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Mercato

pubblicato il 29 aprile 2011

Moody’s mette Fiat sotto osservazione

Dopo Fitch e Standard&Poor’s, un’altra agenzia pronta a tagliare il rating al Lingotto

Moody’s mette Fiat sotto osservazione

Moody's ha messo sotto osservazione Fiat SpA per un possibile declassamento dall'attuale livello Ba1, analogamente a quanto già aveva fatto Fitch qualche giorno prima. La notizia arriva dopo l'annuncio da parte di Sergio Marchionne di voler salire al 46% di Chrysler attraverso il contestuale rifinanziamento del debito con i governi statunitense e canadese per poi acquisire il controllo di Auburn Hills entro la fine del 2011 grazie al raggiungimento dei target fissati dal piano industriale.

TROPPO ITALIA E BRASILE DIPENDENTE
La messa sotto osservazione è dovuta in particolare alla scarsa differenziazione territoriale ovvero al fatto che Fiat ha un ruolo dominante in Italia (30%) e Brasile (25%) racimolando i due terzi dei propri profitti in questi due mercati giudicati vulnerabili, ma è poco presente in altri paesi e dunque esposta a rischi maggiori di stabilità in termini di flusso di cassa. La dimostrazione ulteriore sarebbe la perdita di quote di mercato in Europa e sul mercato domestico nel primo trimestre. A pesare inoltre è la mancanza del lancio di nuovi modelli per l'Europa e ai ritmi di rinnovamento della gamma più bassi rispetto alla concorrenza. Moody's prevede una perdita di quota ulteriore nei prossimi due anni fino a quando Fiat non sarà capace di riprendere una capacità di investimento e di intensità nei lanci di prodotto che avrà bisogno di capitali il cui costo peserà ulteriormente sui bilanci della casa torinese.

E LA FUSIONE CON CHRYSLER NON PIACE MOLTO A S&P...
Fiat inoltre rischia un ulteriore declassamento anche da parte di Standard & Poor's, l'agenzia che, senza molti preamboli, abbassò a febbraio, dopo lo scorporo di Fiat Industrial, il rating da BB+ a BB giudicando l'operazione dannosa per la liquidità e la capacità di investimento del ramo auto. Per lo stesso motivo, Standard & Poors's ha fatto sapere che sarebbe pronta a dare un'altra sforbiciata al suo giudizio non appena Fiat dovesse prendere la maggioranza di Chrysler poiché parte di questa operazione dovrebbe essere finanziata con la cassa. La stessa agenzia ha valutato che Fiat SpA ha riserve per 16,4 miliardi di dollari (12 miliardi di euro), ma evidentemente S&P non le giudica abbastanza rassicuranti di fronte all'esborso previsto di 1,27 miliardi di dollari per salire al 46% in Chrysler e agli interessi passivi generati dai prestiti, anche se quelli pretesi dalle banche dopo la rinegoziazione dovrebbero essere più bassi di quelli praticati dal Tesoro di Washington e di Ottawa e dei quali Marchionne si è più volte pubblicamente lamentato.

LA CARTA FERRARI E LA PARTITA CON GLI ANALISTI
Lo stesso manager italo-canadese sostiene invece che il denaro nelle casse di Fiat è sufficiente facendo capire, da buon giocatore di carte, che nel mazzo c'è anche Ferrari, valutata oltre 5 miliardi di euro (oltre 7 miliardi di dollari) che potrebbe essere portata in borsa entro l'anno per racimolare altro denaro fresco. In ogni caso, i rating attuali forniti dalle più importanti agenzie del settore sono al di sotto del livello consigliato per l'investimento e Marchionne, se vuole riguadagnare la fiducia degli analisti, dovrà trovare il modo di convincerli. La sensazione è che ai loro occhi Fiat sia troppo impegnata in operazioni finanziarie e troppo poco nello sviluppo e nel lancio di prodotti. I prossimi mesi saranno decisivi per far virare questo convincimento che potrebbe costare ulteriore denaro alle casse di Fiat in termini di interessi passivi.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , torino


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