dalla Home

Curiosità

pubblicato il 29 dicembre 2010

Dove nasce l’Aston Martin One-77


Il nostro viaggio a Gaydon nella culla della supercar inglese da 1.200.000 euro

Dove nasce l’Aston Martin One-77
Galleria fotografica - La fabbrica dell'Aston Martin One-77Galleria fotografica - La fabbrica dell'Aston Martin One-77
  • La fabbrica dell\'Aston Martin One-77 - anteprima 1
  • La fabbrica dell\'Aston Martin One-77 - anteprima 2
  • La fabbrica dell\'Aston Martin One-77 - anteprima 3
  • La fabbrica dell\'Aston Martin One-77 - anteprima 4
  • La fabbrica dell\'Aston Martin One-77 - anteprima 5
  • La fabbrica dell\'Aston Martin One-77 - anteprima 6

Gaydon, Warwickshire, fredda e piovosa campagna inglese: con tutto il rispetto per chi ci vive, una località che si può anche non vedere, nella vita. A meno che il proprio conto corrente non annoveri un numero indefinito di zeri e la preoccupazione più grande sia quella di trovare il modo più esclusivo di spendere qualche euro. In questo caso ci pensano gli uomini Aston Martin a "costringere" il fortunato a una visita in quel di Gaydon. Già, perché se si vuole la One-77 ci si deve recare a casa sua, nei luoghi dove è stata concepita e dove viene assemblata. One? 77? Un milione di sterline (1.200.000 euro malcontati), 77 esemplari: è questo il significato del nome dell'ultima creatura di Marek Reichman, il designer. Numero strano, 77, ma che rappresenta la giusta quantità, secondo gli uomini del marketing, oltre a richiamare quell'agente 007 che tanto ha contribuito alla notorietà del Marchio in giro per il mondo.

SUPERCAR-LABORATORIO

Dicevamo della fabbrica: per la One-77 è stato allestito un reparto apposito, dove 27 (il 7 che ritorna) operai selezionati accudiscono con cura ogni esemplare, assemblando pezzi che arrivano da ogni parte del mondo. Il telaio in carbonio, per esempio, è prodotto in Canada secondo severissimi diktat inglesi: ogni intreccio della fibra deve essere funzionale non solo alle esigenze meccaniche, ma anche estetiche, assecondando la forma del pezzo che andrà a costituire. A proposito di telaio, alla cellula dell'abitacolo in carbonio si aggiungono due telaietti ausiliari in alluminio a supporto dell'avantreno e del retrotreno. Quello anteriore accoglie il motore: un portentoso V12 da 7,3 litri di cilindrata, capace di 760 cavalli e 750 Nm di coppia. Valori stratosferici che necessitano di "briglie" salde: ecco perché i collaudatori inglesi hanno speso ore e ore fra Nardò e il Nürburgring, due banchi di prova fra i più severi del mondo, per mettere a punto la dinamica. La One-77, infatti, rappresenta per Aston Martin non "solo" la vettura più esclusiva della propria gamma, ma anche una sorta di laboratorio tecnologico su cui esplorare nuove frontiere tecnologiche per le vetture di domani. Si spiega così l'adozione delle sospensioni push rod, tipica delle monoposto di Formula 1 più che delle vetture di serie: una soluzione che migliora la distribuzione dei pesi e la rigidità degli elementi di collegamento fra scocca e ruota. Risponde a esigenze di rigidità, oltre che di equilibrata distribuzione dei pesi, anche l'adozione dello schema Transaxle: motore (in posizione anteriore ma dietro l'asse) e cambio (davanti all'asse posteriore) sono collegati da un leggerissimo tunnel in magnesio entro cui scorre l'albero di trasmissione. Non ci sono estremizzazioni al capitolo aerodinamica: l'alettone posteriore fuoriesce dal volume posteriore al di sopra dei 96 km/h, ma la downforce (il carico aerodinamico che "schiaccia" la vettura al suolo) è quasi nulla anche alle velocità più sostenute: una scelta fatta per evitare rischiose destabilizzazioni nel caso di variazioni "alari". Sofisticata, ovviamente, l'elettronica. Il controllo di stabilità è stato calibrato per non risultare mai invasivo, ma dispone comunque di una modalità sportiva, che concede ampi angoli di derapata ma mette la provvidenziale pezza prima del testacoda. Per chi volesse giocarsi il prezioso "One" alla roulette della propria sensibilità di guida, ovviamente è possibile disinserire completamente l'ESP: se può rassicurare, in Aston Martin garantiscono che le reazioni rimangono sempre progressive e ben gestibili anche da chi non fa Ken di nome e Block di cognome.

