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pubblicato il 8 luglio 2011

Riforma carburanti, perché alcuni gestori non sono d'accordo

Abbiamo dato voce a chi propone un'alternativa

Riforma carburanti, perché alcuni gestori non sono d'accordo

La rete di distribuzione dei carburanti in Italia è stata appena riformata, con l'obiettivo - dice l'esecutivo - di abbassare i listini. Sembra un controsenso, vista la recente stretta sull'auto, con l'aumento di assicurazione, accise sui carburanti e riforma dell'IPT, tuttavia a Palazzo Chigi promettono che la manovra "aiuterà" a tagliare i prezzi. Ma non tutti i gestori ci credono, anzi. Come vi abbiamo già spiegato un'alternativa è proposta da "Libera la Benzina!", un progetto appoggiato trasversalmente anche in Parlamento. Per capire meglio di cosa si tratta e perché si è creata questa divisione tra gestori (favorevoli e contrari) e tra politici (sostenitori della riforma o oppositori) abbiamo rivolto alcune domande a Faib Confesercenti-Fegica Cisl, i rappresentanti dell'alternativa.

Il sottosegretario Stefano Saglia in una recente intervista a "La Stampa" ha detto che nel luglio 2010 si era arrivati a un testo ampiamente condiviso, "ma due sindacati dei gestori su tre - Faib Confercenti e Fegica-Uil, minoritari rispetto alla Confcommercio - avevano minacciato lo sciopero e ci avevano costretti a desistere. Ora l'abbiamo riproposto, sperando che prevalga la ragionevolezza". Perché quel testo sarebbe valso uno sciopero?
"Lasciando andare le considerazioni ridicole sul livello di rappresentatività delle diverse rappresentanze sindacali -che, comunque, danno l'idea dello stile e del pressapochismo del politico- il sottosegretario mente sapendo di mentire. Prova ne sia il fatto che lo sciopero a cui fa' riferimento era stato indetto anche dalla Confcommercio. Nel merito e in estrema sintesi, i testi a cui, per buona parte, ha lavorato Saglia in questi anni, compreso quello inserito al'improvviso e con il favore dell'"oscurità" nel decreto, non hanno alcuna ambizione di arrivare ad una vera riforma della distribuzione carburanti per rendere il mercato trasparente e competitivo e consegnare ai consumatori prezzi più contenuti. Il solo obiettivo a cui, in realtà, ha sempre teso è stato quello di nascondere dietro annunci di facciata -allo scopo di contenere le giuste denunce di consumatori e opinione pubblica- la conservazione delle ingenti rendite di posizione esistenti e, semmai, risolvere qualche problema di dettaglio posto insistentemente dai petrolieri. La ferma contrarietà di Faib Confesercenti e Fegica Cisl, quindi, è assolutamente coerente con le posizioni assunte in precedenza. Altri, semmai, hanno cambiato radicalmente opinione, per ragioni che, francamente, non è appassionante andare a rimestare".

Qual è l'obiettivo di "Libera la Benzina"? E quali vantaggi offrirebbe agli automobilisti rispetto alla riforma appena approvata?
"Innanzi tutto quella contenuta nella manovra non è affatto una riforma. Tentare di far credere che rafforzando le posizioni dei petrolieri e imponendo l'apertura di qualche self service si chiudano d'incanto 13000 impianti -come afferma Saglia sfidando il grottesco- o si abbassino di colpo i prezzi dei carburanti, è un insulto all'intelligenza e al buon senso. Sia sufficiente accennare appena al fatto che già oggi quasi il 90% degli impianti è dotato di "macchinetta" self service e il 60% mette a disposizione dell'automobilista la scelta tra la modalità di rifornimento in servito o in self service. Addirittura Eni, il leader del mercato, dichiara l'80% delle sue vendite avvenire già oggi in self service. Il punto che un Governo responsabile di un Paese moderno dovrebbe porsi è quello di realizzare le condizioni e fissare le regole base per la costituzione di un mercato aperto, libero, concorrenziale. Proprio questo è l'obiettivo del progetto "Libera la benzina!" che non è frutto delle fisime di "sindacati minoritari", ma è il progetto di riforma al quale hanno deciso di dare il loro sostegno intere Confederazioni sindacali del lavoro dipendente, la CISL, e del commercio, la CONFCOMMERCIO; molte tra le più importanti associazioni dei consumatori, ADICONSUM, ADOC, ADUSBEF, FEDERCONSUMATORI; catene cooperative della grande distribuzione come CONAD; e, infine, 100 tra Deputati e Senatori, appartenenti a tutti i gruppi parlamentari sia di maggioranza che di opposizione. Tra questi due Presidenti di Commissioni e due ex sottosegretari che hanno preceduto Saglia nel ruolo che lui ora ricopre. Senza contare che la stessa aula del Senato, lo scorso 18 maggio, ha approvato all'unanimità la relazione della speciale Commissione, istituita per vigilare sulla dinamica dei prezzi, che individua in questo progetto di legge (e non altri) le soluzioni per affrontare e risolvere gli atavici problemi di un mercato sotto stretto controllo, "dalla culla alla tomba", da poche aziende petrolifere".

