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Retrospettive

pubblicato il 24 aprile 2011

Ford Focus, la rivoluzione di Detroit

Due generazioni e tredici anni di successi per la compatta dell’Ovale Blu

Ford Focus, la rivoluzione di Detroit
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Sono passati quasi tredici anni da quel fatidico 1998. Fatidico perchè il 1998 è esattamente l'anno cardine di un triennio, quello che va dal '97 al '99, in cui l'Automobilismo iniziò a capire che qualcosa non andava. Dall'Europa agli Stati Uniti si cercò di cambiare "strada" per case spesso sopite, abituate a dormire su allori ormai secchi. Cambiarono gli assetti e sullo scacchiere si delineò quello che sarebbe diventato il letimotiv del decennio successivo, quella tendenza aggregativa che attraverso vari passaggi porterà alla condizione attuale del mercato. La Ford in quegli anni era in piena rivoluzione. Se negli Stati Uniti le posizioni non erano ancora così traballanti (come lo saranno dieci anni dopo), la gamma europea era apprezzata, sicuramente, ma decisamente superata in termini di stile e contenuti. Ad eccezione della già matura Mondeo, di una Galaxy anonima e dell'insolita Ka, che abbinava ad un'estetica di rottura, il pianale della Fiesta ed un vecchio 1.3 ad aste e bilancieri inadeguato ad un'utilitaria moderna, il resto della gamma (ben la metà dei modelli proposti) era ancora figlio degli anni '80: Fiesta, Escort e Scorpio non erano altro che pesanti
aggiornamenti di modelli nati nella seconda metà del decennio precedente, con tutto ciò che ne
derivava. E la seconda fase del rinnovamento iniziò proprio dalla nuova Escort.

ALL'ATTACCO DI WOLFSBURG
Il progetto C170 iniziò a metà gli anni Novanta, quando in Ford decisero che era giunto il momento di cambiare immagine. I vari prototipi di Ka, infatti, ottennero un buon riscontro e convinsero la Casa di Detroit che - almeno in Europa - i tempi erano maturi per un maquillage profondo del brand. La nuova corrente estetica venne denominata New Edge ed ufficialmente nacque proprio con la Ka, con quel suo particolare insieme di linee morbide e tese, di superfici piane, di spigoli e convessità armonizzate secondo canoni nuovi ed insoliti. La C170 avrebbe seguito senza mezzi termini la nuova corrente, abbinandola però a motorizzazioni "familiari", montate su un pianale completamente nuovo, rigidissimo per gli standard del tempo e che poteva sfoggiare - al posteriore - anche una raffinata architettura multilink in luogo del vecchio ponte torcente. Mesi di anteprime e di scatti rubati abituarono gli automobilisti a quello "strano oggetto" così insolito da stentare a credere che potesse essere una Ford e, soprattutto, che potesse essere la nuova Escort. Sarebbe stata l'erede di un modello che per trent'anni abituò la clientela con linee rassicuranti, assolutamente tranquille e familiari tanto che neanche i grintosi allestimenti RS riuscirono a mai a sdoganarle completamente. Eppure, la nuova Escort stava nascendo e nel 1998 s'affacciò al mercato. L'esordio di questo nuovo modello fu segnato da uno shock duplice: da un lato la già citata estetica, dall'altro il nome. Dopo trent'anni esatti il nome Escort fu accantonato in favore di Focus che, bisogna riconoscerlo, ha avuto la sua parte di merito nell'affermazione del modello. Ponendo un insolito accento su questa auto, fece invecchiare senza mezzi termini la concorrenza, non solo quella italiana e francese (già dai numeri più limitati), ma facendo traballare anche il trono della Golf, quella Golf IV che rimarrà negli annali come la migliore (almeno fino ad oggi) tra le compatte di Wolfsburg.

