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pubblicato il 6 giugno 2011

Fabbrica Italia è nelle mani dei Tribunali

Con il processo alle porte, Fiat può rimanere ingarbugliata in procedure legali

Fabbrica Italia è nelle mani dei Tribunali

Fabbrica Italia sta per affrontare un altro ostacolo e questa volta è così grande che ne deciderà il futuro. Il 18 giugno si terrà al Tribunale di Torino la prima udienza sul ricorso presentato dalla Fiom contro la nuova società Fabbrica Italia Pomigliano e questo rischia di essere solo il primo passo di un lungo cammino che potrebbe arrivare fino alla Corte di Cassazione. Per questo il Presidente del Lingotto, John Elkann, e l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, si sono detti preoccupati "per il rischio di rimanere ingarbugliati in procedure legali". Se alla fine la Fiom vincesse, Fabbrica Italia crollerebbe e con essa i nuovi contratti di Pomigliano d'Arco e Mirafiori, mentre gli investimenti di Fiat sono già pariti nello stabilimento di Napoli e stanno per essere erogati a quello di Torino e anche alla ex Bertone. E che cosa deciderà Sergio Marchionne se i tribunali daranno ragione alla Fiom? Con un'Alleanza che ormai è diventata controllo di maggioranza su Chrysler la Fiat potrebbe anche trasferirsi negli Stati Uniti. La produzione di auto in Italia sembra quindi ormai in mano ai giudici.

CHE COS'E' FABBRICA ITALIA
A questo punto vale la pena ricordare che cosa prevede Fabbrica Italia. L'obiettivo di questo programma di investimenti è quello di raddoppiare la produzione di auto nel nostro Paese facendola passare in cinque anni da 800 mila a 1 milione e 650 mila unità all'anno. Per realizzarlo il Lingotto ha messo sul piatto il 70% degli investimenti mondiali e in parte sono già stati erogati. Dopo il referendum a Pomigliano, in cui gli operai hanno accettato a maggioranza Fabbrica Italia, il Gruppo torinese è andato avanti con il piano e da novembre inizierà a produrvi la nuova Panda con un aumento di personale.

MA GLI OPERAI NON AVEVANO DETTO SI'?
Fabbrica Italia ha incontrato fin dall'inizio la resistenza dei sindacati perché cambia alcune regole contrattuali. Per questo la Fiat ha sottoposto il piano al voto dei dipendenti ed ha indetto tre referendum. Il primo si è svolto a Pomigliano (Napoli), dove a giugno 2010 gli operai hanno detto sì con il 63,4% dei consensi; il secondo è stato indetto a gennaio 2011 presso il sito di Mirafiori (Torino) ed anche qui ha vinto il sì (54,05%) e l'ultimo è stato organizzato a maggio presso le Officine Automobilistiche Grugliasco, ex Bertone (Torino). Qui la vittoria è stata addirittura schiacciante: i dipendenti hanno accettato il Piano di Fiat all'88%. Nonostante questo però la Fiom, l'unica sigla che non ha mai accettato le condizioni di Fabbrica Italia, è andata avanti con la sua battaglia e ad aprile, ritenendo incostituzionale il contratto, ha presentato ricorso al Tribunale di Torino.

COSA SUCCEDE SE IL TRIBUNALE DA' RAGIONE A FIOM
Se i giudici accettassero il ricorso della Fiom, Fabbrica Italia verrebbe annullata e gli accordi sindacali sottoscritti presso gli stabilimenti potrebbero essere dichiarati nulli. Si tornerebbe quindi alle precedenti condizioni normative ed economiche e la Fiat potrebbe decidere qualsiasi cosa. Pochi giorni fa Marchionne ha detto che nel caso "gestiremo le conseguenze", intanto i sindacati che a differenza della Fiom hanno già firmato l'accordo con Fiat - ovvero Fim, Uilm, Ugl e Fimic - hanno espresso le loro posizioni. Giovanni Centrella, segretario generale dell'Ugl, ha detto a Il Giornale che "un giudice non può ribaltare un'intesa come quella su Pomigliano. Se lo fa, siamo fuori dal mondo, con la conseguenza che non esisterebbero più le relazioni sindacali e industriali. Non considerando quanto sottoscritto da quattro sigle sindacali, ognuno andrebbe per conto proprio. E sarebbe l'anarchia. Il rischio è che Fiat faccia saltare tutto". Rocco Palombella, segretario generale della Uilm: "Rifarei tutto per filo e per segno; ritengo preoccupante affidare a un giudice il destino di un'intesa condivisa. Si rischia veramente la fine delle relazioni sindacali. Un verdetto favorevole alla causa in corso metterebbe in allarme tutte le aziende del Paese, sarebbe un precedente negativo per chi vuole investire in Italia, un messaggio sbagliato al mondo delle imprese". Giovanni Sgambati, responsabile della Uilm Campania: "C'è il rischio di finire in Corte di Cassazione. Promuovere un ricorso del genere non è da sindacato. Di positivo c'è il fatto che, durante tutto l'iter, a Pomigliano d'Arco si continuerà a lavorare".

[Nella Foto: Fiat festeggia le 6 milioni di Punto prodotte nello stabilimento di Melfi, Potenza, 2005]

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Tag: Attualità , auto italiane , produzione , lavoro , torino


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