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pubblicato il 8 aprile 2011

Fiat, Marchionne non vuole lasciare l'Italia

Ieri l'ad lo ha ribadito, parlando della scalata in Chrysler e di Fabbrica Italia

Fiat, Marchionne non vuole lasciare l'Italia

"L'Italia non è un Paese da abbandonare", ha detto ieri l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, all'Università di Bologna, dove è stato chiamato ad aprire le Mba Lectures, il ciclo di incontri con i leader di imprese ed organizzazioni internazionali promosso da Unicredit e Alma Graduate School, la business school dell'Università. E dal convegno, che lo ha messo a stretto contatto con molti giornalisti, sono emersi - come sempre accade quando c'è lui ad un incontro pubblico - diversi spunti che fanno notizia. L'ad è stato interrogato su molti argomenti, dalla scalata in Chrysler alle relazioni con Tata passando per lo sviluppo di Fabbrica Italia. E c'è stato anche chi - e parliamo di Bruno Papignani, segretario generale della Fiom di Bologna - si è detto "sinceramente" preoccupato "che Marchionne venga a insegnare come si fa il manager a Bologna. Faceva una figura migliore se come alunno ascoltava gli imprenditori e gli studenti", ha detto Papignani, che - come riferisce Il Sole 24 Ore Radiocor - voleva consegnargli una lettera dal sindacato, ma non è stato fatto entrare.

MARCHIONNE: "L'ITALIA DEVE ESSERE CONOSCIUTA COME IL PAESE DEL FARE"
Marchionne ha anche detto che l'Italia deve essere conosciuta come "il Paese del fare" e ha poi approfittato della ricorrenza del 150esimo anno dell'Unità d'Italia per dire che "dalla situazione di oggi ne possiamo uscire ritornando a quella idea di origine nata negli anni della costruzione dell'Italia. Un'idea che prende le mosse dalla fiducia nella nostra nazione e in una società capace di riscoprire i motivi della propria unità e di rialzarsi, invece di approfondire quelli della propria divisione e cadere". Per questo, secondo il manager italo-canadese, va avanti il progetto Fabbrica Italia, il cui obiettivo è proprio quello di eliminare le "inefficienze" del sistema produttivo italiano e creare "una base sana su cui far crescere la produzione, le esportazioni e le opportunità di lavoro".

FIAT E' VICINA AL 30% DI CHRYSLER
Ai giornalisti che hanno chiesto di Chrysler, Sergio Marchionne ha ribadito che il Lingotto è vicinissimo ad avere il 30% del Gruppo americano. "Credo che siamo molto vicini al secondo 5%, che dovrebbe essere risolto nei prossimi 30-60 giorni", ha detto a Il Sole 24 Ore Radiocor. Le tappe della fusione quindi procedono secondo i tempi stabiliti. "L'ultimo pezzo (vale a dire l'altro 5% che porterà Fiat al 35% di Chrysler) ha a che a che fare con l'omologazione di una macchina che farà 40 miglia a gallone e che dovrebbe realizzarsi entro la fine di quest'anno, forse anche prima. Entro fine 2011 arriveremo al 35%", ha puntualizzato l'ad.

CONTINUA IL LAVORO CON TATA E L'IMPEGNO IN RUSSIA
"Con Tata bisogna continuare a sviluppare il programma. La jv (con Fiat) continua", ha spiegato Marchionne che guarda con interesse anche alla Russia, dove ha già detto alcuni giorni fa di voler proseguire l'impegno economico, nonostante siano falliti i negoziati con Sollers, andati invece a buon fine con Ford.

LA LETTERA DELLA FIOM
A contestare Sergio Marchionne fuori dall'Alma Graduate School di Bologna c'erano una trentina di metalmeccanici della Fiom e alcuni militanti del centro sociale Tpo. Come già detto il segretario generale della Fiom di Bologna, Bruno Papignani, avrebbe voluto consegnare una lettera indirizzata a Marchionne "per esporre - si legge nello scritto riportato dall'AGI - un'insieme di problematiche che riguardano le lavoratrici ed i lavoratori del gruppo Fiat, nella speranza di trovare in Lei almeno questa volta un ascoltatore attento e disponibile ad un confronto civile". Un cartello intanto recitava: "Bocciare Marchionne, lavori in corso per lo sciopero generale. Promuovere i diritti", firmato centro sociale Tpo, Uniti contro lo sciopero.

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Tag: Attualità , auto italiane , produzione , lavoro , torino , bologna


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