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Interviste

pubblicato il 13 luglio 2011

A tu per tu con Walter de Silva

Il Compasso d'Oro alla carriera racconta il suo mondo, le sfide, gli ostacoli

A tu per tu con Walter de Silva
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Ha iniziato a disegnare auto per lavoro a 21 anni presso il Centro Stile Fiat nel 1972 ed ha ancora l'entusiasmo di chi ha appena cominciato. Sorride quando parliamo di modelli, storce la bocca ripensando agli ostacoli che ha superato e si fa serio spiegando com'è cambiato il mondo del design automobilistico negli ultimi vent'anni. Però ti guarda fisso negli occhi se gli chiedi del futuro. E' in occasione della cerimonia di consegna del "Compasso d'Oro alla carriera" che incontriamo Walter de Silva, l'uomo che ha disegnato le Alfa Romeo 156 e 147, le Seat Leon, Altea e Toledo e che più di recente ha ottenuto il premio "L'auto più bella del mondo" per la Audi A6 e la Lamborghini Murcielago Roadster. Basta parlare con lui qualche minuto per capire che è per questa sua tenacia che l'ADI, l'Associazione Italiana del Design Industriale, gli ha riconosciuto un omaggio che viene conferito a personalità e aziende, italiane e internazionali, che si sono distinte nell'ambito del design per ricerca, insegnamento, produzione e distribuzione. A maggior ragione se esaltano il talento italiano all'estero.

Walter de Silva, un italiano Responsabile del design del Gruppo Volkswagen, ricordiamo le nuove Golf e Polo. Che cosa rappresenta per lei il "Compasso d'Oro alla carriera"?
"E' una forte emozione, perché è il mio Paese a darmi questo riconoscimento... vuol dire che il design non ha barriere, non ha confini. Il design è universale, l'ho sempre creduto e l'ho sempre pensato. In più la soddisfazione è grande perché sono uno degli ambasciatori del design all'estero. Io mi sento italianissimo, anche se lavoro per un'azienda straniera...".

Lei ha lavorato per molti marchi. Come si coniuga la creatività di un singolo al family feeling di case diverse?
"C'è una metodologia dietro tutto questo, chiaramente occorre calarsi molto nell'identità di marca. Calarsi molto 'nella' marca, calarsi molto 'nel' cliente... pensare sempre fortemente da dove si viene per guardare avanti, per cercare nuovi progetti. Guardare avanti significa ripercorrere la storia, ripercorrerla con grande intensità e grande passione e poi riproporla, ma mai in chiave retrò. La retrospettiva è un aspetto, ma in chiave moderna, avanzata".

Ricevendo il "Compasso d'Oro alla carriera" ha detto che già da domani inizia a lavorare ad un nuovo progetto. Di che cosa si tratta?
"Beh, noi abbiamo otto marchi automobilistici. Domani torno dai miei collaboratori ed è il momento di Volkswagen... è vero cominciamo un altro progetto, perché il nostro gruppo - solo per dare un'idea a chi legge le mie parole - sta lavorando in questo momento a centinaia di progetti. Io ne ho sul tavolo circa 140-150. Quindi domani mattina ce n'è uno nuovo che si protrarrà nei prossimi quattro o cinque anni".

Alle sue spalle ci sono 40 anni di esperienza, come è cambiato il mondo del design automobilistico da quando ha cominciato?
"E' cambiato moltissimo, specialmente negli ultimi dieci anni. Oggi non si pensa più a un veicolo o ad un'automobile sola, si pensa a famiglie di automobili. Quindi si pensano sinergie molto spinte, dove l'aspetto estetico e la diversità sono fondamentali. Questo è un primo aspetto. E' cambiato perché si gioca sul mercato e su una platea mondiale, quindi bisogna in qualche modo anche lavorare pensando che non è un lavoro soltanto per le nostre città e la nostra Europa. Ed è cambiato moltissimo perché le normative, le restrizioni ed i problemi anche legati come tutti ne parlano all'ambiente hanno cambiato le specifiche del progetto. Per cui oggi i limiti sono altissimi, enormi e per poterli superare bisogna essere molto molto creativi".

Mercato internazionale e concorrenza sempre più agguerrita, pensiamo alle coreane. Allo scorso Salone di Ginevra l'abbiamo incontrata insieme al suo team e all'ad del Gruppo Volkswagen, Martin Winterkor, allo stand Hyundai...
"C'è sempre da imparare dagli altri, nel senso che non bisogna mai abbassare la guardia, mai essere presuntuosi. Bisogna sempre capire che il lavoro degli altri. Dopodiché questo non vuol dire che bisogna essere dei followers, cioè non bisogna seguire gli altri. Noi cerchiamo la nostra identità, la nostra unicità, il nostro modo di essere, però stiamo molto attenti. Abbiamo la guardia molto in alto perché sappiamo che la concorrenza è fortissima, è durissima... ed è una caratteristica del mio Gruppo: non ci piace arrivare mai secondi".

Un'altra caratteristica del Gruppo Volkswagen è che riesce a prendere l'eccellenza italiana. Prima lei, poi Giugiaro...
"Beh noi, lo ha detto l'ADI, rappresentiamo l'eccellenza nella creatività e nel design. E' ovvio che un Gruppo così forte come il Gruppo Volkswagen non può esimersi da questo. Il fatto è che lavorare con loro è molto interessante ed oserei dire molto piacevole, io sono 15 anni che lavoro con loro, e soprattutto c'è alla base un aspetto che per me è fondamentale: la fiducia e la concretezza nel fare le cose. E questo ti ripaga di tutto e di tutti gli sforzi ed i sacrifici fatti in tanti anni di carriera".

Ha dovuto superare molti ostacoli?
"Quotidianamente, ancora adesso. Gli ostacoli ci sono ogni volta che presentiamo un nuovo lavoro, un nuovo modello, siamo di fronte ad una decisione. E' un altro esame. Siamo arrivati a 40 anni di lavoro e gli esami ricominciano domani mattina. E' normale che sia così ed è anche vero che è importante, in tutto questo contesto, trasmettere e trasferire ai giovani la propria conoscenza, la propria esperienza, la propria personalità e non chiuderla in un cassetto, perché sarebbe un danno per loro, ma un danno anche per chi crede in questo mondo del progetto e della creatività".

Che cosa può dire ad un giovane appassionato di auto che sogna di fare della sua passione un lavoro?
"Di non deludersi mai. Di non mollare mai, mai, mai, mai. Perché i successi non arrivano dopo 15-25, ma dopo 25-30 anni. Se non ha mollato e se ha fatto il suo lavoro con serietà credendo in quello che voleva fare, qualcuno si accorgerà di lui".

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