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pubblicato il 7 gennaio 2011

Fiat, tra referendum e sciopero

I sindacati discutono sui numeri di Mirafiori, mentre si organizza lo stop di gennaio

Fiat, tra referendum e sciopero
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A Mirafiori la "nuova" Fiat - quella dell'Alleanza con Chrysler e dello scorporo auto - vuole costruire una berlina e un SUV con marchio Alfa e Jeep, ma tutto dipenderà dall'esito del voto che gli operai saranno chiamati ad esprimere tra una settimana (si terrà il 13 e 14 gennaio). La strategia di dialogo tra azienda e sindacati è infatti la stessa già utilizzata da Torino con Pomigliano d'Arco: dettare le nuove regole, sottoporle al giudizio degli operai con un referendum e firmare il contratto se l'esito è positivo. Nel caso napoletano il sì operaio ha vinto con il 63,4% delle preferenze e questo ha garantito allo stabilimento la produzione della nuova Fiat Panda, che dalla Polonia torna così ad essere assemblata in Italia. Ma ad una settimana dal voto sul futuro di Mirafiori è guerra fra i sindacati sulle cifre, mentre Fillea, Flai e Cgil Roma hanno annunaciato di schierarsi "con forza e con nettezza" a fianco della Fiom a partire dallo sciopero proclamato per il 28 gennaio, come si legge in una nota congiunta di Walter Schiavella, segretario Fillea Cgil, Claudio Di Berardino, segretario Cgil Roma e Lazio, e Stefania Crogi, segretario Flai Cgil.

IL REFERENDUM E IL RISCHIO PER L'ITALIA DI PERDERE L'INVESTIMENTO FIAT
Sergio Marchionne è stato molto chiaro: su Mirafiori ha più di un Piano B e se il referendum va male (cioè se vince il no), la destinazione dell'investimento da un miliardo di euro sarà rimessa in discussione (con l'elevata probabilità che vanga indirizzato all'estero). In realtà però si tratta di una strategia già utilizzata. Anche nel caso di Pomigliano d'Arco il manager - prima della firma conclusiva del nuovo contratto - aveva utilizzato questo tipo di minaccia per accelerare i tempi e raggiungere l'obiettivo. Ed anche la lotta tra i sindacati si ripete. Da una parte Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri sostengono che l'esito a Mirafiori sarà a quota 80% di sì. Dall'altra c'è il responsabile Auto della Fiom, Giorgio Airaudo, che dice: "Io non faccio previsioni, perché penso che sia un voto non libero, sotto pressione". E le critiche suonano come una canzone già ascoltata quando c'era il nome di Pomigliano d'Arco scritto su tutti i giornali: una vittoria del no al referendum sarebbe "una catastrofe", non solo per la Fiat, ma "per l'Italia" dice il giuslavorista del Pd, Pietro Ichino. Resta però un faro nella guerra in cifre: l'iscrizione al sindacato. Se ciascun lavoratore rimarrà fedele alla propria sigla sindacale, per l'esito del voto occorre considerare già oggi che il 13% degli operai di Mirafiori è iscritto alla Fiom (che dice no), il 12% alla Fim, l'11% alla Uilm, il 9% alla Fismic, il 4% all'Ugl e il 4% ad altre sigle che dicono sì. E' sempre più decisivo quindi il voto di quel 47% di lavoratori che non è iscritto ad alcun sindacato.

LE CONDIZIONI IMPOSTE A MIRAFIORI
Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, ha detto sul referendum che si svolgerà tra il 13 e il 14 gennaio che da questo nascerà una newco Fiat-Chrysler per realizzare l'investimento specifico di un miliardo di euro. "La nuova società - spiega il sindacalista - applicherà un contratto collettivo ad hoc che farà riferimento al contratto collettivo dei metalmeccanici con eccezioni relative a quanto previsto dall'intesa sottoscritta, cioè straordinari, pause, assenteismo, clausola di responsabilità e organizzazione del lavoro". Quanto all'articolazione dei turni a Mirafiori, Palombella ricorda che: "Si partirà con 10 turni, con la possibilità di salire fino ad un massimo di 17 turni in caso di aumento della produzione e l'accordo prevede 120 ore di straordinario. Inoltre, durante il turno si usufruiranno di tre pause da dieci minuti ciascuna, la pausa mensa resterà collocata all'interno del turno ed in caso di passaggio a 15, o 17 turni ci sarà la verifica sulla possibilità di spostarla a fine turno. Il regime della malattia non muterà se il tasso di assenteismo tornerà ai livelli compatibili della media nazionale del 3,5%".

LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO
Fillea, Flai e Cgil Roma si sono schierate a fianco della Fiom per lo sciopero proclamato per il 28 gennaio perché "l'accordo separato di Pomigliano prima e poi, ancor più gravemente, quello di Mirafiori, costituiscono - si legge nella nota congiunta - un attacco di inaudita gravità ai principi democratici e di rappresentanza nei luoghi di lavoro oltre a definire, per forma e contenuti, un arretramento delle condizioni e dei diritti dei lavoratori e un inaccettabile modello di sindacato aziendalista. Contro questi accordi la Fiom e la Cgil si sono giustamente schierate in una battaglia in difesa dei diritti e della democrazia che non può che essere la battaglia di tutta l'organizzazione, di tutte le categorie e di tutte le strutture confederali". I tre leader propongono quindi di avviare un'ampia riflessione collettiva circa gli "strumenti e le strategie da usare in questa battaglia per riconquistare una adeguato modello di relazioni industriali e di democrazia nei luoghi di lavoro e, attraverso essi, estendere e rafforzare i diritti dei lavoratori".

[ Nella Foto: Mirafiori - Montaggio Alfa Romeo MiTo ]

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro , torino


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