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pubblicato il 15 gennaio 2011

Mirafiori accetta il piano di rilancio Fiat

Al referendum ha vinto il sì, ma solo grazie ai colletti bianchi

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Decisivi sono stati i colletti bianchi. Con il loro voto gli impiegati dello stabilimento Fiat a Mirafiori hanno ribaltato il risultato del referendum sul piano di rilancio del Lingotto e assegnato la vittoria ai sì con 2.735 voti (54,05%), mentre i no si sono fermati a 2.325 voti (45,95%). Ieri in tarda serata lo spoglio è cominciato con lo scrutinio dei seggi dove avevano votato gli operai addetti al montaggio e si aveva una predominanza dei no, poi con lo scrutinio del quinto seggio, quello degli impiegati, il risultato si è capovolto. L'affluenza al voto è stata del 94,2% (hanno espresso il loro parere 5.119 persone su 5.431 aventi diritto) ed in totale i voti validi sono stati 5.060, mentre le schede bianche o nulle sono state 59. Numeri inferiori a quelli del referendum di Pomigliano d'Arco, ma che danno il via libera dei dipendenti all'accordo per il rilancio dello stabilimento di Mirafiori firmato il 23 dicembre scorso da Fim, Fismic, Uilm, Ugl e Associazione quadri.

ED ORA LE ALFA E LE JEEP SI FARANNO A MIRAFIORI?
La vittoria del sì a Mirafiori non significa necessariamente che il piano di rilancio Fiat, quello che vuole a Torino la produzione di una berlina e un SUV con marchio Alfa e Jeep, venga realizzato. Affinché il miliardo di euro si sblocchi è necessario il via libera definitivo di Sergio Marchionne che ieri ha seguito con John Elkann, presidente di Fiat, l'esito del voto. Ma per loro, dicono le agenzie di stampa citando fonti interne all'azienda, si è trattato di ''una normale giornata di lavoro'' nelle quale, oltre a informarsi sul referendum, Marchionne è stato impegnato sul dossier Chrysler e sul consiglio di amministrazione del 27 gennaio, data in cui verranno resi noti i risultati dell'ultimo esercizio e del quarto trimestre.

CREMASCHI: "MARCHIONNE E' STATO SCONFITTO"
Vincere con il 54,05% delle preferenze ha aperto nuove polemiche. La vittoria non è schiacciante come la avrebbe voluta la Fiat e la campagna precedente al voto è stata "molto aspra", come ha ricordato subito dopo l'esito del voto Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim. Il dibattito dei giorni scorsi "ha creato divisioni ed incomprensioni. Ora bisogna lavorare per ricostruire l'unità dei lavoratori e questo si può fare attraverso la gestione attenta dell'accordo", ha aggiunto Vitali, ammettendo che "ora non ci sono più alibi per Marchionne: gli impegni vanno mantenuti in tempi brevissimi. Deve dare subito un segnale". C'è infatti il rischio che le acque, invece di calmarsi, si agitino ancora di più. Non tutti interpretano questo voto allo stesso modo. Secondo il presidente del Comitato Centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, "è chiaro a tutti che c'è la forza per andare avanti e rovesciare l'accordo della vergogna". "La maggioranza degli operai ha detto no", ha sottolineato, affermando che il loro è stato "un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne e i suoi sostenitori".

LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO
"Fabbrica Italia", ovvero quella parte del Piano Strategico 2010-2014 che è dedicato alla produzione di auto nel nostro Paese, sembra quindi ancora lontana. Prima della sua realizzazione c'è lo sciopero proclamato per il 28 gennaio dalla Fiom ed altre sigle, perché "l'accordo separato di Pomigliano prima e poi, ancor più gravemente, quello di Mirafiori, costituiscono - come recitava una nota congiunta dei sindacati - un attacco di inaudita gravità ai principi democratici e di rappresentanza nei luoghi di lavoro oltre a definire, per forma e contenuti, un arretramento delle condizioni e dei diritti dei lavoratori e un inaccettabile modello di sindacato aziendalista". La vittoria del sì a Mirafiori, quindi, non basta.

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Tag: Attualità , produzione , lavoro


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