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Retrospettive

pubblicato il 25 dicembre 2010

Louis Chevrolet

La vita, le corse, l’azienda

Louis Chevrolet
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Vita vissuta, movimentata e non fortunatissima quella di Louis Chevrolet, nato a La-chaux-de-Fond, in Svizzera, proprio il giorno di Natale del 1878; poiché il DNA non è acqua, il piccolo Luis acquisì dal padre, orologiaio, l'amore per l'ingegneria e la meccanica di precisione che, attorno agli undici anni, venne affiancato dalla passione per la velocità, scoperta mentre, lavorando per un riparatore di biciclette, percorreva sulle due ruote le tante discese delle montagne vicine quanto più rapidamente poteva. Fu in quelle occasioni che iniziò ad applicarsi al miglioramento delle prestazioni del mezzo con il quale gareggiava e spesso vinceva.

L'EUROPA: LOUIS, RIPARATORE E FUTURO EMIGRANTE
Nel 1887 la famiglia Chevrolet si trasferì in Francia, a Beaune nella Côte-d'Or dove, fra l'altro, Louis lavorò in una cantina; la leggenda racconta che il ragazzo, stufo di trasferire il vino decantato da una botte all'altra, avesse inventato un particolare pompa che, velocizzando il travaso, venne adottata per alcuni decenni nell'intera regione del Burgundy. A parte questo escursus da vignaiolo, Chevrolet iniziò a costruire e vendere una sua bicicletta, con il marchio Frontenac che avrebbe anni dopo utilizzato anche per proprie auto da competizione. In Francia ebbe luogo - si dice attorno al 1896 - un incontro importante al punto da influenzare il suo futuro: capitò infatti nell'officina dove lavorava il giovane Louis, il miliardario americano Vanderbilt che anni dopo prestò peraltro il suo nome all'omonimo, famoso Trofeo. Questi si presentò in officina con un triciclo motorizzato da riparare e impressionato dalle capacità del ragazzo, lo convinse ad emigrare in America. Nel frattempo però il giovane aveva iniziato anche a lavorare a Parigi per Darracq, costruttore delle famose biciclette Gladiator; grazie a Chevrolet, che introdusse la fabbricazione di motori a combustione interna, Darraq divenne anche costruttore d'auto. Seguendo tuttavia il consiglio di Vanderbilt, il giovane, assieme ai suoi tre fratelli, migrò in Canada per passare poco dopo negli States dove, a New York, fece il meccanico prima alla Hottchkiss, poi alla De Dion-Bouton (siamo nel 1901) ed infine alla Buick, iniziando a correre in auto, nel 1905, da privato.

L'AMERICA: CHEVROLET PILOTA E COSTRUTTORE
Luis Conquistò la sua prima vittoria nel 1905, al volante di una Fiat stabilendo anche il nuovo record di velocità terrestre (un miglio in 52,8 secondi) e questo fu il primo di una serie di ottimi risultati che lo fecero ingaggiare dalla squadra Buick; come pilota ufficiale ebbe ovviamente modo di incontrare il proprietario della stessa Buick, William Crapo Durant, che nel 109 fondò la General Motors. Dopo quello con Vanderbilt anche questo fu Luis Chevrolet un incontro importante al punto da poter essere considerato, nel bene e nel male, la chiave di volta della sua vita. Nel bene in quanto nel 1911 fu proprio Durant a proporre a Chevrolet, in funzione della grande notorietà acquisita da quest'ultimo come pilota, di costituire, il 3 novembre 1911, l'omonima società; e nel male in quanto sorsero sin dall'inizio grandi contrasti tra due personalità forti, scatenate attorno a quello che oggi il marketing definirebbe "posizionamento del prodotto". I due infatti non furono daccoro sul segmento di mercato nel quale specializzare le vendite della Chevrolet e il disaccordo, insanabile, portò ben presto di divorzio: Chevrolet vendette nel 1913 il proprio pacchetto azionario a Durant, mantenendo tuttavia un "dominio" sul marchio. Un peccato per il fondatore visto il grande successo delle sue ex-vetture che ad un certo punto superarono nelle preferenze del pubblico, con il modello Classic Six, la celeberrima Ford T.

IL RITORNO IN PISTA E... IN OFFICINA
Uscito dalla sua stessa compagnia, Louis Chevrolet riprese la carriera agonistica e, assieme ai fratelli Arthur e Gaston, entrambi piloti e meccanici, tornò a fare il costruttore indipendente rispolverando il marchio delle sue vecchie biciclette: era nata la Frontenac Motor Corporation. A differenza di prima però, queste erano destinate solamente alle competizioni ed in particolare alla 500 Miglia di Indianapolis; una sorta di Dallara ante litteram. Nel 1920 una Frontenac si aggiudicò proprio la 500 Miglia, condotta da Gaston, fratello di Louis che però pochi mesi dopo scomparve durante una corsa in California; l'evento indusse Louis ad appendere il casco al chiodo. Con l'altro fratello, Arthur, fondò la Chevrolet Brothers Aircraft Company gettandosi nella costruzione di motori aeronautici, ma l'azienda, già minata dai continui attriti fra fratelli, non sopravvisse alla grande crisi del '29. Il cerchio americano si chiuse così come era iniziato: Louis Chevrolet tornò a lavorare come semplice meccanico nella sua ex azienda. Morì nel 1941 e a ricordarlo oggi sono il busto ospitato all'ingresso del Motor Speedway Museum di Indianapolis e le auto, che ancora portano il suo nome, tanto in circuito quanto sulle strade di tutti giorni.

