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Retrospettive

pubblicato il 9 maggio 2006

BMW 316 (1981): La macchina del tempo

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Qual è secondo voi il prezzo di una macchina del tempo realmente funzionante? Direi che 2000 EURO potrebbero essere pienamente sufficienti, o almeno è quello che ho pensato dopo aver guidato una BMW 316 del 1981. Non è l'auto più esotica che abbia mai guidato, ma provarla è stata una esperienza che si è rivelata sorprendente, ed ora vi racconterò perché.

Certo, una semplice 316 non è la più appetitosa e desiderabile auto storica che il denaro possa comprare, ma il prezzo poco impegnativo permette di entrare facilmente nel favoloso mondo delle auto classiche e di assaporare gli elementi principali che lo caratterizzano, sia che si parli di una normalissima BMW a quattro cilindri che di una Alfa Romeo Duetto "osso di seppia".

L'auto, verniciata in un candido bianco, non monta le sue ruote originali (che sono comunque custodite nel garage del proprietario) e ha ancora un aspetto piacevole, sorprende per la sua compattezza, una dote di certo non riscontrabile nella attuale serie 3, ma si sa, il progresso... All'interno c'è abbastanza spazio per viaggiare in comodità, anche se, sulle prime, il volante dal diametro elevato fa un po' impressione. Probabilmente vi starete chiedendo perché all'inizio ho parlato di macchina del tempo, beh, la risposta viene da se. Ogni volta che viene presentata un'auto nuova partono sempre gli elogi del tipo "ah, sapessi com'è leggero il volante in manovra" oppure "eh, ma non hai sentito la frizione... una piuma!" o ancora "sai, ha il cambio robotizzato, divertentissimo, sembra una formula 1!". Ma... siamo sicuri che tutte queste caratteristiche siano solamente un pregio? Nel caotico traffico di una grande città, nessuno può negarlo, sono sicuramente un vantaggio, sia per il fisico che per la mente, ma è altrettanto vero che quando si tratta di guidare per il puro piacere di farlo, la situazione cambia. Vediamo insieme cosa si prova alla guida di quella che era, tra la seconda metà degli anni '70 e '80, probabilmente l'equivalente di quello che rappresenta tuttora la serie 3.

Mentre mi muovo nel poco congestionato traffico di una fredda ma soleggiata domenica di fine inverno, e, infine, imbocco la statale che mi porterà alla bellissima strada scelta per la prova, noto subito come, tutto sommato, si potesse viaggiare confortevolmente e senza sforzo anche venticinque anni fa. Certo, il cambio a quattro marce è un limite quando si percorrono delle strade a scorrimento veloce, costringendo il motore a girare un po' in alto e, di conseguenza, facendo penetrare il suono del motore all'interno dell'abitacolo con una certa insistenza, però a velocità normali, diciamo fino ai 90-100 km/h, non è un problema e si può conversare con gli eventuali passeggeri senza dover utilizzare un megafono. La fine dell'inverno si avvicina, cosicché le vaste distese erbose che si stagliano ai lati della strada iniziano a mostrare i primi vivaci fiori colorati, a spezzare l'imperante verde dell'erba alta e delle coltivazioni. Finalmente però i noiosi rettilinei lasciano spazio alle curve e le distese erbose spariscono in favore di un verdissimo ma a tratti cupo bosco, siamo giunti al teatro della prova.

Guidare su questa strada mi permette subito di fare il punto della situazione: le auto moderne, in confronto, sembrano maledettamente prive di fantasia, prive di vita. Questa 316, pur non essendo affatto un'auto sportiva, ti rende davvero partecipe della guida, non c'è alcun dispositivo elettronico a mettere una pezza sui tuoi errori. Sapete una cosa? E' davvero coinvolgente. Sulle prime guidi con circospezione, anticipando un sacco le frenate e tenendo parecchio margine nelle curve. Ma basta poco per iniziare a sorprendersi. Lo sterzo, che inizialmente richiedeva uno sforzo probabilmente secondo solo a quello necessario per manovrare il timone del Bounty, prende vita e acquista una giusta consistenza e riesce anche a farti capire qualcosa a proposito dell'aderenza che si ha a disposizione. Anche i freni, che sulle prime dimostrano di appartenere a un'epoca lontana, da quanto è lunga e pesante la corsa del pedale, diventano ben presto amichevoli e, anche se la potenza non è certamente mostruosa, hanno una buona sensibilità. Il cambio è, per certi versi, un po' deludente. Gli innesti sono molto vaghi e le scalate veloci dalla terza alla seconda rappresentano un problema, almeno fino a quando non si fa l'abitudine, ma anche dopo aver fatto pratica la manovra non è sempre immediata.