E' IL CLIENTE CHE DEVE ANDARE DA LEI

Prima di tutto ciò, però, come detto in apertura, è necessario recarsi in sede (sempre che non siate il cliente numero 78...). Non solo: contestualmente al biglietto dell'aereo sarebbe opportuno prenotare anche una stanza d'albergo. Il processo di selezione della vettura è assai lungo e laborioso; può richiedere da qualche ora a qualche giorno. Un esperto della Casa sarà ben lieto di illustrare l'amplissimo ventaglio di possibilità (in totale sono un milione) e di aprire i cassetti dei desideri dai quali estrarrà campioni di colore per le pinze dei freni, esempi di pellame per il rivestimento dei tessuti, ma anche cofanetti stile orefice per mostrare le preziose cornici di strumenti, manopole e bocchette varie. Dal carbonio al laccato oro, passando per le tinte pastello, il legno, l'Alcantara e l'alluminio, c'è solo da perderci la testa. Finita la grande fatica, scatta il count-down per la consegna. Tempi precisi ovviamente non vengono comunicati. Quello che si sa per certo è che il processo di produzione della vettura richiede 27.000 ore, tutto compreso.

EFFETTI SPECIALI
A vettura terminata, il Cliente (la C maiuscola se la merita tutta) viene invitato in fabbrica e fatto sedere in una stanza completamente rivestita di moquette nera. Qui, un raffinato impianto stereo Bang&Olufsen "circonda" il fortunato, mentre delle immagini ad effetto vengono proiettate su uno schermo da 40 pollici a led. Creata la suspance, una parete della stanza si apre a sipario, la musica si abbassa e una schiera di 500 led, plasmati da un designer della luce (sì, esistono anche loro), svela poco per volta la vettura.

(NOI) CI DOBBIAMO ACCONTENTARE
Bello, non c'è che dire. Ma le chiavi? Nulla: "no one million, no key". Per i giornalisti niente prova, almeno per il momento, nemmeno accanto a un collaudatore Aston Martin. Se ne parla nel corso del 2011. Della vettura, invece, se ne parlerà per molto tempo. Il desiderio di Ulrich Bez - amministratore delegato dell'azienda - e di tutto il suo team era quello di creare un classico senza età. A giudicare dalla prima impressione, anche se solo statica, gli ingredienti ci sono tutti. Anche perché a Gaydon giurano che non ci saranno deroghe alla regola del numero 77: ne andrebbe della loro credibilità, del valore della vettura e del rapporto dell'azienda con i propri clienti. I quali sono certamente mossi da passione, ma che un piccolo calcolo economico potrebbero anche farlo: la One-77 è un vero e proprio investimento, (come poche auto nella storia: Ferrari F40 e Lamborghini Miura, per dirne due...), un milione di sterline destinato a fruttare nel tempo.

Scheda Versione

Aston Martin One-77
Nome
One-77
Anno
2009 - F.C.
Tipo
Extralusso
Segmento
sportive
Carrozzeria
coupé
Porte
2 porte
Motore
normale
Prezzo
VAI ALLA SCHEDA

Autore: Adriano Tosi

Tag: Curiosità , Aston Martin


Top