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Retrospettive

pubblicato il 9 gennaio 2011

Maserati Birdcage, seconda parte

Da Birdcage e Supercage agli anni Duemila

Maserati Birdcage, seconda parte
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L'affermarsi della scuola inglese ed il conseguente dilagare delle Sport a motore centrale si imposero anche in Maserati. La Tipo 61 consegnò il testimone alla "Tipo 63" che però, assieme alla 64 ed alla 65, non solo non si dimostrò all'altezza della serie precedente ma fece registrare un processo evolutivo decisamente tormentato. La tecnica costruttiva di questa nuova serie rimase quella che tanto successo diede alla serie precedente: telaio "bird cage" a fitto reticolo di tubi di piccolo diametro rivestito da una sottilissima "pelle" d'alluminio. Ferma restando la nuova impostazione, che ad onta delle aspettative non ne migliorò la maneggevolezza, nell'arco di tre stagioni l'auto accolse tre diverse motorizzazioni: la Tipo 64 continuò ad ospitare lo stesso motore ma su un telaio ancora più leggero e sofisticato denominato "Supercage" a causa del diametro ulteriormente ridotto dei suoi tubi; sempre questo telaio, sulla successiva Tipo 65, ospitò un V8 da 5.000 cc che, con i suoi 430 CV, era in grado di spingere la vettura a 350 km/h.

TIPO 63
Questo modello, a causa di ritardi nella realizzazione del 12 cilindri, montò il vecchio propulsore a quattro cilindri da2.900 cc e 260 CV della Tipo 61. Il 3 litri che lo sostituì era stato in origine progettato per la Formula uno, con 12 cilindri dall'angolo di 60°, alesaggio e corsa rispettivamente di 70,4 x 64 mm. Questo continuava ad essere un superquadro, con rapporto di compressione 10:1 e distribuzione bialbero in testa a 24 valvole. A questo si aggiungeva la doppia accensione Marelli e i 6 carburatori Weber DCV da 35 (o 3 IDM da 38), grazie al quale raggiungeva una potenza di 320 CV a 8.200 giri/minuto e una velocità massima di 329 km/h. Lo sterzo era a cremagliera, le sospensioni a molle elicoidali con ammortizzatori telescopici (Koni), i freni erano a disco con comando idraulico e la capienza complessiva dei due serbatoi posti lateralmente era di 120 litri. La trasmissione a 5 rapporti più RM aveva un cambio installato in blocco con il differenziale; i cerchioni, infine potevano essere tanto a raggi quanto fusi in magnesio. La vettura, per quanto più dimensionata rispetto alle Tipo '60 e '61 si manteneva ancora compatta (394x154x96 cm, passo 222 cm), il tutto per un peso di soli 730 kg. La produzione totale, prototipo iniziale compreso, fu di soli sette esemplari. Debuttò alla 12 Ore di Sebring del 1961, arrivò quarta e quinta alla Targa Florio rispettivamente pilotata da Vaccarella-Trintignant e Maglioli-Sacarlatti e sempre quarta alla 24 Ore di Le Mans con Papst-Thompson, mentre nel 1963 corse con ottimi risultati negli States.

TIPO 64
Fu sulla Tipo 64, costruita dal 1961 al 1962, che la struttura del telaio venne ulteriormente esasperata attraverso la riduzione del diametro, già minimo, dei tubi che lo componevano; così il notissimo appellativo di "bird-cage" divenne "Supercage". Il modello aveva le medesime caratteristiche tecniche del precedente, tranne la nuova sospensione posteriore con ponte De Dion e i cerchioni monolitici Amadori in magnesio. Furono inoltre adottate modifiche di minor conto per migliorare la distribuzione dei pesi. La velocità massima era di 321 km/h. La carrozzeria del primo esemplare venne disegnata da Franco Scaglione, mentre il secondo esemplare nasceva dal recupero di una Tipo 63 incidentata da Briggs Cunningham a Laguna Seca nell'ottobre del 1961. I due esemplari debuttarono alla 12 Ore di Sebring del 1962 ritirandosi, cosa che anche fece l'unico esemplare schierato alla Targa Florio di quello stesso anno. La Tipo 64 venne anche iscritta alla 24 Ore di Le Mans senza poi partecipare alla competizione. Sull'esemplare ricostruito, il motore Maserati venne curiosamente sostituito, tempo dopo, da un "big block" Ford V8 da 7 litri.