Il motore, un quattro cilindri da 1.8 litri e 90cv, non è, a essere sinceri, una grande attrattiva, ma dato che nel 1981 rappresentava la soglia di ingresso della gamma, non si può neanche pretendere che abbia la grinta della successiva M3. Ha una erogazione corposa ai medi regimi e questo è sicuramente un aspetto importante; certo non è particolarmente lesto nel prendere giri nè caratterizzato da una colonna sonora realmente affascinante, ma forse sto iniziando a guardarlo con un metro eccessivamente sportiveggiante. Diciamo che non è l'elemento più attraente della vettura, però, cosa che conta realmente, ha una erogazione apprezzabile e una buona reattività all'acceleratore, doti entrambi importanti per una guida redditizia.

Ho lasciato per l'ultimo l'assetto perché è stato una sorpresa, sotto tutti i punti di vista. Rollio e beccheggio sono ben frenati e la tenuta di buon livello, onestamente mi aspettavo una deriva ben maggiore e invece, anche forzando un po' gli inserimenti, l'anteriore è sempre abbastanza tenace e solo spingendo molto esce fuori traiettoria. Chi invece non ama stare al proprio posto è la coda, direi che il vecchio luogo comune che paragonava le BMW a delle saponette non era poi del tutto campato per aria. Ma la cosa non è un grosso problema, almeno su asfalto asciutto. Guidando in maniera brillante, ma pulita, non si avvertono movimenti anomali del posteriore, ma, se si usa lo sterzo in maniera un po' più brusca, accompagnando la manovra con il rilascio del gas (o anche con un colpetto ai freni) ecco che la danza ha inizio. Se si va veloci, si può sfruttare questa caratteristica per aiutare gli inserimenti, con il posteriore che scivola di alcuni gradi aiutando l'auto a girare meglio. Guidando in maniera più aggressiva, magari usando un po' i freni dentro la curva, l'auto si scompone decisamente di più e, accelerando nel momento opportuno, si può uscire dalle curve più strette in sovrasterzo. Nel misto stretto si può giocare con i trasferimenti di carico per passare da una curva all'altra con poco sterzo e tanto divertimento, e, cosa da non sottovalutare, sempre senza raggiungere velocità proibitive.

A questo punto il parallelo con le auto attuali è scontato. Laddove occorre dosare per bene l'acceleratore o anticipare con cura una frenata, arriva l'elettronica, con la sua mano invisibile che protegge da (quasi) qualsiasi errore. Su questa BMW di venticinque anni fa non c'è l' abs, nè il controllo di trazione nè, tanto meno, il controllo di stabilità. E' facile pensare che un ipotetico mix di trazione posteriore, pioggia battente, curva e guidatore con poca esperienza, possa avere un esito davvero infelice, ma se si ha abbastanza esperienza da poter domare la sua dinamica "creativa" è impossibile non scrutare il bellissimo panorama della guida attraverso questa piccola finestra che è la 316. Nonostante non abbia prestazioni selvagge, guidata con brio non è un'auto sempre facile e occorre essere ben coscienti di cosa si sta facendo. Insomma se si vuole scoprire cosa significa guidare davvero, questa BMW è sicuramente un buon modo per iniziare, anche perchè il prezzo non impegnativo consente di passare sopra l'assenza di un glorioso passato sportivo. In fondo quando sei al volante e, dopo una bella scalata con punta-tacco, entri in curva allegro ed esci con un lieve controsterzo, questo non ha la minima importanza.

Autore: Enrico Argiolas

Tag: Retrospettive , Bmw


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