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pubblicato il 26 gennaio 2011

Fiat Freemont, un déjà-vu intelligente

I perché del crossover italoamericano, strategico in attesa dei modelli serbi

Fiat Freemont, un déjà-vu intelligente
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L'annunciata presentazione della Fiat Freemont al Salone di Ginevra 2011 (3-13 marzo) ha suscitato un autentico "vespaio" di commenti fra i nostri lettori, divisi fra sostenitori e detrattori. Molti si sono scagliati contro un'operazione estetica che si limita ad applicare il marchio torinese alla rinnovata Dodge Journey, senza valutare che dietro a questo primo modello Fiat-Chrysler per l'Europa c'è qualcosa di più di un semplice ritocco che sa di déjà-vu. Qui di seguito vi spieghiamo i perché di una scelta che presenta invece solide basi commerciali.

UN MULTISPAZIO AL POSTO DI TRE
In primo luogo occorre ricordare che la Fiat Freemont assolve ad un fondamentale compito strategico-commerciale: riempire in maniera veloce ed economicamente vantaggiosa il vuoto lasciato in gamma dall'uscita di produzione di Fiat Ulysse, Multipla e Croma, multispazio che già da tempo stentavano a reggere la sfida delle concorrenti. Affidandosi alla produzione messicana della Journey la Casa torinese è immediatamente in grado di aggiungere ai propri listini un crossover grande con 7 posti, trazione anteriore o integrale e dotazioni degne della concorrenza. Quest'ultima si traduce soprattutto in Volkswagen Sharan, Ford Galaxy, Renault Espace e Citroen Grand C4 Picasso, che però non dispongono delle quattro ruote motrici. Per trovare una 4x4 che si avvicini alle dimensioni della Fiat Freemont (489x188x172 cm) occorre invece rivolgersi al segmento dei SUV come Qashqai+2, Mitsubishi Outlander, Peugeot 4007/Citroen C-Crosser e Mercedes Viano.

MOTORE E RETE DI VENDITA FIAT
Il vantaggio del 4x4, dei 7 posti e delle proporzioni "importanti" potrebbe giocare a favore della Fiat Freemont, soprattutto sui mercati del Centro-Nord Europa. A seguito dell'addio di Dodge al Vecchio Continente e in una sorta di staffetta già pianificata la Fiat Freemont va quindi a sostituire la Journey sul mercato europeo ed italiano, dove comunque non ha avuto una grande diffusione (3.554 esemplari dal 2008 al 2010). Da non trascurare è poi il network di concessionarie e officine autorizzate su cui può contare Fiat , elemento fondamentale per le vendite, come insegna l'esperienza Fiat Sedici/Suzuki SX4. Altra carta vincente di Fiat Freemont sarà il Multijet 2.0 da 170 CV, primo motore Fiat trapiantato su un modello nordamericano destinato al Vecchio Continente.

IN ATTESA DELLE MONOVOLUME SERBE
Il pianale della Dodge Journey, a sua volta derivato dall'ancora meno nota Chrysler Pacifica e dalla Dodge Avenger, è utilizzato come base di partenza per traghettare nel modo più logico e profittevole il carente listino MPV di Fiat verso la nuova fase industriale prevista dal piano strategico 2010-2014. A partire dal 2012 comincerà infatti nello stabilimento serbo di Kragujevac la produzione dei due modelli "LO", sostitute di Multipla, Idea e Musa che puntano a sfidare anche la nuova Ford C-Max. Più che un semplice modello di transizione, la Fiat Freemont si appresta quindi a ricoprire il ruolo strategico di "avamposto" americano in Europa, modello pronto comunque a sostenere le vendite e l'immagine di Fiat nell'importante segmento dei monovolume.

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Tag: Mercato , Fiat , auto americane , detroit , auto italiane , torino


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