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Retrospettive

pubblicato il 13 febbraio 2011

Jeep Wrangler, così è nata la "Jeep"

Dall'esercito americano degli anni '40 si è fatta strada fino alle concessionarie di oggi

Jeep Wrangler, così è nata la "Jeep"
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Nonostante l'automobilismo sia pieno di aneddoti di pseudo-storia, i modelli che realmente la storia "l'hanno fatta" sono pochi, pochissimi: quasi si contano sulle dita di una mano. E tra questi, la Wrangler, l'attuale Jeep Wrangler può vantare sicuramente una posizione privilegiata.

FU COSI'...
Tutto iniziò nel 1940, quando i vertici dell'esercito statunitense deliberarono una gara per la fornitura di un nuovo veicolo, duttile e capace di muoversi su tutti i terreni. Doveva avere la trazione sulle quattro ruote, pesare a vuoto circa mezza tonnellata ed avere una portata utile di almeno 250 kg. Il veicolo doveva servire per le esigenze della fanteria e, per questo, essere particolarmente semplice e leggero: la fornitura prevedeva tempi particolarmente ridotti e la maggior parte dell'industria americana quasi si disinteressò al problema. Alla gara parteciparono la Bantam Car Company, la Ford e la Willys-Overland. Ford e Willys inizialmente latitarono, mentre la Bantam, un piccolo costruttore nato dalle ceneri dell'American Austin, fu l'unica a presentare un prototipo affine al capitolato. Tuttavia, forse per motivi meramente industriali, pare che l'esercito USA avesse passato i disegni del progetto Bantam agli altri due concorrenti e, dopo poco, la Willys presentò il suo prototipo Quad, straordinariamente simile alla Bantam (com'era prevedibile), ma ottimizzato in molti particolari, mentre la Ford propose la sua Pygmy. L'appalto di fornitura, quindi, fu aggiudicato per un primo lotto dalla Bantam, che fornì circa 1600 esemplari della sua BRC-40, mentre i lotti successivi furono ordinati alla Willys, con la MA: altri 1500 esemplari. Ma la produzione in grande serie fu avviata solo alcuni mesi dopo. Era il 1941, fu deliberato un nuovo capitolo e il modello prescelto fu la Willys, nella versione MB. Circa 600.000 esemplari, oltre la metà dei quali realizzati direttamente "in casa" e un'altra cospicua parte assegnata alla Ford, che produceva il modello su licenza, identificandolo come GPW: General Pourpose Willys (tenete a mente questa sigla: più avanti capirete il perchè...). La Bantam fu relegata alla produzione di alcuni piccoli lotti, un paio di migliaia di esemplari, sempre su licenza Willys, da destinare agli eserciti alleati.

DA "MB" A "GP"
Con la MB la strada era aperta: a spingerla era il quattro cilindri tipo 442, da due litri e 54 cv. La vettura, seppur pesante una tonnellata (il doppio rispetto a quanto previsto dal capitolato d'origine) era capace di superare i 100 km/h di velocità massima e di muoversi, grazie alla trazione anteriore inseribile, con agilità su tutti i terreni. Le sospensioni erano con molle a balestra ed ammortizzatori idraulici, mentre la dotazione tecnica, tra equipaggiamenti "di serie" o adattabili, trasformava la piccola MB in un veicolo dalle incredibili qualità: dal kit di trasformazione per la marcia lungo linee ferroviarie, ai sistemi di controllo della pressione dei pneumatici, fino all'equipaggiamento "impermeabile" che permetteva con particolari snorkel non solo di guadare i corsi d'acqua, ma di marciare con il mezzo completamente immerso (emblematiche le immagini dello sbarco in Normandia). Il Secondo conflitto mondiale fu il battesimo per la MB: non solo in ambito operativo sui teatri bellici, ma anche tra la gente. Tra i militari, questo piccolo veicolo fuoristrada non era chiamato MB, ma GP (abbreviazione del General Pourpose adottato dalla Ford). E per tutti, anche per i civili, quella particolare camionetta che usavano gli "americani" divenne semplicemente la "gip". La consuetudine di chiamare la MB "gip" abbracciò due continenti: fu tale che negli Stati Uniti - a conflitto ultimato - la Willys approntò una versione civile della MB: la CJ, abbreviazione di "Civilian Jeep", dove la parola "jeep" altro non era che la traslitterazione dell'originario fonema militaresco. Fu l'inizio di un'epoca.

