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Retrospettive

pubblicato il 22 maggio 2011

25 anni di Saab Cabrio

Le scoperte venute dal Nord

25 anni di Saab Cabrio
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"Non abbiamo inventato la Cabriolet, ma ne abbiamo fatto una Saab": era un claim pubblicitario, oggi quasi ventennale, dedicato alla Saab 900 Cabrio. Effettivamente, qualcosa di speciale le Saab l'hanno sempre avuto. Sarà per il design, assolutamente fuori dagli schemi (negli anni solo in parte banalizzato), al punto da non concepire mezzi termini - una Saab o si odia o si ama - o per quella particolare aria di nordico rigore, così radicale da far sembrare sbarazzina qualsiasi altra auto costruita al di sotto dei 55° N di latitudine. In ogni caso è difficile confondere le Saab con le altre e, ancor di più, è confondere una Saab Cabrio con qualsiasi altra scoperta. Si tratta di un'originalità a cielo aperto che dura da 25 anni e che nel tempo ha saputo crearsi una vasta cerchia di estimatori.

UNA NORDICA APERTA
L'idea di una Saab cabrio nacque poco dopo la 900, presentata nel 1979 come (profonda) evoluzione della 99. La trasformazione in "scoperta" della 900 due porte regalò insolito equilibrio al design. L'auto sembrava quasi disegnata originariamente come cabrio. La linea di cintura relativamente alta che degradava in coda, il lungo cofano anteriore e lo stretto parabrezza avvolgente, se nella berlina erano abbinati ad un abitacolo dal profilo singolare - e non gradito a tutti - nella cabrio realizzavano un complesso di grande equilibrio, tanto che risulta notevole ancora oggi (non fosse per l'enorme sbalzo posteriore). Il prototipo fu commissionato alla filandese Valmet Automotive, azienda che - in quegli anni - era impegnata essenzialmente nell'allestimento di autobus da turismo. Il modello fu completato nel 1983 e presentato al Salone di Francoforte dello stesso anno in veste di show car. Il concept era definito in tutti i particolari e sembrava pronto per l'industrializzazione. Vennero mantenute le finiture della berlina, mentre il padiglione fu sostituito con una robusta capote in tela ad azionamento elettrico. La capote, una volta ripiegata, veniva coperta da un tonneau plastico e inserita in una "culla" realizzata con un profilo in materiale sintetico a mo' di spoiler, che aveva anche una discreta funzione aerodinamica, mantenendo (quasi) inalterata la capacità del bagagliaio. Tecnicamente, l'asportazione del tetto fu compensata, in termini di rigidità, con l'inserimento di robusti rinforzi ai lati del parabrezza e nella parte posteriore dell'abitacolo permettendo l'assenza del roll-bar centrale, uno degli elementi estetici più critici delle cabrio. L'abitacolo era lo stesso della berlina, presentava una configurazione a quattro posti "veri" ed ottimi rivestimenti in pelle. Insomma la Saab Cabrio del 1983 era una concept car, ma avrebbe potuto esordire sul mercato lo stesso giorno della presentazione.

SOLO 400 PER GLI USA
Di fatto lo sviluppo del modello proseguì a lungo. La Casa svedese non lasciò nulla di incompiuto e, dopo aver attentamente sondato il mercato, dovette affinare la sua 900 in configurazione cabrio per mantenere alto lo standard qualitativo con cui si era affermata sui principali mercati. In termini di equipaggiamenti e finiture, fu potenziato l'impianto di riscaldamento - tanto da consentire la marcia a tetto scoperto anche nella stagione invernale - mentre la capote divenne a tre strati, dotata di un vero lunotto in cristallo con tanto di sbrinatore termico. Esteticamente, nulla cambiava rispetto al prototipo del 1983. La scocca, oltre ai dovuti accorgimenti relativi all'asportazione del padiglione, rimase la stessa della berlina due porte: identiche le sospensioni (classico quadrilatero all'avantreno e assale rigido posteriore), che davano alla berlina svedese una guidabilità decisamente "old school", identica la collocazione anteriore longitudinale del propulsore, inclinato di 45°. La scelta della motorizzazione ricadde ovviamente sul noto quattro cilindri Saab da due litri (1985 cc), in configurazione "turbo 16", ovvero quattro valvole per cilindro e sovralimentato con turbocompressore Garrett T3. L'iniezione, l'accensione e la sovralimentazione erano gestite elettronicamente secondo un sistema che in Saab definirono APC (Automatic Performance Control), nato nel 1982. Un motore eccezionale, guidabilissimo e relativamente sportivo, forte dei suoi 175 CV. Le prime Saab cabrio prodotte esordirono in esclusiva per il mercato americano nel 1986 e furono assemblate proprio dalla finlandese Valmet, che realizzò il prototipo di Francoforte. La Valmet, che già aveva avuto un passato da costruttore (realizzava le Horizon per conto della Chrysler France), con quel primo lotto di 400 Saab cabrio intraprese definitivamente la strada dell'automobile, conseguendo un piccolo primato: divenne la fabbrica d'auto più settentrionale del mondo.

