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pubblicato il 12 luglio 2011

La fiscalità frena la ripresa del noleggio

ANIASA denuncia una minore competitività delle aziende italiane rispetto a quelle Ue

La fiscalità frena la ripresa del noleggio

Il mercato dell'auto nuova in Italia continua a soffrire la crisi, mentre l'usato così come il noleggio hanno incominciato a riprendersi. Tuttavia è proprio da quest'ultimo settore che arriva un grido d'allarme. Il noleggio sembra ormai aver superato la fase più critica grazie ad un primo trimestre 2011 positivo (immatricolazioni: +38,5%, fatturato pressoché stabile e flotta circolante: +1%), tuttavia la fiscalità ne sta rallentando la ripresa. "Il persistente disallineamento rispetto all'Europa del trattamento fiscale nazionale dell'auto aziendale (e del noleggio in particolare), oltre all'imminente manovra sull'Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT), rischiano di compromettere lo sviluppo del settore", dice Paolo Ghinolfi, Presidente di ANIASA (l'Associazione Nazionale Industria dell'Autonoleggio e Servizi Automobilistici di Confindustria).

TASSE PENALIZZANTI
Il trattamento fiscale italiano, dice ANIASA, è fortemente penalizzante. Esso produce condizioni di minore competitività per le aziende italiane rispetto a quelle europee, che sopportano costi inferiori (i trasporti rappresentano il 6-8% dei costi complessivi aziendali) su un bene rilevante quale il parco auto. "Su questo quadro già a tinte fosche andrà presto (probabilmente già a fine mese) a impattare pesantemente anche la 'mazzata dell'IPT', di cui pochi parlano pubblicamente, e che comporterà maggiori oneri per tutti gli automobilisti e, in particolare per il nostro settore. Abbiamo stimato maggiori oneri diretti (derivanti da nuove immatricolazioni) e indiretti (da vendita usato) per il settore per oltre 60 milioni di euro", dice Ghinolfi. L'ANIASA sta quindi lavorando su più fronti per far sì che l'Italia si allinei all'Europa. Per farsi un'idea della distanza esistente l'Associazione chiama in causa la detraibilità IVA dei costi di noleggio che per le aziende clienti è ferma al 40%, rispetto al 100% del resto d'Europa e, al contempo, la possibilità di deduzione dei costi è ben al di sotto della media dell'Unione.

COSA FARE
Per raggiungere il suo obiettivo l'ANIASA si sta muovendo su due fronti. Insieme alle altre Associazioni della filiera dell'auto, è stato attivato presso il Ministero dell'Economia un tavolo tecnico sull'IPT e nel frattempo è stato attivato un canale di comunicazione con la Commissione per l'Attuazione del Federalismo. L'Associazione ha anche chiesto al Ministero dell'Economia di aggiornare il tetto di costi deducibili fermo al 1997, applicando almeno la rivalutazione Istat. "Consci delle necessità di bilancio, avanziamo una proposta a invarianza di gettito per le Casse dello Stato", si legge nella nota, che spiega come tale modifica della deducibilità incentiverebbe un maggior uso delle company car, funzionando da leva fiscale e, spostando le immatricolazioni dal mercato dei privati a quello aziendale, avrebbe il pregio di aumentare la velocità del rinnovo del parco auto circolante. I privati, infatti, cambiano mediamente l'auto ogni 7 anni, mentre le aziende rinnovano il parco mediamente ogni 48 mesi. Da prime analisi dell'Associazione questa accelerazione produrrebbe evidenti benefici non solo in termini di minori emissioni inquinanti e maggiore sicurezza sulle strade, ma specialmente maggiori introiti per l'Erario derivanti dall'aumento delle immatricolazioni di auto aziendali (circa +50mila annue), la cui tassazione ordinaria, peraltro, bilancerebbe ampiamente l'agevolazione fiscale proposta. "Ci aspettiamo - ha concluso Ghinolfi - che le Istituzioni valutino attentamente la nostra proposta. Va superato lo stereotipo che associa l'auto aziendale al fenomeno evasione fiscale".

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Tag: Mercato , immatricolazioni


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