FINALMENTE "JEEP"
Nel 1953 la Willys venne acquisita dalla Kaiser - Frazer che continuò la produzione del modello, sottoponendolo ad una continua evoluzione ed ampliando la gamma con modelli commerciali e con quelli basati sul più grande pianale SJ, su cui nacque anche la lussuosa Wagoneer. Per tutti gli anni Cinquanta la gamma "jeep" fu trainante per l'intera Kaiser al punto che i vertici dell'azienda deliberarono un cambio di denominazione sociale in "Kaiser-Jeep": dopo lo sdoganamento sociale (ed ufficioso), il nome "jeep" divenne ufficialmente riconosciuto. Negli anni Settanta la Kaiser-Jeep confluì nell'American Motors e per la prima volta il nome "Jeep" fu utilizzato anche come marchio a sé stante. Durante la gestione AMC, la CJ subì i più profondi aggiornamenti. Il corpo vettura divenne via via più importante, così come le caratteristiche del modello, sempre più ludiche e meno utilitarie. Il vecchio quattro cilindri due litri Willys, venne gradualmente rimpiazzato con unità a benzina comprese tra 2.5 e 5.0 litri, con frazionamento a quattro, sei ed otto cilindri, nonché con un più piccolo 2.4 diesel adottato solo in determinati mercati. Particolarmente interessanti, della CJ di produzione AMC, sono gli allestimenti Laredo e Renegade, dotati tra l'altro di roll-bar, sedili sportivi e finiture specifiche. Nel 1982 l'AMC finì sotto il controllo della Renault che consentì una notevole espansione del marchio Jeep in Europa, grazie alla rete di vendita ed assistenza della Casa francese. In quegli anni la CJ-7 (settimo step evolutivo dell'originario modello del '41) venne sostituita dalla CJ-8: stessa base meccanica, medesime motorizzazioni ma nuove modifiche alle finiture.

LA WRANGLER
Dopo quattro anni il matrimonio con Renault finì (nonostante per alcuni anni rimasero in piedi vari accordi tecnico-commerciali) e la AMC entrò nella galassia Chrysler, che ne smembrò il patrimonio salvando, di fatto, il solo epico marchio Jeep. Nel 1987 la CJ andò in pensione sostituita dal nuovo modello: la Wrangler. Sempre identificabile come un'evoluzione dei precedenti, la prima Wrangler (sigla YJ) venne pesantemente criticata per l'impostazione estetica: il modello appariva "sofisticato", anabolizzato come un culturista di serie B. Ai più affezionati, poi, non andavano giù quei proiettori anteriori rettangolari che toglievano "anima" ad un frontale ormai entrato a pieno titolo nella storia dell'auto. La Wrangler mantenne le cilindrate dei modelli precedenti (ad eccezione del modello 4 litri, che sostituì il precedente 4.2) e rimase in produzione, nonostante tutto, circa dieci anni. Nel 1997 alla crisi del gruppo Chrysler, che divenne quindi Daimler-Chrysler, fu associato il restyling del modello "emblema" del marchio. La Wrangler tornò ad una dimensione più ludica, dotandosi nuovamente di fari circolari e razionalizzando le motorizzazioni, anche grazie a performanti unità a benzina da circa due litri e mezzo. Sotto pelle, dopo 56 anni, le balestre cedettero il posto a tradizionali molle elicoidali, mentre gli allestimenti si fecero più godibili. Questo step evolutivo, denominato TJ cedette il posto, dopo un ulteriore decennio, alla JK, la più "sofisticata" delle Wrangler: totalmente concepita sotto la gestione tedesca, la JK è stata la prima Wrangler ad essere disponibile anche con allestimento quattro porte.

Ma questa, ormai, non è più storia: è presente. Il presente di un'automobile con cui non è nata soltanto una "tipologia", ma è nato un marchio. Talmente famoso da essere generalmente identificato come sostantivo per definire un'intera categoria di veicoli. E così, in settant'anni di storia, alle conosciute "Jeep" abbiamo imparato ad affiancare, spontaneamente, le "jeeppette" ed i "jeepponi"... e riflettendoci, per un brand non può esserci miglior traguardo!

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Jeep , auto americane


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