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Retrospettive

pubblicato il 20 febbraio 2011

La Volkswagen Golf GTI compie 35 anni

Da esperimento a mito

La Volkswagen Golf GTI compie 35 anni
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In genere "i 35 anni" rappresentano un'età un po' critica. Si guarda avanti e ci si sente ancora in piena salita, ancora "non arrivati"; poi ci si guarda indietro e si capisce d'aver già macinato un bel po' di strada. Morale: si entra in crisi e magari si finisce per riempire le tasche dello psicanalista di turno! E' così per tutti: uomini e donne. Ma per un'auto? Se la Volkswagen Golf GTI potesse parlare, qualcosa la direbbe. Forse nessun'altra auto, più di lei, ha attraversato attivamente questi sette lustri: si è rifatta il trucco tante volte, ha cambiato spesso atteggiamento, ma alla fine ha sempre difeso quell'aria particolarmente altezzosa di chi, in qualche modo, sa di essere "il riferimento".

"UNA VOLKSWAGEN SPORTIVA??"
Nacque nel 1976, la Golf GTI, ed era un esperimento. C'era, ma nessuno le dava credito: neanche i suoi stessi inventori. L'idea di concepire una Volkswagen sportiva nacque prima della Golf vera e propria, la più importante delle "Volkswagen post Volkswagen" (se per Volkswagen intendiamo l'originale Maggiolino). Proprio del Maggiolino ad inizio anni '70, ne fu commercializzato un particolare allestimento sportivo, un po' troppo particolare: tipicamente "tedesco", come solo si possono definire certe strane sportive anni '70 con pneumatici larghi ed improponibili accostamenti cromatici (ai quali neanche la nostra italianissima Fiat 131 si sottrasse, nell'ambizione di guadagnarsi la teutonica stima). Critiche a parte, fatto sta che questa versione riaccese i riflettori sul Kafer (all'epoca un po' in crisi) andando letteralmente a ruba. Un pensiero si insinuò quindi nella mente di parecchi tecnici: "E se la nuova Volkswagen fosse anche sporiva?".

UN PROGETTO "SEGRETO"
La "nuova auto" era una compatta: una trazione anteriore lunga meno di quattro metri, dalla vocazione utilitaria (ma non troppo) e dalla linea moderna concepita da un poco più che trentenne Giorgetto Giugiaro. La sigla del progetto era EA337. Tutto avvenne nel giro di pochi giorni nella Primavera di un insospettabile 1973. Deus ex machina fu l'ingegnere Alfons Lowenberg, all'epoca presso il reparto sperimentazione di Wolfsburg. Lowenberg, inizialmente "snobbato" dai colleghi della sperimentazione e dai commerciali, non si diede per vinto e lentamente riuscì a costruirsi il suo piccolo team "segreto". Tre tecnici e un commerciale, nominato "collaudatore ad interim", erano sufficienti ad iniziare uno studio autonomo intorno alla EA337.

DA UNA SCIROCCO... UNA NUOVA SPORTIVA
Non potendo precettare un pianale EA337, si iniziò a lavorare su un autotelaio Scirocco, perché era quello che aveva le maggiori affinità con il nascente nuovo modello. Il noto motore da un litro e mezzo fu sottoposto ad una cura rinvigorente: nuova alimentazione, con dei bei carburatori in stile Alfa Romeo dei tempi d'oro, una linea di scarico ridisegnata. Il risultato fu una potenza nell'ordine dei 100 CV (rispetto agli 85 originari) ed un sound "di tutto rispetto". Tuttavia il carattere appariva estremo, troppo per un brand fino ad allora legato al placido Maggiolino e tutt'al più all'onesta Passat. Con pochi colpi di cesello, furono limate le punte più "estreme" del prototipo ed alla fine il tutto fu sottoposto al vaglio della dirigenza tecnica. Hernest Fiala, direttore del settore sviluppo, in veste di esaminatore non li bocciò, ma - come si direbbe oggi - si portarono dietro un bel debito formativo. Il prototipo era ancora troppo "raffinato": produrre telaio e meccanica con caratteristiche di quel tipo (che sfociavano in exploit da gran turismo di ben altra razza) sarebbe costato troppo. Tuttavia, è pur vero che avere un debito formativo significa anche che gli studi possono proseguire, magari con la promessa di risultati migliori. E infatti...

