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pubblicato il 23 maggio 2011

Johnson Controls vuole divorziare da Saft

Sembra finito il matrimonio da sogno delle batterie al litio

Johnson Controls vuole divorziare da Saft
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Johnson Controls vuole divorziare da Saft per la joint venture Johnson Controls Saft Advanced Power Solutions che lega le due aziende dal 2006 per lo sviluppo e la produzione di batterie agli ioni di litio per automobile. Saft però non ci sta ed è decisa a fare ricorso presso la Corte dello stato del Delaware, negli USA, dove Johnson Controls ha già avviato le pratiche questa separazione non consensuale.

FINIAMOLA COSÌ. NO, ANDIAMO AVANTI
Alla base della volontà di Johnson Controls ci sarebbe un "profondo disaccordo circa le direzioni future e gli scopi appropriati della joint venture" come afferma il presidente Alex Molinaroli riferendosi probabilmente alla sottocapitalizzazione di una società che a bilancio vale 45 milioni di dollari e lo scorso anno ha fatto perdere a ciascuno dei due soci circa 17 milioni di dollari. Conti decisamente poco idonei se si guarda a quello che è stato investito da altri giganti dell'elettronica e del mondo automotive per entrare nel nuovo mercato delle batterie al litio. Un esempio è la SB Limotive, joint-venture la cui formazione ha comportato un investimento da parte di Bosch e Samsung di 250 milioni di euro ciascuno. In soldoni, Johnson Controls si rende conto che JCS in questo contesto non è competitiva e perderci denaro è un ulteriore buon motivo per lasciar perdere. Saft risponde invece che sono stati acquisiti diversi clienti (Ford, Land Rover Jaguar e
Volkswagen) e che i guadagni cominceranno ad arrivare presto.

UN'UNIONE CHE GUARDAVA LONTANO. IN ANTICIPO
Eppure sembrava un matrimonio da sogno: da un lato uno dei più vecchi e forti fornitori di componenti e dall'altro uno dei più grandi specialisti di batterie per uso industriale che si mettono insieme per fornire accumulatori al litio, assetto decisivo per le auto ibride ed elettriche di prossima generazione. E lo fanno nel 2006, dunque in anticipo rispetto a molti altri partiti in fretta e furia alla fine del decennio scorso. Persino la prima batteria al litio per uso automobilistico - quella della Mercedes S400 BlueHybrid e della BMW Serie 7 ActiveHybrid - porta impressa la sigla JCS ed è prodotta a Nersac, in Francia, primo stabilimento al mondo dedicato alla fabbricazione di questo componente, inaugurato nel 2008 in pompa magna alla presenza dei rappresentanti di 7 case automobilistiche provenienti da 3 contintenti.

PER IL LITIO MEGLIO L'HAREM
A motivare l'abbandono di JC ci sarebbero anche le "opzioni tecnologiche": l'azienda americana dichiara di voler rimanere nel business delle batterie al litio per auto, ma - come i costruttori stessi - ritiene che non si possa far riferimento a una sola tecnologia per un campo ancora da esplorare e dunque agire all'interno di una coppia chiusa non sia producente. Pertanto, è decisa ad onorare gli accordi con i clienti, ma anche a togliersi l'anello al dito perché essere monogami non premia. Per una tecnologia dagli sviluppi imprevedibili meglio dunque l'harem e la promiscuità. Saft risponde che questo non cambia i propri piani e la decisione con la quale vuole farsi valere sul mercato delle batterie al litio per automobili. Vedremo chi avrà ragione.

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Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , auto elettrica , auto ibride


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