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Retrospettive

pubblicato il 26 giugno 2011

Juan Manuel Fangio, "El Maestro"

Dagli allori alla rivoluzione cubana, piccola storia del più grande pilota della Formula 1

Juan Manuel Fangio, "El Maestro"
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Il 24 giugno 1911 di un secolo fa nasceva da genitori italiani a Balcarce, in Argentina, Juan Manuel Fangio, considerato insieme a Tazio Nuvolari, che però visse un'altra epoca delle corse, "il" pilota. Soprannominato "El Chueco", lo storpio, per via delle gambe arcuate, ma anche "El Maestro", semplicemente perché era il migliore, regalò i primi titoli iridati in Formula 1 a quattro marche: Alfa Romeo, Ferrari, Maserati e Mercedes-Benz. Prima che arrivasse Michael Schumacher è stato il pilota più titolato in Formula 1 e il solo a vincere per quattro stagioni di seguito, dal '54 al '57, ma rimane l'unico a poter vantare una vittoria ogni due gare. Anche il Kaiser 46 anni dopo lo ha ammesso: "Non si può fare minimamente un paragone".

GLI INIZI CON ALFA
Dopo aver vinto tutto il possibile in patria, sbarca in Europa a 37 anni suonati grazie ai fondi stanziati dal Governo Peron e subito impressiona: debutta in Formula 1 nel 1950, conquistando un secondo posto nella stagione inaugurale nel Mondiale vinto dall'italiano compagno di squadra Nino Farina con la Alfa Romeo 158. Si prende la rivincita l'anno successivo acciuffando la sua prima iride con la Alfetta 159, la monoposto da 450 CV evoluzione della precedente 158. La "sua" vettura si distingue per i colori giallo-blu sul muso che rappresentano l'Argentina nelle corse automobilistiche. Diventa Campione del Mondo al Gran Premio di Spagna, ultima gara di una stagione combattutissima davanti ad Alberto Ascari.

IL 1952 A RIPOSO
Fra i suoi primi due titoli l'incidente che lo lascia fuori dalla stagione 1952. Dopo il ritiro di Alfa dalle corse passa in Maserati, ma prima di iniziare il campionaot a Monza esce quasi in fin di vita da una gara non valevole per il campionato, a cui partecipa in condizioni fisiche precarie. Il giorno prima si trovava infatti in Irlanda per una corsa dell'Ulster Trophy e si era accordato col Principe Bira per un passaggio sul suo aereo privato, dal momento che anche l'aristocratico driver avrebbe partecipato alla gara monzese. Il principe però in Irlanda si ritira anzitempo, decide di anticipare la partenza per l'Italia ma dimentica Fangio... a terra. L'argentino riesce a raggiungere l'aeroporto di Londra, ma a causa del maltempo non trova alcun volo diretto in Italia. Decide dunque di volare a Parigi, ma arrivato in Francia si rende conto che anche da lì arrivare a Milano in aereo è impossibile e in treno non farebbe in tempo. Il pilota francese Louis Rosier gli presta allora la sua Renault, a bordo della quale Fangio si mette al volante fino all'autodromo brianzolo, dove giunge mezz'ora prima dello start. Fangio è provato, ce la mette tutta a rimontare dall'ultima posizione, ma al secondo giro la sua Maserati si gira su una zolla d'erba, decolla e si schianta violentemente. Lo estraggono dalle lamiere malconcio e la sua stagione trascorre a recuperare dalle fratture subite.

CAMPIONE SENZA MAGLIA
Nel 1953 è di nuovo al volante per il Tridente, ma in una stagione poco felice vince solamente il GP d'Italia con la Maserati A6GCM, unica vittoria non Ferrari della stagione, ed a fine anno è secondo dietro Ascari. Fangio passerà alla storia anche per una sua caratteristica: cambiare scuderia con estrema disinvoltura e infatti la stagione 1954 inizia con Maserati, con la quale sulla 250F si aggiudica i GP di Argentina e Belgio e disputa la 500 Miglia di Indianapolis, ma dopo tre gare firma un contratto con la debuttante Mercedes-Benz che schiera le nuove W126, famose per le versioni carenate "Tipo Monza": con le Frecce d'Argento vince otto gran premi e conquista nuovamente l'alloro, impresa che bissa anche nel 1955 sempre alla guida delle auto di Stoccarda. La Casa tedesca si ritira però dalle corse della serie regina e il Chueco ritornerà a pilotare auto italiane.

CAPOLAVORO AL NURBURGRING
Nel 1956 Fangio cambia ancora casacca e approda dunque alla Scuderia Ferrari con la quale disputa la stagione sulla Lancia-Ferrari D50. L'anno prima l'ingegner Lancia, scosso dalla morte di Alberto Ascari, aveva deciso di abbandonare le corse e cedere tutta l'attività al Drake. Nonostante la vittoria del campionato, il rapporto con Enzo Ferrari rimane conflittuale: troppo libero di spirito l'argentino, troppo azienda-partito la Casa del Cavallino di allora. Dopo il titolo abbandona dunque la Scuderia e torna in Maserati, con la quale il 4 agosto del 1957 al volante di una 250 F compì sul circuito del Nurburgring quella che rimane ad oggi come la sua impresa più grande, la sua corsa più bella che gli valse il suo quinto titolo mondiale, superando a pochi secondi dalla bendiera a scacchi le Ferrari di Hawthorn e Collins dopo una rimonta impressionante. Il suo palmarés in Formula 1 a quel punto vanta 24 vittorie, 35 podi, 29 pole position, 48 partenze dalla prima fila e 23 giri veloci.

L'"OPERAZIONE FANGIO"
Lo spessore del personaggio Fangio lo si può cogliere da un episodio che nel 1958 accadde a Cuba, negli ultimi mesi del violento regime di Fulgencio Batista, la cui popolarità aveva ormai raggiunto il punto più basso, mentre quella di Fangio era al culmine. Batista voleva dimostrare di avere il pieno controllo dell'isola e nel 1957 si inventò il GP dell'Avana al quale aveva invitato a suon di dollari i migliori piloti del mondo: la prima edizione fu vinta proprio da Juan Manuel Fangio. Il dittatore cubano volle bissare nel 1958, ma barbudos, i suoi oppositori capeggiati da Fidel Castro ed Ernesto Guevara, riuscirono a rovinargli la festa: la sera delle qualifiche si presentò dall'argentino (autore fra l'altro della pole position) un commando che lo rapì per 27 ore, quanto bastava perché non prendesse parte al Grand Prix e i giornali di tutto il mondo parlassero della vicenda, come del resto accadde. A Fangio non fu torto un capello ed anzi fu trattato con estrema deferenza. Il campione aveva capito le intenzioni del "Movimento 26 luglio" e, pur non dicendolo apertamente, appoggiava quanto stavano facendo quelle persone per il loro paese. Dopo il rilascio alle autorità argentine, per anni definì quei rivoluzionari i suoi "amici sequestratori", e non li denunciò mai, anzi. Tornò a Cuba un anno e mezzo dopo, a rivoluzione compiuta, accolto con tutti gli onori che meritava chi, solamente con la forza della sua fama, aveva aiutato Cuba a voltare pagina.

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Tag: Retrospettive , VIP , piloti


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