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Retrospettive

pubblicato il 15 maggio 2011

I 100 anni dello Spirit of Ecstasy

Storia della famosa statuetta e delle nobili Rolls-Royce

I 100 anni dello Spirit of Ecstasy
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Nel 1911 la Rolls-Royce, giovane ed ambiziosa officina inglese di costruzioni automobilistiche, raggiunse un grado di affidabilità talmente elevato da sentirsi in diritto di poter entrare in una sorta di Olimpo, di ambire a quel luogo ideale in cui la tecnologia di fonda con l'arte. Per farlo adottò una statuetta che ricordava in più di un elemento la Nike di Samotracia, mito dell'Antica Ellade. Ripercorriamo assieme la nascita e l'evoluzione di questa famosa mascotte, ormai inscindibile dall'immagine delle principesche vetture con la "doppia R".

L'AMANTE DEL BARONE
Realizzata da Charles Sykes questa statuetta venne definita "Spirits of Ecstasy" e comparve per la prima volta sulla Rolls di John Walter Edward Douglas-Scott-Montagu, secondo Barone Montagu di Beaulieu, profondo estimatore della Casa inglese. In realtà su questa statutetta (come sull'intera storia della Rolls-Royce), non mancano gli aneddoti, il cui più accreditato è quello che vede il soggetto ispirato, nelle forme e nei tratti, a Eleanor Velasco Thornton, amante del Barone, tanto da essere confidenzialmente definito "Flying Lady" o, ancora, "Nelly in her Nighty" (Nelly - diminutivo di Eleanor - in camicia da notte). Amante o no, fatto sta che, poco dopo l'adozione sulla Silver Ghost di Montagu, lo "Spirit of Ecstasy", rigorosamente placcato in argento, finì sul radiatore di tutte le Rolls e divenne, di fatto, emblema della Casa, accanto al logo dalla doppia R, spargendo la sua aura di classicità e conferendole un'immagine che - in un secolo - è andata ben oltre il "semplice" mito.

I MIGLIORI AL MONDO, DA SUBITO
La Rolls-Royce nacque nel 1906, da un idea originaria di F.H Royce risalente ad alcuni anni prima, e in quella breve vita qualcosa di sensazionale l'aveva davvero raggiunto. Da subito reclamizzata come "la migliore del mondo", nel 1911 i suoi motori erano già in grado di poter percorrere - senza revisioni alle parti vitali - almeno 300.000 km e per la sua Silver Ghost il traguardo dei 100.000 km senza interventi "seri", una chimera per tutti, era stato abbondantemente superato. La stessa Silver Ghost percorse, nello stesso anno, il tragitto Londra - Edimburgo fissa in quarta velocità e percorrendo poco meno di 9 chilometri con un litro di benzina. Si tratta di numeri importanti che fanno impressione ancora oggi. Ovvio quindi che Royce e il suo socio C.S. Rolls si sentissero in diritto di camminare un palmo sopra tutti gli altri. Ma non solo: erano ben consci di quanto fosse importante curare e coccolare la clientela, al punto da definire piani di manutenzione programmata delle proprie vetture realizzati mediante visite a domicilio di tecnici specializzati (era l'assistenza che andava dal cliente e non viceversa) e preparando adeguatamente gli autisti dei propri facoltosi acquirenti all'uso di quelle strabilianti vetture. La singolare filosofia industriale della Casa inglese (che contemporaneamente esplorava settori in grande espansione, come l'aeronautica), diventò con gli anni la sua arma più affilata. Proporre una gamma quasi costantemente monomodello permise di perfezionare a livelli impensabili i prodotti sino a rendere ogni esemplare "il migliore", il migliore in tutti i sensi.

L'ARGENTEO MITO, TRA SPIRITI, FANTASMI E SPETTRI
L'attività subì uno stop solo nel periodo bellico, quando gli autotelai Silver Ghost vestirono i panni di efficienti autoblindo al servizio della Triplice Intesa, e riprese subito dopo, nel 1919 con l'ambizione di estendere la produzione Oltreoceano. Ormai vi erano "garages" in tutte le capitali europee e dare al ricco mercato americano una propria "Rolls Royce" sarebbe stato il passo giusto per il definitivo slancio verso l'alto dell'Azienda. Nel 1921 le prime Rolls americane uscirono dallo stabilimento di Springfield, nel Massachusetts, mentre l'anno dopo, con un colpo di coda, la casa affiancherà all'ormai noto autotelaio tipo Silver Ghost (intanto trasformatosi nella 40/50 HP), la più piccola Twenty, sempre sei cilindri in linea, ma con 50 CV (la Silver ne aveva 70, con la medesima architettura). E' interessante notare come in questi anni sia stato lento il rinnovamento tecnologico in casa RR: l'impianto elettrico di illuminazione arrivò nel 1914 e addirittura il motorino d'avviamento venne adottato solo a partire dal 1919; un lento abbandonarsi al progresso che garantirà ad ogni singola Rolls un'affidabilità esemplare. Nel 1925 la Silver Ghost fu sostituita dalla più moderna e duttile Phantom, che sarà prodotta in tre serie fino all'esordio, nel 1938, della sua logica evoluzione: la Wraith (tecnicamente derivata dall'autotelaio 25/30 HP, uno sviluppo della vecchia Twenty). Intanto, già dal 1931 la Casa acquisì il controllo della Bentley a cui si aggiunse nel 1939 la carrozzeria Park Ward. Il Secondo conflitto mondiale definì un secondo stop alla produzione "civile" regalando, però, nuovo slancio a quella aeronautica e militare. Nel Dopoguerra la Casa tornò alla politica del modello unico con la Silver Wraith: un telaio Wraith prebellico vestito con un abito più moderno.

