realtà il mitico piano Fabbrica Italia non sia niente più che un'affermazione. Non c'è nulla di trasparente in questa vicenda. Ogni occasione è buona per Marchionne per ribadire che non è detto che rimanga in Italia. E' davvero un modo poco rispettoso di stare nel nostro paese. Le regole vanno rispettate e Marchionne non lo fa. La sua è una rincorsa infinita. Vorrei che i miei colleghi di Cisl e Uil non continuassero a chiudere gli occhi''.

IL GOVERNO A FIAT: "MANTENETE LE PROMESSE FATTE"
La posizione del governo sulla questione Fiat-Fiom si legge oggi su La Stampa tramite un'intervista al ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani. Quella di Torino è stata una sentenza "tutto sommato saggia - dice il rappresentante di Palazzo Chigi -. Ma adesso quello che mi interessa di più è che la Fiat prosegua nell'investimento nel Paese. Che mantenga le promesse fatte". Secondo il Ministro è improbabile che la Fiat possa essere indotta a non investire, anche perché la maggioranza dei lavoratori nei vari referendum ha dimostrato di accettare gli accordi di Pomigliano e Mirafiori. Anche il Sindaco di Torino Piero Fassino crede che la sentenza del tribunale riconosca di "più le ragioni di Fiat che quelle di Fiom". La newco di Pomigliano, e quindi indirettamente anche quelle di Mirafiori e dell'ex Bertone, è stata riconosciuta legittima dai giudici, pertanto - dice Fassino - "Fiat deve dare attuazione al piano d'investimenti in Italia".

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Tag: Mercato , produzione , lavoro


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