Il decreto firmato da Napolitano prevede che le compagnie petrolifere e i gestori possano stipulare contratti di nuovo tipo, per esempio il franchising. Secondo Saglia alcuni gestori preferiscono l'attuale formula del comodato "perché temono che altrimenti la compagnia diventi troppo forte e imponga loro condizioni svantaggiose". E' davvero così? Che cosa prevede "Libera la Benzina" su questo fronte?
"Che la compagnia petrolifera sia troppo forte rispetto ad un semplice gestore lo può immaginare chiunque, senza sforzo. Proprio per cercare di mitigare (non certo annullare) questa differenza, il legislatore ha previsto norme a tutela della parte contraente più debole e di interporre una contrattazione collettiva sindacale, alla stregua di quello che avviene, pur con tutti i limiti, per qualsiasi altro lavoratore. L'intervento del Governo non introduce il franchising, semplicemente cerca di cancellare quella funzione di interposizione e di tutela, lasciando alle compagnie petrolifere ed alle migliaia di retisti indipendenti presenti in Italia la più completa libertà di imporre ai gestori ciascuno il "proprio" modello contrattuale, durate, limiti ed obblighi compresi. "Libera la benzina!", al contrario, introduce un elemento di liberalizzazione ed uno di flessibilità nei contratti: il primo consente di sostituire l'unico contratto oggi disponibile con ogni altro -frinchising compreso- senza limitazione alcuna, fatto salva la necessità di essere "tipizzato", per gli elementi essenziali, a livello collettivo sindacale, come per ogni altro contratto di lavoro; il secondo consente, esaltando il valore della contrattazione di secondo livello, di adeguare e modellare il contratto alle specifiche esigenze di ciascuna realtà industriale e commerciale, allo scopo di rafforzare la competitività tra diverse aziende petrolifere".

Il vero sogno dei gestori è, come dice Saglia, "creare un mercato all'ingrosso dei carburanti"?
"Più che il sogno dei gestori, la creazione di un mercato all'ingrosso dei carburanti equo e trasparente è l'incubo dei petrolieri e, quindi, di Saglia. In un mercato all'ingrosso regolato e strutturato -come quello introdotto, per esempio, con importanti risultati nel mercato elettrico- dove si misurerebbero gli "scambi fisici" dei prodotti e non quelli "virtuali", dove i listini sarebbero pubblici e monitorati, le alchimie incomprensibili sulle quotazioni internazionali dei mercati finanziari -brent, platt's, ecc.- dietro le quali i petrolieri nascondono i loro veri guadagni e con le quali confondono le strategie di prezzo ai danni dei consumatori e della collettività, come la "doppia velocità" di adeguamento (veloce in salita, lentissima in discesa), si scioglierebbero come neve al sole. E li costringerebbe a misurarsi davvero con il mercato e la concorrenza".

Saglia dice che quest'ipotesi "non solo cozza con il contratto in esclusiva ampiamente diffuso nel Paese, ma è improponibile sul piano logistico, perché in Italia non esistono adeguati luoghi di stoccaggio e di distribuzione dei carburanti in quantità così elevate. Mica stiamo parlando del mercato delle vacche o del pesce!" Che cosa rispondete a questa provocazione?
"Saglia è abituato a improvvisare parlando di quel che non conosce, carburanti o vacche poco importa. Il progetto depositato alla Camera ed al Senato, lo ripeto, da 100 parlamentari, 30 dei quali appartenenti al suo stesso gruppo, prevede proprio al primo dei suoi articoli la costituzione di un "organismo centrale di stoccaggio" al quale sono chiamati a partecipare tutti gli operatori che anche attualmente stoccano e distribuiscono i prodotti. L'unica, ma fondamentale, differenza rispetto alla situazione presente è che questo consentirebbe l'accesso al mercato, anche a nuovi operatori, a condizioni certamente migliori -a tutto vantaggio dei prezzi e degli automobilisti- di quelle ora imposte dai petrolieri unilateralmente. Quanto al regime di fornitura in esclusiva bisognerebbe cominciare a dire che non può continuare ad essere considerato inamovibile. L'esclusiva sulla fornitura dei carburanti -unico prodotto ancora soggetto a tale vincolo- di cui si avvalgono le compagnie petrolifere che lo impongono ai propri gestori, è proprio l'elemento che impedisce a 23.000 impianti su 25.000 di praticare gli stessi prezzi bassi che, attualmente, gli automobilisti più fortunati trovano negli impianti "no logo" o sotto i supermercati. Non è un caso che uno dei capo saldi del progetto "Libera la benzina!" sia proprio la rimozione di tale anacronistico e anticoncorrenziale vincolo".

Se lo scenario fosse questo, Saglia si chiede "chi pagherebbe il marketing, le insegna e la pubblicità, tutti costi imprescindibili oggi a carico delle compagnie". E quindi chi pagherebbe?
"Saglia si pone, in modo diligente come gli è solito, un problema che sta molto a cuore ad alcune aziende petrolifere. Si consideri che la sola Eni investe centinaia di milioni di euro ogni anno in "comunicazione", nel senso più ampio possibile del termine. Ciò nonostante, come rilevano le statistiche riportate dai mezzi d'informazione di settore, le vendite della "rete Eni" sono, da tempo, in sensibile contrazione. E forse questo potrebbe più utilmente essere messo in relazione con il livello di prezzi imposti dal "cane a sei zampe" ai suoi impianti. Prezzi che, come denunciato anche con recenti interrogazioni parlamentari, negli ultimi mesi risultano essere in media stabilmente superiori non solo ai "no logo" -che pure Eni, in buona parte rifornisce- ma anche agli impianti "colorati" dalle altre petrolifere. Una situazione che lamentano con forza gli stessi gestori dell'Eni che il 14 luglio prossimo chiuderanno i loro impianti, appunto per protestare contro la politica di prezzi della compagnia "pubblica". Per altro verso, gli impianti "no logo", pur non spendendo un euro in "pubblicità", continuano ad aumentare il loro livello di vendite. Un fenomeno sotto gli occhi di tutti, ma che Saglia sembra ignorare. Ma per fortuna siamo ancora in una Repubblica parlamentare e nella capacità di analisi e giudizio del Parlamento noi continuiamo a confidare".

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Tag: Attualità , carburanti


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