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pubblicato il 11 gennaio 2011

Referendum a Mirafiori: cosa voteresti?

Come un operaio Fiat, vota sì o no alle nuove regole imposte da Marchionne

Referendum a Mirafiori: cosa voteresti?

Molto del futuro della produzione auto a Mirafiori, lo storico stabilimento Fiat a Torino, dipende dall'esito del referendum che gli operai sono chiamati a votare tra giovedì 13 e venerdì 14 gennaio. In quella fabbrica il Gruppo Fiat vorrebbe produrre una berlina e un SUV con marchio Alfa Romeo e Jeep - perché Marchionne vorrebbe farne "un impianto internazionale" -, ma per attuare questo piano occorre investire un milione di euro. L'azienda lo ha già previsto nel bilancio, tuttavia per erogarlo ha imposto una condizione: che gli operai accettino il nuovo contratto votando sì al referendum. Ed è su questo punto che nascono i problemi. Da un lato c'è il Gruppo Fiat che continua a sostenere di voler realizzare "Fabbrica Italia", ovvero quella parte del Piano Strategico 2010-2014 che è dedicato all'aumento della produzione di auto nel nostro Paese; dall'altra c'è la Fiom-Cgil che non accetta le nuove norme del contratto. Secondo il sindacato, che non ha firmato neanche l'accordo su Pomigliano d'Arco (in provincia di Napoli, dove alla fine - dopo lunghe contrattazioni e la vittoria del sì al referendum - verrà costruita la nuova Fiat Panda con l'investimento di 700 milioni di euro), Marchionne deve chiarire le sue intenzioni e riaprire il dialogo tra azienda e sindacati. Le altre sigle invece si sono confermate su posizioni più moderate. Una disputa che tutta l'Italia sta seguendo e che spacca le opinioni. Secondo un sondaggio presentato da Renato Mannheimer a Porta a Porta su come voterebbero gli italiani, il sì vincerebbe con il 56%, una percentuale che sale all'80% tra i simpatizzanti del centro-destra, mentre tra quelli di centro-sinistra il no vincerebbe, ma solo con il 56%, a riprova delle divisioni del Pd e dintorni. OmniAuto.it ha quindi pensato di invitare i suoi lettori ad esprimere il proprio parere, dopo essersi adeguatamente informati. Ecco allora alcune considerazioni da tenere a mente per il voto:

LE CONDIZIONI IMPOSTE A MIRAFIORI
Le condizioni imposte da Marchionne a Mirafiori le ha spiegate bene Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. Il sincacalista ha detto che dal referendum nascerà una newco Fiat-Chrysler per realizzare l'investimento specifico di un miliardo di euro. "La nuova società - spiega il sindacalista - applicherà un contratto collettivo ad hoc che farà riferimento al contratto collettivo dei metalmeccanici con eccezioni relative a quanto previsto dall'intesa sottoscritta, cioè straordinari, pause, assenteismo, clausola di responsabilità e organizzazione del lavoro". Quanto all'articolazione dei turni a Mirafiori, Palombella ricorda che: "Si partirà con 10 turni, con la possibilità di salire fino ad un massimo di 17 turni in caso di aumento della produzione e l'accordo prevede 120 ore di straordinario. Inoltre, durante il turno si usufruiranno di tre pause da dieci minuti ciascuna, la pausa mensa resterà collocata all'interno del turno ed in caso di passaggio a 15, o 17 turni ci sarà la verifica sulla possibilità di spostarla a fine turno. Il regime della malattia non muterà se il tasso di assenteismo tornerà ai livelli compatibili della media nazionale del 3,5%".

PERCHE' SI'
I primi a schierarsi dalla parte del sì sono Confindustria e il governo. Secondo Emma Marcegaglia, la Fiom dovrebbe accettare l'accordo e chiedere in cambio più chiarezza sugli investimenti in un secondo momento. Il rischio è che il miliardo di euro vada all'estero, come ha avvertito Marchionne. "Le aziende sono libere di decidere dove investire - ha puntualizzato il Presidente di Confindustria -, noi non attraiamo investimenti esteri ed anche le imprese italiane investono poco per i problemi dell'Italia, che vanno dalle relazioni industriali alle infrastrutture e alle altre questioni strutturali". Anche il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, è d'accordo e crede che se vincerenno i no la Fiat potrebbe non abbandonare del tutto il Paese, ma fare di Mirafiori una seconda Termini Imerese (cioè metterla in vendita). Quanto poi ai contenuti dell'accordo, per la Marcegaglia si fa riferimento "agli standard internazionali", pertanto non si lederebbe alcun diritto, ma si punterebbe soltanto ad una maggiore produttività.

PERCHE' NO
La Fiom non è affatto preoccupata. Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom e responsabile auto, è convinto che, se dovessero vincere i no, la Fiat non sposterà i suoi investimenti fuori dall'Italia. Secondo il sindacato è necessario riaprire il dialogo e ritrattare le condizioni di lavoro. "Per noi la vertenza con la Fiat rimane aperta, non è conclusa, e lo sciopero generale del 28 gennaio ha questo senso", ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, spiegando che in Emilia Romagna lo sciopero generale sarà anticipato al 27 gennaio a causa di una festività e in piazza ci sarà anche la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. L'accordo di Mirafiori, ha sottolineato Landini al Sole 24 Ore Radiocor - "non lo firmeremo, qualsiasi sia l'esito del referendum" per i contenuti e perché è anche contro le norme statutarie di Fiom e Cgil". Landini, fra le iniziative messe in campo dalla Fiom, ha annunciato "una raccolta di firme nei luoghi di lavoro e nel Paese per dire che non è accettabile quello che sta accadendo in Fiat dove si violano diritti e Costituzione". La Fiom lancerà anche una sottoscrizione straordinaria a sostegno delle lotte dei metalmeccanici.

1227 voti Sondaggio

Se fossi un operaio Fiat diresti sì o no alle nuove regole imposte da Marchionne?

No

  
33%

  
66%

 

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Tag: Attualità , produzione , lavoro , torino


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