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pubblicato il 20 dicembre 2010

RelayRides, il car sharing secondo Google

Ha come flotta le auto di privati. E' già partito a Boston e San Francisco

RelayRides, il car sharing secondo Google

Un car sharing che ha come flotta le auto di privati. Un servizio così già esiste, si chiama RelayRides ed è già partito a Boston e San Francisco, ma l'altra notizia è che alle spalle ha Google con l'appoggio finanziario di August Capital, una private equity che ha deciso di entrare, a modo suo e con un partner alquanto insolito, in un business che negli USA ha sempre più estimatori e registra approcci nuovi e originali come il car2go di smart.

CHI LE METTE LE AUTO? TUTTI
RelayRides ha come punto di partenza lo stesso degli altri concetti di car sharing: un'auto di proprietà passa il 92% del suo tempo parcheggiata, dunque meglio condividerla e fare il modo che il suo utilizzo migliori. In che modo? Fin'ora l'approccio è stato simile a quello delle compagnie di noleggio a breve termine, tanto che in molti paesi car sharing e rent-a-car intrecciano e condividono flotte e organizzazioni, ovvero chi fornisce il servizio si fa carico anche della flotta di veicoli. L'effetto indotto è fare in modo che chi usa poco la vettura e la lasciano parcheggiata - e sono tanti - se ne liberi. Le statistiche dicono che per ogni vettura condivisa ci sono da 8 a 14 auto in meno in circolazione. Ma si tratta pur sempre di una logica di sostituzione: un parco di proprietà unica al posto di uno a proprietà polverizzata. Con RelayRides invece la condivisione è invece vera perché il servizio fa incrociare l'offerta di chi possiede una vettura e, naturalmente, non la usa tutto il tempo con la domanda di chi non la possiede, ma a volte ne ha bisogno.

COSTA MENO, FA GUADAGNARE TUTTI
RelayRides dunque si occupa di reclutare possessori e di far iscrivere utenti che, direttamente su mappa, possono sapere che tipo di vettura hanno nei paraggi e prenotarla. La tariffa è temporale, varia a seconda del valore della vettura e dell'anno di anzianità e si parte da 6 dollari all'ora o meno (massimo 20 miglia) e da 60 dollari al giorno con limite di 160 miglia. Sono compresi il carburante e l'assicurazione e, a conti fatti, sono inferiori di almeno il 20% rispetto a quelli di altre modalità di car sharing. Quando conviene disfarsi della vettura secondo questo modello di business? Quando si usa la vettura meno di 25 euro alla settimana. E quanto si può guadagnare mettendo a disposizione la propria vettura? Ipotizzando di "prestarla" per 10 ore a settimana, si mettono in tasca 2.300 dollari netti. Niente male considerando che il costo medio di un'auto negli USA è di 7.393 dollari e dunque si può ridurre quest'onere in media di un terzo.

DARESTE LA VOSTRA AUTO A UNO SCONOSCIUTO?
La domanda finale è inevitabile? Un modello di business di questo tipo potrebbe funzionare anche in Italia? RelayRides è partito il giugno scorso e solo in due città che si distinguono per l'attenzione alla novità. Se questa idea vi entusiasma, chiedetevi prima se sareste disposti a mettere a disposizione di estranei a pagamento, seppure accreditati, la vostra vettura. Questo dà la misura di quanto ipotetico potrebbe essere il successo di una forma di car sharing così avanzata, anche considerando il fatto che quelle attuate in Italia hanno avuto non poche difficoltà. Le ragioni sono soprattutto culturali.

TUTTE LE AUTOMOBILI IN GENTILE CONCESSIONE
Questo non toglie il fatto che l'idea di condividere davvero l'auto, facendo di tutto il parco circolante potenzialmente una flotta da noleggiare, è davvero affascinante e potrebbe dare una spinta decisa alla riduzione del traffico massimizzando al massimo l'utilizzo dei mezzi. Secondo RelayRides per un'auto da condividere può sostituirne 14. Questo non vuol dire che il mercato dell'auto si dividerebbe per 14, ma che il ritmo di ricambio sarebbe proporzionalmente più veloce. Sarebbe comunque un mercato con riferimenti totalmente diversi da quelli attuali nel quale al centro c'è il servizio della mobilità non più il costruttore di automobili. Per questo attori nuovi come Google vedono il business e cercano il varco per entrarvi.

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Autore: Nicola Desiderio

Tag: Curiosità , google , car sharing


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