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pubblicato il 1 aprile 2011

Fiat-Gheddafi: esiste ancora un legame?

Secondo WikilLeaks, fin dal 2006 il 2% di Fiat è ancora “libico”. Il Lingotto smentisce

Fiat-Gheddafi: esiste ancora un legame?

Le vicende di attualità riguardanti la crisi politica in Libia hanno rispolverato nel mondo dell'auto la vicenda riguardante la presenza di capitali libici all'interno di Fiat. In particolare, lo scambio epistolare tra il direttore della rivista TheTruthAboutCars e l'ufficio stampa internazionale della Fiat riporta a galla le voci secondo cui il Lingotto, nel 1986, non riacquistò tutte le azioni cedute nel 1976 ai fondi di investimento facenti capo a Gheddaffi, come invece riportano le fonti ufficiali. Proviamo dunque a fare un breve riassunto delle vicende finanziarie che coinvolsero la banca controllata dal governo libico "Lafico" (Lybian Arab Foreign Investiments Company), il fondo d'investimento "Lia" (Lybian Investment Authority) e la Fiat.

IL RIMBALZO DI AZIONI TRA FIAT E LA LIBIA
Nel 1976, in piena crisi petrolifera, la "Lafico" fornì supporto finanziario all Casa torinese in difficoltà, ricevendo in cambio delle quote azionarie di Fiat, che negli anni seguenti raggiunsero il 14%. Nel 1986, in un contesto diplomatico in cui gli USA introducevano sanzioni alla Libia (limitandone la libertà di interazione con l'Europa), i rapporti economici tra Fiat e i fondi di Gheddafi dovettero tener conto anche degli equilibri politici tra il nostro Paese, gli Stati Uniti e la Libia. Il risultato fu la riacquisizione da parte degli azionisti del Gruppo torinese del 14% delle azioni possedute dalla Lafico. Ufficialmente, la vicenda finanziaria si concluse in questo modo ma, secondo quanto riportato da TheTruthAboutCars, fonti provenienti dall'organizzazione WikiLeaks e riportate dall'agenzia Reuters parlano di legami d'affari tra Fiat e Libia ancora esistenti. Seguendo questa traccia, nel 2006, il Dipartimento di Stato americano avrebbe individuato la presenza di "Lafico" e "Lia" nel 2% di Fiat, nel 15% di Tamoil e nel 7,5% della Juventus.

FIAT E CONSOB SMENTISCONO I RUMORS
La replica ufficiale dell'ufficio stampa internazionale di Fiat si è tradotta in una lettera indirizzata a TheTruthAboutCars. La nota smentisce quanto riportato dalla Reuters e conferma che nel 1986 la "Lia" cedette il 14% delle azioni Fiat al Gruppo torinese, non avendo più alcuna partecipazione azionaria nella Casa automobilistica stessa. I dubbi che possono dunque rimanere si basano sulla considerazione che gli investitori libici abbiano potuto aggirare le sanzioni imposte dal governo USA. Come chiarito ad OmniAuto.it direttamente da Fiat S.p.A., il valore del 2% che rimbalza tra i media relativamente alla quota azionaria libica non è veritiero e il Gruppo dichiara di non avere più alcun legame finanziario con società riconducibili a Gheddafi. Non arrivano, infine, smentite dalla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) - l'organo di tutela degli investitori e della trasparenza del mercato mobiliare italiano - che non ha riscontrato quote superiori al 2%, limite fissato per definire "rilevante" una partecipazione nelle società quotate in borsa. Eventualmente, secondo questa regolamentazione, le azioni "incriminate" potrebbero essere comprese tra lo 0% e l'1,99%: una forbice in cui la presenza di questi fondi non smentirebbe in ogni caso la versione ufficiale dei fatti.

[Foto: Flickr.com]

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Tag: Attualità , Fiat , VIP , auto italiane , dall'estero , torino


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