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pubblicato il 25 maggio 2011

La Chevrolet Volt bada all’ecologia anche nella costruzione

La plastica ricicla il greggio che contaminò il Golfo del Messico

La Chevrolet Volt bada all’ecologia anche nella costruzione
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Sicuramente ricorderete tutti il disastro ambientale che nell'aprile del 2010 ha coinvolto il Golfo del Messico: per 106 giorni, la fuoriuscita di greggio dal pozzo petrolifero della BP (British Petroleum) ha sconvolto l'habitat e l'economia delle coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida. Per gli USA si trattò del disastro ambientale più grave della sua storia. Vi starete forse chiedendo dove risiede il nesso con il mondo dell'automobile, e la Chevrolet Volt prova a dare una risposta a questo quesito.

L'elettrica ad autonomia estesa della General Motors tenta dunque di fornire un contributo alla causa ambientale, riutilizzando le materie prime versate nell'Oceano Atlantico grazie a speciali trattamenti. La Volt adotterà infatti dei deflettori d'aria composti da materiale plastico riciclato, composto in parte da polimeri fuoriusciti dal pozzo. Il Costruttore americano stima che la disponibilità di semilavorato riutilizzabile nel ciclo di produzione e nella componentistica della Chevrolet Volt coprirà più della produzione annua stimata per l'ibrida di Detroit. Questa modifica di processo nella catena di produzione dell'auto elettrica ad autonomia estesa - che ha portato alla nascita della Volt e della Opel Ampera - non determinerà ritardi nella messa su strada delle vetture, che avverrà al termine del 2011.

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Tag: Curiosità , Chevrolet , auto americane , inquinamento , produzione , auto ibride


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