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pubblicato il 8 febbraio 2011

Marchionne ha fatto arrabbiare gli Stati Uniti

Una battuta sui "tassi usurai" gli si è ritorta contro

Marchionne ha fatto arrabbiare gli Stati Uniti

Prima o poi succede a tutti. "Nessuno è perfetto", si dice. Ed ecco quindi che lo scivolone di Sergio Marchionne, manager di alto livello che grazie all'Allenaza tra Fiat e Chrylser ha conquistato una grande popolarità internazionale, non sorprende più di tanto. Tutta colpa di una battuta "infelice", niente di grave - diranno alcuni -, ma a giudicare dalla dura reazione della stampa americana non si potrà più dire che in America il manager italo-canadese, già molto criticato in Italia, sia considerato infallibile.

UNA BATTUTA CHE NON HA FATTO RIDERE NESSUNO
Il Financial Times è stato chiaro: "Il fascino casual del capo della Fiat gli si ritorce contro". Tutto è cominciato venerdì, quando Marchionne a San Francisco ha annunciato l'eventuale fusione tra Fiat e Chrysler. Quello stesso giorno Steve Rattner, capo della task force nominata da Obama per monitorare il salvataggio di Chrysler e GM, ha inviato una email al Detroit News per far notare che il prestito alla Chrysler era stato fatto a tassi al di sotto del mercato. "Tassi usurai", aveva replicato scherzando Marchionne e lunedì è scoppiato il putiferio. Non solo in Italia le sue parole hanno sollevato un polverone tale che l'ad è stato convocato a Palazzo Chigi, ma in America c'è stato chi si è arrabbiato per quei tassi definiti "usurai" e accompagnati dal termine "shyster" (imbroglione), che oltreoceano avrebbe valenze antisemitiche. Marchionne si è scusato, definendo il termine "inappropriato", ma per il Financial Times si è trattato di un vero "passo falso". Anche persone vicine al management Fiat, come si legge sul quotidiano americano, sostengono che il suo commento si è rivelato un boomerang. Visti dagli Stati Uniti i sui commenti sono "fuori luogo" perché provengono dall'amministratore di una società "straniera" che sta per conquistare e magari fondersi con una americana, uscita dal fallimento grazie anche all'intervento della Casa Bianca, e quindi dei contribuenti americani.

LA STAMPA USA DEFINISCE L'ITALIA DEBOLE E IN CRISI
Il Financial Times non ha mancato neanche di sottolineare come Marchionne "sembra sentirsi più a casa in Michigan" che a Torino, perché negli Usa gli operai gli sono grati per aver salvato Chrysler, mentre in Italia "ha fatto infuriare" politici e sindacalisti. Tuttavia il giudizio più provocatorio sull'Italia arriva dalle colonne del Wall Street Journal, che scrive: "I commenti del capo della Fiat provocano agitazione". Il riferimento è alle reazioni successive all'annuncio sulla possibile fusione tra Fiat e Chrysler con il conseguente trasferimento del quartier generale della nuova società da Torino ad Auburn Hills. Il fatto che ci sia stato tanto "baccano", secondo il quotidiano finanziario, dipende dalle difficoltà che l'Italia e le altre economie della zona euro stanno affrontando. L'Italia ha uno dei più alti debiti pubblici in Europa, ricorda il Wall Street Journal, un mercato del lavoro non flessibile, tasse alte e troppa burocrazia. Per questo le grandi multinazionali non vi investono. Per questo anche la Fiat sta pensando di andarsene.

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Tag: Attualità , detroit , VIP , dall'estero


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