dalla Home

Home » Argomenti » Prezzi benzina

pubblicato il 22 febbraio 2011

La crisi in Libia "costerà" agli automobilisti italiani?

I pareri sono discordanti. C'è chi già fa i conti e chi richiama alla calma

La crisi in Libia "costerà" agli automobilisti italiani?

I pareri sono tanti e in molti casi opposti. C'è chi già fa i conti con la calcolatrice in mano, prevedendo un rialzo dei prezzi dei carburanti e dei beni di consumo che dipendono dal trasporto su gomma, e chi va contro questo allarmismo, assicurando che non c'è alcun motivo di preoccuparsi. La crisi in Libia fa anche questo, divide l'Italia su un argomento che sta molto a cuore agli aumotombilisti: il prezzo dei carburanti. E mentre i giornali e la televisione fanno l'elenco degli investimenti libici nelle società italiane, il Gruppo Fiat chiarisce ad OmniAuto.it: non sappiamo nemmeno se i capitali libici siano davvero presenti nel Lingotto. Essendo infatti l'eventuale partecipazione attuale inferiore al 2%, ovvero alla soglia per le partecipazioni rilevanti da segnalare alla Consob, "la Libia potrebbe ancora essere nel Gruppo Fiat all'1,99% oppure esserci allo 0,1%. Così come potrebbe anche non esserci più", dicono a Torino. Ma al di là delle eventuali ripercussioni economiche nell'italiana Fiat delle sommosse in Libia, quello che sembra più probabile e concreto è l'aumento del prezzo dei carburanti a seguito della crisi in Medio Oriente. Ma anche qui bisogna procedere con cautela.

IL CODACONS PARLA DI "RIPERCUSSIONI CERTE"
Le borse stanno retrocedendo di fronte alla crisi in Libia e a soffrire di più è quella milanese (-3,59%). L'Italia è di fatto il quinto investitore mondiale in Libia e il suo primo partner commerciale, pertanto è facile prevedere che un certo effetto sull'Italia questa situazione politica mediorientale l'avrà. Qualche passo indietro è stato sicuramente fatto. Eni, primo produttore di gas e petrolio in Libia, ieri non è riuscito a rassicurare il mercato. Nonostante il Gruppo avesse reso noto che le attività di impianti e strutture operative proseguissero "nella norma", ha registrato una caduta di oltre il 5% a 17,43 euro. Ed oggi è arrivata la nota ufficiale in cui Eni annuncia che "in relazione all'attuale situazione in Libia alcune attività di produzione petrolifera e di gas naturale sono state temporaneamente sospese in via precauzionale e i relativi impianti sono stati messi in sicurezza". "Il mercato è molto nervoso per le nuove violenze in Libia e ciò sta guidando i prezzi", ha detto Yinxi Yu, un analista dei beni commodity al Barclays Capital, aggiungendo: "La situazione minaccia di evolversi negativamente nei prossimi giorni e sembra che la grande incertezza nella regione non si risolverà di certo in tempi brevi". Affermazioni che sembrano dare ragione a chi prevede un orizzonte negativo. A proposito del rincaro dei carburanti in Italia, il Codacons parla di "ripercussioni certe". Nelle prossime ore è anche probabile che l'Associazione a tutela dei consumatori fornisca in cifre le previsioni sulle prossime settimane che ha anticipato ad OmniAuto.it. Le tensioni in Libia, secondo il Presidente Carlo Rienzi, alzeranno ancora il prezzo dei carburanti in Italia e questo porterà anche all'aumento dei beni trasportati su gomma, come frutta e verdura.

ADICONSUM: "NO AGLI ALLARMISMI", FANNO SOLO DANNI...
Un richiamo alla calma arriva da Adiconsum. Secondo il Presidente Paolo Landi bisogna evitare qualsiasi tipo di allarmismo circa l'ulteriore aumento dei prezzi dei carburanti in Italia perché "ad oggi non c'è ragione di aumentare ancora il prezzo di benzina e diesel" in quanto le esportazioni di petrolio dalla Libia continuano. Sbilanciarsi con previsioni sull'eventuale spesa significa solo - allo stato attuale - "alimentare la spesa", dice Landi, ricordando di aver già in passato ribadito più volte la necessità per il nostro Paese di differenziarsi nel rifornimento dell'energia, per non dipendere da Paesi come Russia e Libia. A rafforzare questa posizione c'è l'opinione di Julian Jessop, di Capital Economics: "Ci sono due ragioni per non dover accrescere il panico - dice il consulente -. Prima di tutto, sebbene la Libia sia un membro dell'OPEC, resta ancora un piccolo giocatore all'interno di essa. La produzione libica giornaliera di petrolio di 1,6 milioni di barili, classifica il paese a circa il nono posto tra i 12 membri. In principio, ogni piccola caduta sui mercati globali potevano facilmente essere risolti da ogni aumento di produzioni dall'Arabia Saudita, che sta attualmente producendo 3 milioni di barili al giorno ed è meno della sua capacità stimata".

LE PREVISIONI ADESSO SONO "IMPOSSIBILI"
Parlano invece di "previsioni impossibili" allo stato attuale i perolieri e i giornalisti specializzati nel settore energetico. Guardando oltre i confini italiani, l'Unione Petrolifera chiama in causa l'andamento degli altri mercati e dice ad OmniAuto.it che l'eventuale impennata dei prezzi dei carburanti dipenderà dalle quotazioni internazionali. Se il trand di rialzo del greggio proseguiranno, i prezzi del carburante potrebbero salire, ma a livello internazionale, dice l'Unione Petrolifera, e "non solo per via della Libia". Sostiene un punto di vista simile Roberto Degli Innocenti, amministratore delegato della Oil & Energy Consultant e collaboratore di QE Quotidiano Energia. Secondo il manager se i listini dei carburanti in Italia saranno ritoccati verso l'alto per via delle quotazioni internazionali non ci deve essere allarmismo: a contenere il rincaro sarà la concorrenza degli impianti no logo, la cui aggressiva politica dei prezzi impedirà lievitazioni ingiustificate.

Autore:

Tag: Attualità , dall'estero , carburanti


Top