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pubblicato il 5 febbraio 2011

Che fine ha fatto il Piano Nazionale anti-smog?

Salgono le PM10 e scattano i blocchi del traffico: un copione visto e rivisto

Che fine ha fatto il Piano Nazionale anti-smog?

Puntuali come le allergie primaverili, l'afa estiva e i raffreddori autunnali, anche in questo inizio di 2011 si torna a parlare di blocchi del traffico causa PM10, soprattutto per quanto riguarda le città di Milano e Torino, le stesse città che lo scorso anno si fecero promotrici insieme ad altre centinaia di Comuni del Nord del memorabile "maxiblocco" del 28 febbraio. Ci risiamo coi blocchi, dunque, nonostante oggi come allora tutte le parti in causa siano d'accordo sulla loro inutilità, con in testa il Ministero dell'Ambiente che lo scorso anno annunciò a gran voce un Piano Nazionale anti-smog di cui, chissà perché, non si è saputo più nulla. Intanto la situazione inquinamento nelle grandi città non migliora, come ci ricorda l'ultimo dossier Mal'Aria di Città 2011 diffuso da Legambiente.

COME LA BULGARIA
Secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente, in Europa per respirare aria peggiore della nostra c'è solo un altro Stato: la Bulgaria. Tra le peggiori 30 città europee per superamenti di polveri sottili, biossido di azoto e ozono, ben 17 sono italiane. A Plovdiv seguono infatti Torino, Brescia e Milano, ma nel 2010 sono state 48 le città capoluogo di provincia che hanno superato per più di 35 giorni il limite di legge di 50 μg/m3: sono nove in meno rispetto al 2010, ma non c'è certo da esultare. Torino supera il limite giornaliero per le polveri sottili per ben 134 volte in un anno, Frosinone 108 volte, Asti 98, Lucca 97, una situazione in cui in ben 21 città si registrano oltre 70 superamenti del limite di PM10, ovvero più del doppio concesso dalla normativa. Tra i 48 capoluoghi fuorilegge poi ben 30 appartengono all'area della Pianura Padana, che si conferma area critica per la qualità dell'aria. Da non sottovalutare nemmeno microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno di cui si è parlato molto rispetto alla situazione di Taranto, dove la concentrazione a fine ottobre 2010 era già due volte superiore al limite di legge di 1 nanogrammo/metro cubo a causa delle emissioni dell'Ilva.

RISCHIA LA SALUTE E IL PORTAFOGLI
Dice il rapporto Mal'Aria 2011, "La cronica scarsa qualità dell'aria in Italia è infatti una emergenza sanitaria prima che ambientale". Secondo uno studio della Commissione Europea, infatti, il solo PM10 causa ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa, mentre in Italia per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili. Basterebbe questo dato per cominciare a pensare seriamente alle azioni da intraprendere, il potenziamento del trasporto pubblico su tutte. Come se non bastasse, la negligenza dei nostri amministratori si ripercuoterà sui portafogli dei contribuenti, perché l'Unione Europea, che più volte negli ultimi anni ha ammonito l'Italia, dopo un deferimento alla Corte di Giustizia Europea sta preparando l'ennesima e salatissima multa.

NON SOLO AUTO
Con un parco circolante e i trasporti su gomma in perenne aumento è difficile negare che siano gli autoveicoli a determinare gran parte della tossicità dell'aria nelle città, dal momento che emettono il 34,7% del PM10, il 55,5% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto, il 43,1% del monossido di carbonio (CO). Trasporti che sono responsabili del 50% delle polveri sottili di Roma o dell'84% degli ossidi di azoto di Napoli. Però ci sono anche l'industria siderurgica e petrolchimica, che rilasciano in atmosfera il 75,5% degli ossidi di zolfo (SOx), il 31,5% degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), il 28,8% del PM10 e a questi si aggiungono le emissioni che derivano dai riscaldamenti domestici: il 18,7% delle polveri sottili e il 46% degli idrocarburi policiclici aromatici. Altri due aspetti che il Piano Nazionale anti-smog avrebbe dovuto affrontare.

SCARICA IL RAPPORTO MAL'ARIA 2011

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Tag: Attualità , mobilità sostenibile , blocco traffico , unione europea , inquinamento


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