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Retrospettive

pubblicato il 1 maggio 2011

Volkswagen New Beetle, la storia

Dal 1994 al 2011 molte le sfide da superare

Volkswagen New Beetle, la storia
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Gli anni Novanta del Secolo Scorso sono stati anni tristi per l'Automobile. Il mercato era fermo, l'industria disorientata, sembravano finite le idee ed i capitolati di omologazione minacciavano di farsi sempre più complessi. Insomma, per essere "genuini": una tragedia. Però, nelle difficoltà, si sa, l'ingegno magicamente si ravviva e così al Salone di Detroit del 1994 uno strano oggetto fece capolino nello stand Volkswagen. Sembrava un giocattolo in dimensioni reali, una "macchina" enorme: un insieme minimalista di archi intersecati tra loro con un forte richiamo allo storico Maggiolino, la "mamma" di tutte le VW! Era la Concept 1, un prototipo di stile che voleva interpretare, proiettandoli nel Terzo Millennio, i canoni del Maggiolino. Insomma un esperimento, sul quale la Casa non credeva particolarmente, ma che funzionò.

ALL'INIZIO ERA UN CONCEPT
La storia del Concept 1 iniziò alcuni anni prima, nel centro stile VW in California. J. Mays, designer americano dal 1980 all'Audi (nonostante una breve parentesi in BMW), iniziò con il collega Freeman Thomas a fantasticare su un'evoluzione moderna della vecchia Beetle. Un gioco, un esercizio per due professionisti del design. I lavori procedettero "in proprio" fin quando i due non presentarono un prototipo che giunse nel momento giusto: erano gli anni in cui il gruppo VAG in USA era in profonda crisi, né Volkswagen, né Audi riuscivano a ritrovare nel consumatore americano la stessa "considerazione" di cui godevano nel Vecchio Continente. Ci voleva qualcosa per smuore un po' le acque stagnanti in cui l'intero gruppo era infilato: il prototipo di Mays e Thomas era l'arma giusta. Presentata in uno squillante giallo canarino, la Concept 1 attirò gli sguardi dei visitatori al NAIAS '94, tanto da convincere i vertici VW: l'auto si sarebbe fatta. Dopo la prima apparizione a Detroit, altri due prototipi sempre più affinati, furono pronti per la ribalta: una rossa cabrio, pronta per il successivo Salone di Ginevra ed una nuova berlinetta di colore nero presentata al Salone di Tokyo del 1995. Quest'ultimo concept era ben diverso dai primi due: equipaggiamenti ben definiti (con gruppi ottici "reali" ed addirittura le luci di posizione laterali tipiche delle auto immatricolate in USA), ed un interno che, seppur moderno, minimalista ed in linea con quello dei prototipi precedenti, appariva affinato in molti particolari e reso funzionale come quello di un'auto "vera". Insomma, il concept presentato a Tokyo, a parte pochissimi particolari, sembrava pronto per la produzione in serie: la vera anticipazione della Beetle che verrà.

UN'AUTO CONTROVERSA
E la Beetle arrivò, due anni dopo, nel 1997, prodotta in Messico in uno stabilimento in cui venne affiancata al modello originario (costruito fino al 2003): venne commercializzata a partire dall'inizio del 1998 nei mercati Nordamericani con il nome di "New Beetle" e la particolarità di nessuna scritta identificativa sulla carrozzeria, ad esclusione del marchio di Wolfsburg. Realizzata sul pianale della Golf IV, con la stessa base meccanica, la prima New Beetle venne accolta positivamente dal mercato, tanto che in pochi mesi si esaurì la produzione del primo, intero, anno. La decisione, poi, di lanciare il modello prima in America e successivamente in Europa, fu un'ottima scelta strategica: il mercato americano si mostrò inizialmente molto "ricettivo" verso questa insolita automobile tanto da permetterle di fare da traino per l'intera gamma americana del Gruppo. Nel Vecchio Continente, intanto, cresceva l'attesa al punto che si moltiplicarono i commercianti e gli importatori paralleli che riuscirono a far arrivare in Europa esemplari con specifiche USA per soddisfare quest'innata sete di retrò.

UN BREVE SUCCESSO
Ufficialmente la New Beetle giunse da noi tra la fine del '98 ed i primi mesi del 1999: gli inizi della commercializzazione furono - come da copione - un autentico successo. L'estetica originale, i forti richiami al passato ed una meccanica rinomata e di grande serie, furono ottime credenziali. Tuttavia la New Beetle rimaneva un modello "difficile". Motori di cubatura medio alta e dimensioni da segmento C non erano, per ovvi motivi legati al design, abbinati ad un'abitabilità accettabile. Anzi, l'auto all'interno mostrava uno sfruttamento degli spazi che, al consumatore, apparvero quantomeno singolari: scarsissima abitabilità posteriore ed una plancia enorme, profondissima. Tutto era legato al profilo arcuato, che impose ai progettisti problemi difficilmente risolvibili. A tutto ciò s'aggiunsero doti dinamiche un po' sottotono: le motorizzazioni, benchè generose (all'esordio un due litri da 115 CV ed un 1.8 Turbo da 150, nonché il 1.9 TDI da 90 CV), riuscirono poco contro la mole della vettura. Insomma, in Europa l'entusiasmo intorno alla New Beetle si spense dopo alcuni mesi, relegando la vettura ad un ruolo di nicchia che, comunque, riuscì a vestire ottimamente e senza patemi (in fin dei conti, VW la sua compatta di successo ce l'aveva già...).

2011: UNA NUOVA SFIDA
La sua carriera proseguì senza particolari slanci fino al 2003 quando venne presentata la versione cabrio che riuscì, probabilmente più della berlinetta, a rivestire quel ruolo particolare che fu del Maggiolone Cabrio. Nell'occasione piccole modifiche alle finiture esterne (furono riposizionati gli indicatori di direzione laterali, incastonati negli specchietti) ed una nuova gamma di motori, arricchita da un improbabile 1.4 a benzina da appena 75 CV, da un 1.6 da 101 e da un nuovo TDI da 1.9, tarato a 105 CV in luogo del vecchio da 90. Infine il 1.8 turbo fu disponibile per alcuni mercati anche in versione da 180 CV. In realtà, negli Stati Uniti la gamma di motorizzazioni era diversa, anche se ben poco europea, e più adatta alla mole della vettura con la presenza di unità VR5 da 2.3 litri e cinque cilindri in linea da due litri e mezzo che, seppur non potentissime (rispettivamente 170 e 150 CV) che garantivano una migliore guidabilità. Il posizionamento sul mercato USA fu ben diverso: la New Beetle era un'auto dedicata ai ragazzi che di spazio non avevano particolare bisogno. Non fu un caso, infatti, che i livelli di vendita di questa insolita compatta, Oltreoceano, rimasero pressoché stabili negli anni. Da ricordare, a proprosito, la rara RSI, sconosciuta in Europa, realizzata in soli 250 unità e spinta dal VR6 da 3.2 litri, forte di ben 224 CV e di un allestimento spiccatamente sportivo.
Dopo il restyling del 2005, dove furono modificati i paraurti, i gruppi ottici e le finiture interne, la New Beetle confermò, per quanto possibile, il suo ruolo di compatta di nicchia e questo nonostante ad un altro famoso "remake" storico, quello della MINI, arrise un ben diverso successo. Fin quando non si è iniziato a parlare della nuova, più agguerrita, Beetle targata 2011: vedremo...

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Volkswagen , auto europee , auto storiche


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