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pubblicato il 7 gennaio 2011

Spionaggio industriale in Renault: sono i cinesi?

Licenziati i tre manager, pronta la denuncia

Spionaggio industriale in Renault: sono i cinesi?
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Forse c'è la Cina dietro lo scandalo di furto di segreti industriali Renault venuto a galla questa settimana in Francia. Dopo il licenziamento in tronco da parte della Casa automobilistica transalpina di tre manager di alto livello con l'accusa di diffondere informazioni privilegiate sui progetti per l'auto elettrica (un affare che al momento vale un investimento congiunto con Nissan di 4 miliardi di euro), si sono mossi i servizi segreti francesi che avrebbero individuato dietro il caso di spionaggio industriale un possibile soggetto cinese. Anche se è ancora tutto da verificare, è certo che il colosso automobilistico sporgerà denuncia. Ed anche l'esecutivo francese è subito intervenuto, anche perché lo Stato detiene il 15% di Renault. Secondo il ministro dell'Industria francese, Eric Besson, "l'industria francese si trova di fronte a un rischio globale". E non ha risparmiato toni allarmanti: "In questo caso, l'espressione 'guerra economica', è appropriata. Dovremo tenerne conto in futuro".

DIPENDENTI SOTTO SHOCK. MANAGER NEL MIRINO
"Sembra di vivere in un incubo", ha detto a Le Figaro un funzionario della casa automobilistica, i cui 54.000 dipendenti sarebbero sotto shock. Nessuno immaginava che segreti di così alto livello potevano finire sul mercato nero dell'informazione. Almeno fino a questa estate, quando è suonato il primo campanello d'allarme tramite la segnalazione al "comitato di deontologia" del comportamento "eticamente discutibile" di tre manager. E si trattava di tre nomi altisonanti: Michel Balthazard (come ripostato da Le Monde), Bertrand Rochette e Matthieu Tenenbaum. Tutti e tre collaboratori stretto del presidente Carlos Ghosn (senza considerare che proprio Matthieu Tenenbaum è il responsabile del programma dei veicoli elettrici). L'inchiesta interna, avviata questa estate, avrebbe quindi accertato gravi violazioni del codice etico e portato al loro licenziamento. In una nota, il direttore giuridico e deontologico del gruppo, Christian Husson, ha detto: "Hanno agito mettendo a rischio, coscientemente e deliberatamente, le attività dell'impresa".

UNA STRATEGIA ELETTRICA CHE VALE MILIARDI DI EURO
Per farsi un'idea del business dell'auto elettrica bastano pochi, ma grandi numeri: 4 miliardi (gli euro che Renault e Nissan hanno finora investito); 600.000 (le auto elettriche che, in base alle ultime previsioni verranno vendute nel 2016); 1,2 milioni (quelle datate 2020). Da sola Renault ritiene che nel 2020 il 10% delle vendite di nuovi veicoli nel mondo sarà coperto da modelli elettrici e l'Alleanza Renault-Nissan ha scommesso molto su questo scenario futuro, tanto che nel 2013 produrrà 500.000 veicoli elettrici, un volume imponente sostenuto da un apparato industriale che solo in Europa potrà contare su tre stabilimenti. Si parte quest'anno con la berlina Renault Fluence Z.E. e il veicolo commerciale leggero Kangoo Express Z.E. (e la Nissan Leaf), e si prosegue con la Renault Twizy (microcar con due posti allineati versione 'con' e 'senza' patente) e con la Zoe (lunga 4 metri, come una Clio). Una gamma completa che al momento nessun altro costruttore può vantare e che vanta addirittura uno spot promozionale firmato Luc Besson (un corto in 3D chiamato "A Breath of Extraordinary Air" che è in proiezione nelle sale cinematografiche italiane in questi giorni). "Quella delle auto elettriche è una tecnologia in evoluzione - spiega Christian Harbulot direttore della Scuola di Guerra Economica -. C'è davvero bisogno di pensare a quando il petrolio non sarà più disponibile. C'è sempre più bisogno di diversificare per sopravvivere. E la battaglia si fa sempre più dura".

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Tag: Mercato , Renault , auto elettrica , cina


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