NEW EDGE
Il design colpì moltissimo la clientela: le proporzioni davano un senso di enorme solidità, con la linea di cintura alta e la fiancata dai volumi marcati, senza prescindere da un ben evidente dinamismo delle linee. Il frontale era caratterizzato dalla sottile calandra e dal vezzo degli indicatori di direzione separati ed incastonati nel paraurti, mentre la coda si riconosceva per il piccolo lunotto e i gruppi ottici a sviluppo verticale. L'ottima impostazione estetica fu confermata anche dalle due varianti principali, la station wagon e la berlina tre volumi. Quest'ultima non era priva di equilibrio (caso raro tra le berline compatte) e vantava una coda con gruppi ottici specifici, sempre a sviluppo verticale. L'abitacolo era la naturale trasposizione degli elementi estetici della carrozzeria. Se i tessuti e le sellerie avevano un profilo "normale", la plancia colpiva per l'insolita disposizione dei volumi. Era "panciuta", quasi invadente e terminava in un'insolita consolle centrale a goccia in cui ogni elemento (dai comandi del clima, alle bocchette d'aerazione, al taglio del piccolo orologio digitale) era collocato "ad hoc" per armonizzarsi con l'insieme, ad eccezione dell'autoradio, dalla classica forma rettangolare. La strumentazione era inserita in un esteso cupolino e presentava numerose spie e i quattro indicatori "standard": termometro liquido di raffreddamento, contagiri, tachimetro contachilometri e indicatore livello carburante. In termini di sicurezza, la Focus non faceva eccezione rispetto alla tradizionale attenzione di Ford. L'auto aveva l'ABS e gli airbag frontali di serie per tutte le versioni, dotazione integrabile con gli airbag laterali con il TCS e con l'ESP. Tra gli accessori, da rimarcare la possibilità di montare il cruise control, il computer di bordo e il clima manuale. La gamma di motorizzazioni spaziava tra il 1.4 e il 2 litri a benzina (con potenze comprese tra 75 e 115 CV), affiancati da un turbodiesel iniezione diretta 1.8 da 90 e 115 CV, in tre allestimenti (Ambiente, Trend e Ghia). Nonostante la Focus esordì in versione 5 porte (con le versioni 3 porte, berlina e station wagon ordinabili da subito ma disponibili solo a partire dal 1999), i primi mesi di commercializzazione furono un autentico successo e, anche se in alcuni mercati non furono disponibili determinate varianti di carrozzeria (come in Italia la tre volumi), puntuale arrivò il titolo di Auto dell'Anno 1999. L'anno successivo per la Focus si aprirono le porte del mercato Nordamericano: prodotta in Michigan, la Focus americana si differenziava per pochi particolari dal modello europeo, essenzialmente i paraurti, gli indicatori di direzione anteriori (con funzione di luci di posizione e collocati ai bordi della calandra) e per il side-marker laterale anteriore: il modello era disponibile con motori 2 e 2.3 litri e tutte le varianti di carrozzeria previste per la versione europea. Proprio per la gamma europea il primo restyling arrivò nel 2001: a pochi aggiornamenti estetici, con nuovi gruppi ottici e paracolpi ridisegnati, facevano da contraltare l'impianto elettrico ottimizzato e l'esordio delle motorizzazioni a gasolio common rail TDCi da 1.8 e 2 litri. A queste seguì la versione sportiva ST con un due litri da 170 CV e, dopo alcuni mesi, l'estrema RS con lo stesso due litri sovralimentato fino a 215 CV.