LA CRISI DELLA ROLLS MODERNA
A partire dagli anni Cinquanta la Rolls accelerò sull'adeguamento tecnologico pur mantenendosi indiscutibilmente "british" nel design e negli arredi. Degna di nota fu l'adozione della popolare trasmissione Hydramatic, prodotta dalla General Motors, e ancor più "emozionante" fu la presentazione al Salone di Londra del 1959 di un motore completamente nuovo, un V8 destinato a sostituire i vecchi 6 ed 8 cilindri in linea (che negli anni avevano motorizzato anche camionette militari e veicoli commerciali). Il nuovo pluricilindrico, realizzato interamente in lega leggera (altra enorme concessione al progresso), aveva una cilindrata di 6.239 cc e fu montato per la prima volta sulla Silver Cloud dello stesso anno. Quest'ultimo modello, che dapprima affiancò per poi sostituire completamente la vecchia Silver Wraith, rimase in produzione in tre serie fino al 1965, anno di presentazione della Siver Shadow, prima Rolls Royce moderna a scocca portante. Curioso ricordare che contemporaneamente i vecchi autotelai di derivazione Phantom rimasero in produzione per allestimenti e carrozzerie speciali, cessando la carriera solo nel 1970 alla sesta evoluzione. Ancora cinque anni e, sulla base della Shadow, fu presentata la coupè Camargue, l'auto più cara sul mercato, disegnata da Pininfarina. La Camargue, prodotta in pochissimi esemplari, fu mutilata dal clima di quegli anni. La congiuntura economico sociale sfavorevole condannò la Rolls degli anni Settanta ad una crisi nera, a cui riuscì a sopravvivere solo grazie all'intervento del Governo britannico. In un clima di profonda incertezza, il nuovo decennio si aprì con la nuova Silver Spirit (1980), di fatto una profonda evoluzione dei concetti che definirono la precedente Silver Shadow mossa dallo stesso V8 nel frattempo portato a 6.7 litri.

CON BMW IL RITORNO ALLE ORIGINI
La carriera della Silver Spirit fu particolarmente lunga: venne sostituita solo nel 1998 dalla Silver Spur, dopo essere stata declinata sportivamente in Bentley e proposta in versione cabriolet Corniche. Il '98 fu un anno particolare per la Casa britannica, che finì in mano a BMW, con cui aveva un accordo di partnership tecnica per lo sviluppo di nuovi V8. Di fatto la Casa di Monaco si appropriò dei resti della Rolls solo dopo una lunga contesa con Volkswagen: inizialmente alla prima andò il marchio Rolls Royce e alla seconda il marchio Bentley. Di fatto ne nacque una pesante diatriba sugli stabilimenti e sui diritti di produzione delle scocche Silver Spur che si concluse con la cessione dell'impianto di Crewe a Volkswagen (con le annesse produzioni) e del marchio Rolls a BMW, che dovette "inventarsi" un nuovo impianto industriale. Dopo 67 anni, il cammino dei due marchi principali del Gruppo, si divise. Se Volkswagen regalò a Bentley la propria tecnologia (con l'utilizzo di nuove unità W in sostituzione dei V8 BMW che spingevano la serie Silver Spur), BMW si sforzò di dare alla nuova Rolls Royce la stesa impronta che Sir Henry Royce le diede agli inizi del Novecento: nacque così l'imponente Phantom, la prima nuova Rolls, il primo modello degli anni Duemila e la prima tra le RR ad essere convertita all'elettrico. E così, dopo un secolo, lo Spirit of Ecstasy continua a campeggiare sui radiatori delle automobili "migliori del mondo", ultime testimoni di quell'avanguardia motoristica di cui oggi non ci restano che sbiaditi ricordi. Steward Rolls, purtroppo, non fece in tempo a vedere la Flying Lady orgogliosa sui radiatori delle sue creature (morì nel 1910 in un incidente aereo) e lo stesso Henry Royce, seppur legato all'azienda, ridusse di molto la sua attività proprio a partire da quel fatidico 1911, ma noi siamo convinti che ancora oggi stiano seguendo idealmente il cammino delle loro creature e che la Nike di ellenica memoria stia ancora diffondendo la sua aura di positività sull'unica Casa sopravvissuta dell'antica Aristocrazia dell'Automobile.

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Rolls-Royce , auto inglesi , lifestyle


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