TIPO 65
Su questa vettura, l'ultima della serie Birdcage, l'ing. Alfieri mantenne l'impostazione del telaio "Supercage" della precedente "64" rivedendolo profondamente in funzione dell'installazione del motore tipo 151 V8 da 5 litri di cilindrata la cui potenza (430 CV) richiese una completa revisione delle sospensioni e l'adozione di ruote di maggiori dimensioni. L'auto era accreditata di una velocità massima di 350 km/h. I dati tecnici sulla carta e quel poco che l'auto fece in gara, fecero intuire una buona potenzialità che rimase però totalmente inespressa. La "65" venne infatti terminata solamente una settimana prima della 24 Ore di Le Mans del 1965 e, iscritta dal Team Maserati France, beneficiò solamente di una limitata messa a punto; questo influenzò negativamente la prestazione in prova (ventunesimo posto assoluto) ma il giorno della gara un Jo Siffert in stato di grazia al pronti via passò - a dimostrazione anche della tremenda capacità di accelerazione del mezzo - dalla ventunesima all'ottava posizione ancor prima della linea di partenza. Purtroppo prima della fine del secondo giro l'auto prese un sasso sul radiatore, sparato da una delle vetture che lo precedeva. Siffert riuscì a raggiungere i box ma, poiché il regolamento ACO permetteva il rabbocco dei fluidi solamente a partire dal venticinquesimo giro, la Tipo 65 venne mestamente ritirata. Pur riparata e modificata per il successivo utilizzo in competizione, l'auto non gareggiò mai più e venne venduta dapprima allo stesso Siffert. Dopo la sua morte, occorsa nel 1971, passò ad un collezionista inglese molto attivo nelle gare per vetture d'epoca e, dopo una decina d'anni, finì in un museo americano.

LE QUOTAZIONI
Dopo un lungo periodo di sottovalutazione, le Maserati d'epoca, e fra queste le Birdcage, hanno ripreso quota con valori di scambio milionari. Partendo da una Tipo 61 venduta nel 1998 da Christie's a 937.500 dollari e una Tipo 60 venduta dalla stessa casa d'aste a 1.433.750 sterline nel 2001 c'è stata infatti una lunga serie di "not sold", lotti invenduti che non hanno giovato al mercato di queste preziose auto da corsa. Solo nel 2006 è cominciata l'inversione di tendenza, grazie a una Tipo 60 e una Tipo 63 battute da Bonhams rispettivamente a 935.840 e 712.398 franchi svizzeri. L'ultimo prezzo conosciuto, che ha fatto rapidamente il giro del mondo é stato fissato a maggio 2010 in occasione dell'asta RM Auctions a Monaco, con 2.464.000 euro diritti d'asta inclusi. Per l'esattezza il modello era la Birdcage Tipo 61 (n. di telaio 2470) attivamente impegnata in pista sino a poco tempo prima dell'asta.

MASERATI BIRDCAGE 75TH
Realizzata dalla Pininfarina per celebrare il suo settantacinquesimo anno di attività, l'auto è un esemplare unico sperimentale ed è stata presentata al salone dell'auto di Ginevra nel 2005. Superfluo ma doveroso sottolineare il link concettuale con la sua antenata degli anni '60. La vettura è stata realizzata sulla base della Maserati MC12, che ha in comune con la "Enzo" il noto 12 cilindri di 6 litri da 700 CV e relativo cambio longitudinale a sei rapporti, naturalmente sequenziale. A differenza della Birdcage originaria, la "75th" è dotata di una scocca portante e carrozzeria in carbonio con parti in honeycomb e struttura anteriore e posteriore in alluminio, il tutto per 1.500 kg di peso. Le sospensioni anteriori e posteriori sono a quadrilateri con ammortizzatori coassiali alle molle e schema push-rod. L'impianto frenante Brembo è dotato di quattro dischi autoventilanti (380 mm x 34 mm anteriori e 335 mm x 32 mm dietro con pinze in lega leggera a sei pistoncini anteriori e quattro posteriori). L'elettronica, realizzata nel 2005, era (ed ancora è) avveniristica in quanto concepita come sistema di interazione fra il pilota, il mezzo e ciò che lo circonda. E' stata sviluppata da Pininfarina e Motorola sfruttando la tecnologia Bluetooth, facendo sparire sia gli strumenti che i comandi tradizionali, sostituiti da elementi virtuali proiettati su un pannello trasparente. La 75th è stata premiata al suo debutto come Best Concept e, sempre lo stesso anno, la giuria de "L'Automobile più Bella del Mondo" le ha attribuito un Premio Speciale per la qualità del concept car. Successivamente ha ricevuto il premio Louis Vuitton nell'ambito dell'omonimo "Classic Concept Award".

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Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , Maserati


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