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pubblicato il 16 giugno 2011

Smaltimento ricambi, l'Europa mette in mora l’Italia

Bastonata sulle officine: 2 mesi di tempo o sanzioni

Smaltimento ricambi, l'Europa mette in mora l’Italia

Proprio in questi giorni in cui si parla di "ecocontributo" per lo smaltimento degli pneumatici, la Commissione Europea ha messo in mora l'Italia perché dopo tre anni non si è ancora uniformata alla sentenza della Corte Europea di Giustizia, che nel 2007 aveva imposto al nostro paese di conformarsi alla diretttiva 2000/53 che disciplina il corretto smaltimento dei veicoli fuori uso, una mole di rifiuti che ogni anno raggiunge i 9 milioni di tonnellate. Le autorità italiane hanno due mesi di tempo per provvedere, altrimenti, se l'Italia non recepirà in toto la direttiva nella legge italiana, la Commissione potrebbe deferirla alla Corte e chiedere che le vengano comminate sanzioni pecuniarie per ogni giorno che passerà senza che la normativa sia applicata. Inutile dire che a pagare le sanzioni saranno i contribuenti.

IL NODO: I PEZZI DI RICAMBIO
Spiega una nota della Commissione che "Malgrado l'adozione di vari atti legislativi nuovi, successivamente a tale sentenza, la Commissione ritiene che numerosi siano ancora gli elementi di non conformità. In particolare, l'obbligo di assicurare che gli Stati membri istituiscano sistemi di raccolta dei pezzi usati asportati al momento della riparazione delle autovetture — per quanto tecnicamente possibile — non è abbastanza rigoroso in quanto la legge italiana prevede unicamente che le officine di riparazione possono consegnare pezzi usati, e non che lo devono fare. In base alla legge italiana, inoltre, le informazioni relative alla demolizione, allo stoccaggio e alla verifica dei componenti che possono essere riutilizzati devono essere trasmesse dai produttori di componenti soltanto ai centri di raccolta e non a tutti gli 'impianti di trattamento autorizzati'". Mancano dunque i centri di raccolta obbligatori specializzati nel trattamento e recupero dei componenti di ricambio e l'obbligo per le officine di conferirvi i materiali di scarto delle riparazioni.

COSA PREVEDE L'UE
La direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso mira a ridurre i rifiuti derivanti dai veicoli che sono giunti al termine della loro vita utile, dunque anche i ricambi. Secondo le norme europee, gli Stati membri devono istituire sistemi di raccolta e garantire che i veicoli siano consegnati ai centri di trattamento autorizzati e smontati prima di essere trattati. Inoltre devono garantire il recupero di tutti i componenti pericolosi per l'ambiente, dando la precedenza al riutilizzo e al recupero dei componenti sostituiti. In caso di veicolo rottamato, dal 2006 è obbligatorio che venga recuperato almeno l'85% del peso del veicolo, ma a partire dal 2015 tale percentuale salirà al 2015.

UNA VECCHIA STORIA
Quella inviata oggi è tecnicamente definita "lettera complementare di costituzione in mora" ed è il secondo avvertimento della CE all'Italia: dopo la sentenza del 24 maggio 2007 che ha decretato che la legge italiana conteneva "numerose lacune", il 23 marzo 2009 la Commissione ha inviato una prima lettera di costituzione in mora. Dopo aver individuato alcune lacune che ancora permanevano nella legislazione adottata in Italia nel luglio 2010 e nel febbraio 2011, la Commissione ha dunque deciso di inviare la lettera complementare di costituzione in mora odierna, un ultimatum prima delle sanzioni che scatteranno se il nostro Paese non si adeguerà.

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Tag: Attualità , unione europea


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