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Curiosità

pubblicato il 20 marzo 2011

L’articolo sull’auto che scotta

Scott Burgess del Detroit News, si dimette dopo un articolo sulla Chrysler 200

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La verità può fare male? Certo che sì, di sicuro può dare molto fastidio un'opinione espressa in modo netto, come troppo poco spesso viene fatto dal mondo del giornalismo nei confronti di un prodotto di un'industria grande e potente come quella automobilistica.

DICO QUELLO CHE VOGLIO O ME NE VADO
Scott Burgess, editorialista del settore auto del quotidiano Detroit News mercoledì si è dimesso per aver ricevuto pressioni da parte di un inserzionista pubblicitario a seguito di un articolo che riguardava la Chrysler 200, pubblicato sia su carta sia sull'edizione online. E proprio le correzioni apportate alla versione telematica avrebbero indotto Burgess a lasciare il suo incarico. Cosa aveva scritto di così sconveniente? E chi ha telefonato in redazione per protestare? Il sito jalopnik.com ha fornito una ricostruzione esaustiva per entrambe le questioni. Il giornalista americano aveva criticato in maniera severa, quasi feroce, la berlina di Chrysler, rea di non essere non abbastanza nuova, ma un semplice miglioramento della Sebring, apprezzabile in alcune aree come il comfort e il comportamento stradale, ma certo non abbastanza per battersi ad armi pari con la concorrenza.

TAGLIATA A FETTE
Un giudizio netto, formulato su un modello fondamentale nel segmento più combattuto negli USA. È come se un quotidiano di Torino stroncasse la Fiat Punto o un giornale di Wolfsburg dicesse che la nuova Volkswagen Golf non è al passo con Ford Focus e Opel Astra. Il problema è che il sarcasmo di Burgess ha apostrofato con la parola "dog" (in italiano "cane") la 200 intorno alla quale la Chrysler ha organizzato la campagna milionaria "Imported from Detroit" che ha toccato anche il Super Bowl e ha per testimonial Eminem. A questo proposito, Burgess ha commentato "Se è questo il miglior veicolo che Detroit esporta, allora Glenn Beck ha ragione". Per chi non lo sapesse, Glenn Beck è un personaggio quantomeno controverso che conduce su giornali, libri, radio e tv una vera e propria crociata contro la cultura progressista e secolarizzata. E questa è proprio una delle frasi sparite dall'edizione online dell'articolo del Detroit News, insieme a molte altre che - guarda caso - sono quelle più taglienti.

LE SPIEGAZIONI E LE GIUSTIFICAZIONI
Jalopnik ha poi interpellato sia per email i responsabili della redazione del quotidiano americano sia alcuni dei redattori. Un paio di quest'ultimi, che hanno preferito rimanere anonimi, hanno raccontato dell'arrivo di una telefonata in redazione al seguito della quale sono state apportati tagli e correzioni che hanno cambiato - e non di poco - il segno dell'articolo. Sue Carney, Business Editor del Detroit News, ha risposto per iscritto quanto segue: «Abbiamo fatto parecchi cambiamenti alla versione online dell'articolo di Scott perché il linguaggio di quello originale ci metteva in imbarazzo. Avremmo dovuto farli durante il processo di correzione, ma così non è stato. Mentre era troppo tardi per la versione su stampa, abbiamo potuto fare cambiamenti su quella online. Le correzioni non hanno cambiato sostanzialmente il senso del pezzo di Scott. Un concessionario ha sollevato lamentele e abbiamo dato uno sguardo all'articolo, come faremmo se un qualsiasi lettore sollevasse una bandierina. I cambiamenti sono stati indirizzati all'aspetto giornalistico del pezzo, non a causa della rabbia di un concessionario». Ecco invece cosa ha risposto Jonathan Wolman, l'editore del Detroit News: «Il nostro intento era di fare un intervento migliorativo e ovviamente l'abbiamo gestito in malo modo. Avremmo dovuto lasciare la versione online così come quella stampata». Da un alto dunque, c'è l'ammissione di quanto compiuto, dall'altro la consapevolezza di aver fatto qualcosa di poco ortodosso.

LA VERSIONE CHE... SCOTT E LA RETROMARCIA DEL DETROIT NEWS
L'unico a non aver voluto dire nulla di quanto accaduto, almeno fino a ieri, è proprio Scott Burgess: «Sì - ha dichiarato il giornalista a Jaloplink - ho dato le mie dimissioni dal Detroit News da oggi stesso e lo sto comunicando con una nota alle case. È il più bel lavoro che abbia mai avuto. Le mie dimissioni non erano programmate. Ho scelto di non dirne le ragioni». Oggi invece è stato lo stesso Detroit News a fare marcia indietro riportando quanto Burgess ha detto intervenendo su Autoline After Hours, una trasmissione in diretta dedicata all'industria automobilistica: «Ho lasciato a cause delle motivazioni che stavano dietro le correzioni». Burgess avrebbe raccontato che la redazione gli avrebbe comunicato di lamentele da parte di non ben precisati inserzionisti e gli avrebbero detto cosa correggere. Le correzioni sarebbero state fatte dal giornalista stesso che poi si sarebbe pentito. Ma il colpo di scena è che il Detroit News ha rimesso online la versione originale dell'articolo. Chi sarà stato a lamentarsi dell'articolo sulla Chrysler 200? Chiedetelo a Scott...

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Curiosità , detroit , dall'estero , lavoro


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