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pubblicato il 10 gennaio 2011

Fiat: Mirafiori torna a produrre, ma è alta tensione

Marchionne riceve minacce. I sindacati si fanno la guerra

Fiat: Mirafiori torna a produrre, ma è alta tensione

E' ricominciata con l'Alfa Romeo MiTo la produzione di auto a Mirafiori. Stamattina, dopo tre settimane di cassa integrazione, i primi a rientrare sono stati gli operai che assemblano la piccola del marchio del Biscione (300 con il primo turno, altri 500 negli altri turni) e da mercoledì saranno in fabbrica tutti i 5.500 lavoratori. Ma la ripresa del lavoro, a pochi giorni dal referendum sul futuro dello stabilimento (si vota giovedì e venerdì), è segnata dai volantini appesi ai cancelli (quello del 'fronte del sì' all'accordo del 23 dicembre di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, quello della Fiom e quello dei Cobas) e dalle minacce rivolte all'amministratore delegato del Gruppo torinese, Sergio Marchionne. Sul cavalcavia di corso Sommellier, al centro di Torino, sono comparse scritte, tracciate con vernice rossa, che dicevano: "Marchionne fottiti".

UN REFERENDUM "DELLA SPERANZA"
La parola "Referendum" è sulla bocca di tutti. Ieri sera il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, è stato ospite di Fabio Fazio a "Che Tempo Che Fa" (la trasmissione in onda su RaiTre, dove sono intervenuti anche Marchionne e il leader della Cgil, Susanna Camusso) ed ha predetto una vittoria del sì a Mirafiori ("molto probabile"). Tuttavia, dice Vendola, "se ponessero a noi il quesito se fosse preferibile lavorare peggio o non lavorare più è difficile immaginare che non si tratti di un referendum dal sapore di ricatto". Nella stessa serata, il vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei è intervenuto nella puntata di "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, sostenendo che quello di Marchionne "non è un ricatto" come sostenuto dalla Fiom ed anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha auspicato che "almeno la metà più uno aderisca all'accordo" visto che si tratta di "un investimento importantissimo, per Torino, per il Piemonte, per l'Italia intera". Difende l'accordo anche il segretario della Fim-Cisl, Giuseppe Farina: "E' un referendum della speranza, non un referendum della vergogna o della paura". In un'intervista a La Stampa il sindacalista ha invitato la Fiom a "dar prova di saggezza accettando il responso dei lavoratori. Le condizioni dell'accordo sono certamente impegnative, lo sappiamo. Ma ci sono anche possibilità di guadagnare più soldi e con la nuova riforma dell'inquadramento che è stata definita ci sarà anche la possibilità di crescere professionalmente. E soprattutto era un accordo che non aveva alternative". Riguardo infine all'ipotesi di una firma tecnica da parte della Fiom, Susanna Camusso ha detto che "sarebbe un elemento di ritrovata saggezza da parte della Fiom". Tuttavia ha aggiunto: "Detto questo, io alle firme tecniche credo poco. Una firma significa voler prendere un impegno, rispettare quanto convenuto nella gestione della fabbrica".

MARCHIONNE NEL MIRINO DELLE BRIGATE ROSSE?
Gli investigatori della Digos della Questura di Torino stanno indagando e sono molto cauti sull'attribuzione della firma, ma ieri, mentre era in corso la riunione delle segreterie di Fiom e Cgil sul referendum di Mirafiori, è stata rinvenuta su un grande manifesto pubblicitario esposto nel centro della città una scritta: "Marchionne fottiti". Al lato la firma, tracciata con la stessa vernice rossa, era una stella a cinque punte. E vicino un'altra frase: "Non siamo noi a dover diventare cinesi, ma i lavoratori cinesi a diventare come noi". Duro il giudizio del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonann. Parlando a Mattino Cinque su Canale5, il leader ha affermato che "purtroppo la storia d'Italia è stata sempre così: si comincia con le invettive, si continua con calunnie e minacce, ma dentro questo gioco di fantasmi ci possono essere situazioni torbide".

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Tag: Attualità , lavoro


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