1974: IL PROGETTO EA 337 DIVENTA UFFICIALMENTE GOLF
Il 1974 arrivò e con lui il progetto EA 337 divenne ufficialmente la Golf. Il prototipo Scirocco fu ultimato, secondo quanto volevano i vertici, ad inizio 1975 (mentre già alcune Golf erano tra le mani del team). A marzo la Scirocco modificata ed una Golf con lo stesso equipaggiamento furono poste al vaglio dei "grandi capi": il risultato fu entusiasmante tanto che, nonostante il pensionamento del prototipo Scirocco, fu ufficialmente deliberato il progetto di una "Golf sportiva". Il termine perentorio fu il Salone di Francoforte del 1975: la Golf sportiva doveva essere lo specchio della nuova Volkswagen. In poche settimane furono realizzati sei prototipi via via meno estremi: alla fine l'avrebbe spuntata un allestimento dalla sportività evidente, ma non particolarmente esasperata. Piccoli filetti rossi sul perimetro della calandra e finiture in nero opaco (tinta usata anche per i codolini, il piccolo spoiler anteriore ed una vezzosa modanatura sulla metà inferiore delle fiancate), contribuiscono a distinguere la "Golf sportiva" da tutte le altre. All'interno, sedili profilati, con un nuovo tessuto a quadretti, il cielo del padiglione rivestito in tessuto nero ed una ricercata "pallina da golf" come pomello del cambio, concludono l'identità di un modello che promette di fare scintille. Sotto pelle, la Golf sportiva ospitò un nuovo propulsore da 1.6 litri ad iniezione meccanica: era la soluzione migliore per aumentare l'efficienza e pensionare definitivamente i problemi di una complessa alimentazione a carburatore.

E COSI'... GTI
Tutto era definito e nel settembre del 1975 una nuova, particolare Golf illuminò di rosso lo stand Volkswagen a Francoforte. Il nome? Golf GTI. La sigla, in quegli anni una novità, per la sua semplicità (e il suono musicale) sarà destinata ad essere scolpita col fuoco sulle "tavole della legge" delle piccole sportive. Fu un altro colpo di genio: la piccola Volkswagen sportiva poteva essere semplicemente GT o, sulla falsariga delle Opel, un letterale GTE (con la E che sta per un durissimo "Einspritzung" - ovvero "iniezione"). In Volkswagen arrivarono in ciò che in Opel non concepirono: trasformare la tedeschissima "E" di Einspritzung in una internazionale "I" di Injection. E tra GTE e GTI la differenza, benchè limitata ad una sola lettera, fu abissale. All'esordio, a Francoforte, si parlava di prestazioni mozzafiato, con velocità nell'ordine dei 180 km orari ed uno scatto da 0 a 100 km/h in appena 9 secondi (risultati mai visti su un modello di quel segmento), con un prezzo inferiore ai 13.000 DM: una meraviglia!

APPENA 5000 ESEMPLARI
Una meraviglia limitata a soli 5000 esemplari: tanti ne furono preventivati da una Volkswagen che, nella Golf GTI ci credeva, sì, ma fintanto che fosse utile a trainare idealmente l'intera nuova gamma a trazione anteriore. La produzione fu avviata nel successivo 1976 e il prezzo di vendita fu fissato a 13.850 DM. Con una potenza di 110 CV ed un corpo vettura di 810 kg, la Golf GTI promette un rapporto peso/potenza senza pari tra le compatte di metà anni '70: 7.36 kg/CV. Insomma, le incredibili doti dinamiche e il prezzo di vendita non particolarmente alto furono il miglior biglietto da visita per l'esordiente GTI. Nel primo anno, dalle 5000 unità previste (quasi una concessione della dirigenza Volkswagen ai "capricci" di un manipolo di tecnici) si giunse a 50.000 esemplari venduti. Fu l'inizio di una carriera inarrestabile.

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Volkswagen , auto europee , auto storiche , anniversari


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