BOOM DI VENDITE
Dopo il primo lotto di produzione, interamente dedicato agli USA (fortemente voluto da Robert Sinclair, presidente di Saab-Scania of America), la Casa decise di offrire la sua 900 Cabrio anche nei mercati europei: era la fine del 1986. Il particolare design della vettura e lo strano fascino che emanava, stregarono la clientela al punto da mandare in crisi la produzione: si crearono liste d'attesa lunghe fino a 12 mesi. Nel frattempo l'intera gamma 900 fu sottoposta ad un profondo restyling che coinvolse essenzialmente l'esterno, con nuovi paraurti ad assorbimento meglio integrati nel profilo, più avvolgenti ed aerodinamici, e nuove modanature laterali antiurto. Anche la Cabrio fu aggiornata (di fatto, ufficialmente in Europa furono commercializzati solo esemplari post-restyling, nonostante le prime Cabrio consegnate siano corrispondenti alla prima serie), guadagnandone moltissimo in estetica. Poco dopo la gamma Cabrio, sempre spinta dal solo turbo da 175 CV, fu sdoppiata con l'adozione dell'allestimento "Sport", particolarmente indovinato e curato, caratterizzato da cerchi, spoiler, bandelle e minigonne della versione "Aero". La carriera della prima 900 Cabrio finì nel 1993, in seguito alla presentazione del modello "fine serie", con allestimento Sport/Aero e disponibile nella sola, vistosa, tinta "Giallo Monte Carlo".

DA VALMET A STEYR PUCH
La seconda generazione di 900 Cabrio giunse a ruota. La nuova 900 (classe 1993) era un'auto completamente nuova, nata sotto la gestione GM su un pianale da condividere con la nascente Opel Vectra e la versione scoperta - già prevista in origine nel progetto - esordì nel 1994. Gli allestimenti erano assimilabili a quelli del modello originario. Addirittura vennero conservati i paraurti e le fasce laterali in plastica non verniciate. In realtà il morbido design della nuova generazione di 900 (definita appunto 900 New Generation), mal si adattava a certe soluzioni di finitura che sembrava quasi impoverissero l'immagine di un modello esclusivo come la Cabrio. La nuova 900 Cabrio, sempre realizzata dalla Valmet, poteva montare non solo il classico 2 litri di Casa, ma anche il nuovo 2,3 litri e divenne disponibile in più allestimenti. Il minore appeal del nuovo modello, rispetto alla vecchia 900, divenne evidente, tanto che l'Azienda corse ai ripari aggiornando le finiture (con nuovi paraurti in tinta), arricchendo l'immagine del modello. Quando, nel 1998, la 900 fu ribatezzata 9-3, l'intera famiglia fu aggiornata esteticamente e la Cabrio guadagnò un piacevole, nuovo, allestimento Aero con paraurti e minigonne avvolgenti e i classici cerchi in lega Saab. La storia della
9-3 Cabrio assemblata dalla Valmet finisce con la penultima serie, nata nel 2002 da un grande progetto GM e prodotta in Austria negli stabilimenti Steyr Puch. La Saab 9-3 Cabrio, ristilizzata nel 2008, non ha nessuna intenzione di andare in pensione e anzi si rinnova con una versione speciale 9-3 Cabriolet Independence Edition, appena presentata.

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Saab , auto europee


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