BUONA LA PRIMA
Nel 2004 la Casa madre optò per la sostituzione: la prima Focus cedette il passo alla seconda serie. In sei anni il New Edge design sembrò aver perso di significato tanto che la Ford, con una nuova sterzata (che aveva il sapore dell'evoluzione più che della rivoluzione) si convertì a linee più caute. In realtà i nuovi stilemi, che esordirono sulla seconda generazione di Mondeo, sembravano essere un passo indietro rispetto al New Edge: le linee erano meno audaci e le superfici raccordate con maggior "tranquillità". Certi, gustosi, contrasti estetici furono quasi... anestetizzati. La nuova Focus, realizzata sul pianale "globale" C1 (comune a Mazda 3 e Volvo S40/V50) aveva dimensioni più importanti rispetto alla precedente e, come detto, linee ben più tranquille, seppur con la medesima impostazione di base. Come l'esterno, anche l'abitacolo subì un trattamento "normalizzante". Cambiarono i materiali, con un deciso slancio verso l'alto soprattutto in termini di plastiche, ma il design divenne banale e senza particolari vezzosità. Adeguate, ovviamente, le dotazioni con la possibilità di montare accessori d'avanguardia come la connessione Bluetooth tra impianto hi-fi e telefono cellulare. Come la precedente, la nuova Focus fu proposta anche in versione berlina 4 porte, mentre esordì la monovolume compatta, denominata C-Max. Sotto pelle si ritrovò, aggiornata, la stessa gamma di motorizzazioni della serie precedente, con la sostituzione delle unità 1.8 e 2.0 litri a benzina con omologhi derivati dalla gamma Mondeo. Scomparvero, almeno inizialmente, le versioni spinte ST ed RS, mentre vi fu il ritorno della versione cabrio in un particolare allestimento coupè-cabriolet curato da Pinifarina e presentato contestualmente al nuovo modello, in veste di prototipo. Nel 2005 anche la nuova Focus ottenne la sua versione ST, questa volta spinta dal poderoso motore T5 Volvo, 5 cilindri in linea sovralimentato da 2.5 litri e 226 CV.

FOCUS III, L'AMERICANA
Intanto Oltreoceano continuava la carriera della Focus prima serie che venne aggiornata solo nel 2006, con un nuovo frontale ispirato a quello della seconda serie europea. In USA e Canada, infatti, la vita della Focus C170 proseguì fino al 2008, quando fu sostituita da un nuovo modello, profondamente rivisto, ma ancora realizzato sulla base della prima, vecchia, Focus europea. Questa nuova Focus MkII in versione USA, divenne disponibile inizialmente in versione berlina 2 e 4 porte, affiancate per i primi mesi dalla hatchback M.Y. '06 tre porte solo per le versioni sportive. L'ultima evoluzione della Focus USA presentava tutti gli stilemi delle Ford americane. Con la calandra rettangolare e cromata, i gruppi ottici anteriori a sviluppo orizzontale e gli interni decisamente "banalizzati", si sganciò dal design New Edge e dalle sue successive evoluzioni. Contemporaneamente in Europa venne presentata la nuova Focus RS, spinta dallo stesso T5 della ST, ma con 305 CV. Quest'allestimento, presentato in una insolita livrea verde acido, sposava le modifiche estetiche del restyling a cui furono sottoposte le versioni borghesi. Il nuovo design della Focus sposava, questa volta, i principi del Kinetic Design, nato con la contemporanea Mondeo terza serie, e che si prefiggeva il compito di dare una nuova identità al marchio (magari più stabile e duratura rispetto alla corrente del New Edge, dimostratasi efficace, ma particolarmente effimera). Con il restyling, le Focus aggiornate presentavano un nuovo frontale, più curato ed espressivo, sottolineato dal particolare profilo dei gruppi ottici, ed nuovi interni, anche questi maggiormente curati, con strumentazione e comandi dalla nuova grafica. Di quest'aggiornamento della seconda generazione di Focus non si può dimenticare la RS500, tirata in soli 500 esemplari e dotata di un'unità spinta a 350 CV, tutti scaricati sulle ruote anteriori. Con la RS500 si chiudono, idealmente, le evoluzioni della Focus II, sostituita nel corso 2011 dalla terza generazione, nata con nuovi intenti globali, che ha esordito in USA nel 2010.

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Ford , auto americane , auto storiche


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