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pubblicato il 26 aprile 2011

Dieci anni fa se ne andava Michele Alboreto

Fu l'eroe della Ferrari degli anni '80, nel 2001 la morte durante un test sul Lausitzring

Dieci anni fa se ne andava Michele Alboreto
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"Alboreto!" esclamavano i più piccoli, azzardando un sorpasso in bicicletta al compagno di giochi-avversario. Per chi ha meno di quaranta anni, Michele Alboreto era uno di quei nomi familiari, perché lo pronunciava la TV, la radio, papà, il fratello maggiore, ma anche se eri troppo piccolo per sapere chi fosse esattamente, sapevi che era un grande, un vincente e che quel sorpasso lo avevi fatto alla maniera di Alboreto, il campione che in un 25 aprile di 10 anni fa se ne andò in uno schianto mortale sul Lausitzring, in Germania. Aveva 44 anni.

I più grandi di allora invece sapevano tutto di lui: Michele Alboreto era il"ragazzo in rosso" (ma con casco giallo e blu alla Ronnie Peterson), l'italiano nato in provincia (a Rozzano) che finalmente, un trentennio dopo Alberto Ascari, riusciva a mettere paura ai giganti Senna, Prost, Mansell, Piquet. "Sono note le mie simpatie per Michele Alboreto. È un giovane che guida tanto bene, con pochi errori. È veloce, di bello stile: doti che rammentano Wolfgang von Trips, al quale Alboreto assomiglia anche nel tratto educato e serio. Oggi ho la certezza che è fra i sei migliori della Formula 1". Parole di Enzo Ferrari, che lo volle con sé nonostante la nota idiosincrasia per i driver nostrani.

Approdò in Ferrari nel 1984, ma gli italiani si erano già accorti di lui già due anni prima, quando con la Tyrrell con cui aveva debuttato ad Imola vinse a Las Vegas (1982) e a Detroit (1983). Poi gli anni in Rosso, cinque, aperti con pole e vittoria di Zolder alla terza stagionale. Ad un quarto posto nel Mondiale seguì la piazza d'onore del 1985, l'annata più amara che gli italiani si ricordino, quella dell'iride andata ad Alain Prost e dei quattro ritiri nelle ultime quattro gare a causa di un nuovo motore troppo fragile, che cancellò le gioie e le vittorie di Montreal e Nurburgring.

Andò come andò e dopo altre tre stagioni con la Ferrari e sei campionati meno felici nella massima serie (con Tyrrell, Larrousse, Arrows, Footwork, Scuderia Italia e Minardi) uscì dal Circus. Turismo e DTM con Alfa, IMSA e Indy, ma soprattutto Le Mans, ritornando al suo antico amore per l'endurance nato prima dell'arrivo in Formula 1, con il team Martini Racing. La soddisfazione maggiore arrivò nel 1997, con la vittoria alla 24 Ore di Le Mans del 1997 su TWR-Porsche WSC-95, in equipaggio con Stefan Johansson e Tom Kristensen. L'ultimo trionfo in carriera alla 12 Ore di Sebring del 1999, insieme a Dindo Capello e Laurent Aiello. Due anni dopo era ancora in pista al lavoro con l'Audi R8, determinato a conquistare un altro trofeo da aggiungere alla sua vetrina, ma la bandiera a scacchi della vita arrivò troppo presto, prima che gli italiani potessero ancora una volta gridare "Alboreto!".

[Foto da www.michelealboreto.com]

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Tag: Motorsport , Ferrari , formula 1 , piloti , anniversari


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