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pubblicato il 8 febbraio 2011

Sabato Marchionne incontra Berlusconi

Il Piano Fabbrica Italia dovrà essere condiviso. Seguirà vertice su Termini Imerese

Sabato Marchionne incontra Berlusconi

Prima l'incontro con i vertici Fiat per chiarire su Fabbrica Italia, poi quello con i sindacati per parlare del futuro di Termini Imerese. L'agenda del governo in materia di auto e lavoro è densa di appuntamenti fino a mercoledì. Si comincia sabato, quando l'amministratore delegato del Gruppo torinese, Sergio Marchionne, incontrerà il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e ai ministri del Lavoro (Maurizio Sacconi), dell'Economia (Giulio Tremonti) e dello Sviluppo economico (Paolo Romani). Al centro dell'incontro ci sarà la definizione, come ha anticipato Sacconi, di "un percorso condiviso con le istituzioni e le parti sociali sul Piano Fabbrica Italia", ovvero quella parte del Piano Strategico 2010-2014 (illustrato agli azionisti il 21 aprile 2010) che è dedicato alla produzione di auto nel nostro Paese. Lunedì 14 febbraio, invece, il ministro del Lavoro incontrerà i segretari di Cgil, Cisl e Uil per parlare della vendita della fabbrica Fiat di Termini Imerese e martedì 15 Sergio Marchionne dovrà recarsi alla Commissione attività produttive di Montecitorio, per un'audizione sul piano industriale. Infine, mercoledì 16 febbraio il ministro Romani si recherà in Sicilia, a Termini Imerese, per firmare "un accordo di programma che vale 450 milioni per investimenti infrastrutturali e per risorse per insediamenti industriali".

iL GOVERNO: LA FIAT TENGA "LA TESTA E IL CUORE IN ITALIA"
Sabato 12 febbraio a Palazzo Chigi il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e i ministri Tremonti, Romani e Sacconi chiederanno alla Fiat di tenere "la testa e il cuore nel nostro Paese", come ha anticipato ieri ai microfoni del Tg3 il ministro del lavoro, ricordando che "si è parlato di un investimento di 20 miliardi su 6 insediamenti". E questo anche perché "il settore automobilistico diretto e indotto rappresenta in Italia il 10% del Pil nazionale e quindi è per noi un pilastro fondamentale". L'ipotesi che quindi la Fiat si trasferisca negli USA, come ha annunciato pochi giorni fa Sergio Marchionne, spaventa il governo, che con questo incontro vuole chiedere alla Fiat di continuare a investire nel Paese con il progetto Fabbrica Italia e di mantenere qui la progettualità della strategia industriale. Perdere il Lingotto significherebbe infatti per il nostro Paese perdere milioni di euro e lo spostamento negli Stati Uniti della società che sorgerebbe dalla fusione tra Fiat Spa e Chrysler potrebbe avere, come si legge oggi su Milano Finanza, "un costo molto elevato non solo per il sistema Paese Italia, il Fisco, la città di Torino e i lavoratori dell'azienda automobilistica piemontese, ma anche per lo stesso Lingotto, che potrebbe arrivare a dover spendere svariati miliardi per potersi assicurare il via libera all'operazione".

LA CGIL: ORMAI E' TROPPO TARDI
L'incontro tra il governo e l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, "arriva molto in ritardo", secondo il segretario Susanna Camusso, che continua a ribadire la disponibilità a discutere con i vertici del Lingotto sulla riorganizzazione degli stabilimenti produttivi in Italia. Per questo, ha avvertito la sindacalista, la Cgil ha deciso di mobilitarsi in tutti il Paese. "Ci daremo tempi e modi", ha precisato Camusso, rimproverando Marchionne: "L'amministratore delegato ha fatto tutto da solo. Mi pare che sia lui che dovrebbe decidere di non parlare solo con i suoi simili".

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Tag: Attualità , produzione , lavoro


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