FABBRICA E MODELLI SALIENTI
Come abbiamo visto la Chevrolet venne fondata nel 1911 per essere poi incorporata, nel corso del 1917, alla General Motors in seguito all'acquisizione del suo integrale controllo da parte di William C. Durant. Nonostante questa incorporazione, la Chevrolet mantenne una sua spiccata individualità influenzando pesantemente il mercato automobilistico americano, in particolare dal '50 al '70 arrivando a controllarne, all'inizio degli anni '60, una fetta pari al 10%. La Casa americana usci dai confini nazionali ottant'anni fa, allorché a Copehagen venne immatricolato un autocarro Chevrolet che era il primo veicolo GM prodotto al di fuori degli Stati Uniti. Da allora il costruttore del "cravattino dorato" espanse la sua presenza commerciale in oltre 70 paesi divenendo uno dei maggiori produttori di auto al mondo. Le statistiche dicono che ogni 16 vetture vendute in tutto il mondo, una è Chevrolet. E sono auto che incarnano molto bene il pragmatismo americano: sono concrete, economiche e senza fronzoli, a tutto vantaggio del costo d'acquisto; testimone di grande successo di questa strategia (vendite europee + 184% dal 2004 ad oggi) è l'operazione Daewoo che ha visto il marchio Chevrolet sostituire sulle auto e nei listini quello coreano; a sottolineare inoltre la vocazione di Costruttore Globale della casa americana è l'impostazione data ai team di progetto, situati, e collegati fra loro, nelle Americhe, in Europa, in Asia ed in Australia. Benché costruttore globale e generalista, la stessa Chevrolet, in occasione del "Chevrolet Fashion Catwalk" - evento tenutosi alla vigilia dell'edizione 2010 del Salone di Parigi con il quale la Casa e lo stilista francese, Frank Sorbier hanno celebrato cento anni di car design e moda - ha scelto emblematicamente quattro modelli terribilmente yankee per celebrare i 100 anni di storia del marchio: Chevrolet National Model AB Tourer 1928 che presentava innovazioni quali un cruscotto ad illuminazione indiretta, i freni su tutte e quattro le ruote ed un termostato ai quali si aggiungevano ancora il tergicristallo con braccio di oscillazione, il retrovisore interno e le luci di posizione.
Chevrolet Bel Air 1957: una delle auto più utilizzate nelle pubblicità americane del tempo; celeberrima la sua versione cabriolet nella tipica livrea bicolore menta "sea mist" e bianco. Incarnava il mito americano e, nella concezione d'oltre Oceano, l'idea di una sportiva per famiglie fast food licità americane del tempo; celeberrima la sua versione cabriolet della casa americana. Oggi la Bel Air cabriolet è diventata un oggetto di culto, piuttosto ricercato, soprattutto negli USA ma con seguito crescente, ancorché di nicchia, anche in Europa.
Chevrolet Corvette Sting Ray (Split Window) 1963: modello di rottura rispetto ai canoni estetici e concettuali dell'auto sportiva made in USA; per certi versi un avvicinamento alla scuola europea, ovviamente filtrato in chiave yankee. Molto potente (250 cv) e assai più maneggevole di tante altre contemporanee sportive americane, offriva una serie di accessori quali la radio AM-FM, l'aria condizionata e la tappezzeria in pelle.
Chevrolet Camaro 1976: era una sportiva destinata al ceto medio americano e venne lanciata in un periodo economicamente e finanziariamente pesante. Ciononostante ebbe grande successo e si propose come naturale antagonista della Mustang, dualismo che è ripreso in tempi più recenti con l'introduzione a listino dei remake di entrambi i modelli.
Non va infine sottaciuto l'impegno della Chevrolet in campo sportivo, culminato quest'anno con la conquista del prestigioso titolo WTCC con la Chevrolet Cruze, l'impegno nel campionato GT FIA della Corvette C6R, ed infine la conquista del titolo NASCAR Sprint Cup.

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  • Chevrolet Bel Air Convertible, 1957 - anteprima 4
  • Chevrolet	Bel Air Convertible, 1957 - anteprima 5
  • Chevrolet	Corvette Sting Ray, 1963 - anteprima 6

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , auto americane , VIP , dall'estero


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