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Curiosità

pubblicato il 26 dicembre 2010

Rael, il profeta più veloce della storia

Storia di Claude Vorilhon, cantante, giornalista, pilota e... "messia"

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La storia dello sport pullula di personaggi che hanno instaurato un rapporto particolare col trascendente. Si pensi a Cassius Clay, che diventando Muhammad Alì fu una delle voci più forti dell'Islam, mentre si dice che il cattolicissimo Ayrton Senna prima di ogni partenza leggesse un passo della Bibbia, arrivando a dichiarare di aver visto Dio sulla griglia di partenza del GP del Giappone del 1988. Come Senna e Alì, molti altri campioni sono stati poi adorati come semidei pagani grazie alle loro gesta sportive. L'esempio più recente è la "Chiesa di Maradona", che ogni anno celebra il proprio Natale il giorno della nascita del "Pibe". Ma quale sportivo o pilota, restando in tema di automobilismo, può dire essere "davvero" venerato come una divinità da migliaia di fedeli? Solo uno: Claude Vorilhon, ma i meriti sportivi non c'entrano nulla. Vorilhon è un gentleman driver francese che non ha lasciato tracce profonde negli annali del motorsport, ma che è divenuto famosissimo come Rael, il suo nome di leader e fondatore di un vero e proprio culto: il Raelismo. Il suggestivo percorso che lo ha condotto alle corse merita di essere raccontato.

PROFESSIONE PROFETA
Un profeta: questo è oggi "Rael"-Claude Vorilhon, il capo della "religione Raeliana", un movimento spirituale fondato nel 1974 che sostiene di contare oltre 70.000 adepti in tutto il mondo. In sintesi, i raeliani sostengono che gli umani sono un esperimento genetico di una razza aliena - gli Elohim - tecnologicamente più avanzata rispetto a noi di 25.000 anni con i quali il profeta transalpino si mantiene in contatto attraverso la telepatia. Tutto nasce nel 1974, quando Claude Vorilhon dà alle stampe il primo dei testi fondanti del Raelismo, Il libro che dice la verità - Il messaggio degli extraterrestri. In esso Vorilhon racconta di essere entrato in contatto con gli extraterrestri: l'"incontro ravvicinato" sarebbe avvenuto sul cratere di un vulcano, il Puy-de-Lassolas nei pressi di Clermont-Ferrand. Lì un essere alieno lo avrebbe invitato a bordo del suo disco volante per rivelargli che il suo vero nome è "Rael" ed è lui il prescelto che dovrà preparare il loro ritorno: nel 2035 gli Elohim scenderanno sulla Terra per instaurare un nuovo ordine fondato sul primato della scienza e a Rael è affidato il compito di realizzare una ambasciata extraterritoriale che li accoglierà. Negli anni '70 la fantascienza gode di grande popolarità e di lì a pochi mesi anche quella di Rael esploderà grazie alle TV nazionali che a più riprese intervistano questo strano "hippy" che non ha paura di confrontarsi pubblicamente con gli scettici. Nei suoi libri C'è un particolare però: Rael non trascura mai di dire che il suo sogno di bambino è sempre stato quello di diventare un asso della Formula 1: "sin dalla prima infanzia ho sognato di diventare pilota e seguire le orme di Fangio", dice. Al Circus Vorilhon non è mai arrivato, ma alle corse sì, con un romanzesco susseguirsi di eventi che lo porteranno dalla carriera di cantante a quella di giornalista sportivo, per poi trasformarsi in guru della religione che lui stesso ha costruito. Tre "mestieri" profondamente diversi, ma sempre affrontati con un'idea in testa: correre.

DA JACQUES BREL...
Nato a Vichy il 30 settembre 1946, Vorilhon racconta di aver passato l'infanzia ad Ambert e di essersi innamorato dell'automobilismo assistendo al Tour de France del 1955. Dopo la morte del padre e il fallimento della fabbrica di tessuti di famiglia, nel 1961 ad appena 15 anni abbandona gli studi e si trasferisce a Parigi in cerca di un lavoro. La scuola non gli ha insegnato molto, ma grazie ad un compagno più grande ha imparato a suonare la chitarra. Decide allora di fare il cantante, ispirandosi allo stile, allora in grande voga, di Jacques Brel. Dopo qualche anno di squattrinata gavetta nei cabaret parigini, riesce a trovare un contratto con una importante casa discografica, la Disc'AZ. A partire dal 1966 incide sei singoli con il nome d'arte Claude Celler, in omaggio al grande sciatore austriaco Toni Sailer, il "Fulmine Nero", di cui è grande ammiratore, tiene concerti e le radio passano le sue canzoni, che ottengono un discreto successo, specialmente "La miel et la cannelle". Ha ormai raggiunto la notorietà, ma i soldi per comprare una vettura da corsa ancora non bastano. Nel frattempo si reca spesso nei circuiti da spettatore e quando il suo manager Lucien Morisse, personaggio molto noto ed influente dell'industria discografica francese, si suicida nel 1970, Vorilhon decide di appendere la chitarra al chiodo ed entrare nell'automobilismo dalla porta di servizio, diventando un giornalista sportivo.

...AD "AUTO POP"
Il primo contatto con il mondo della stampa motoristica Vorilhon lo ottiene rispondendo ad un annuncio su L'Equipe di un editore americano che vuole fondare una rivista e gli chiede 150 franchi per le spese amministrative della selezione. Vorilhon lo convince col suo pezzo di prova, ma poco dopo l'editore fa perdere le sue tracce insieme ai quattrini. Per nulla scoraggiato dalla truffa decide allora di fare da solo, torna a Clermont-Ferrand e grazie all'appoggio di un amico tipografo fonda nel 1970 la rivista "Auto Pop", una rivista che si prefigge espressamente lo scopo di aiutare gli amatori a diventare piloti. Il primo numero è datato maggio 1971, l'ultimo settembre 1974. Su Auto Pop Vorilhon continua ad utilizzare lo pseudonimo "Claude Celler", ma firma gli editoriali e le prove su strada col suo vero nome. Per i primi quattro numeri fa tutto da solo, ma già dopo un anno amplia l'organico raggiunge una tiratura di 75.000 copie, diventando uno dei principali periodici motoristici transalpini dell'epoca. Attraverso Auto Pop, come previsto, Vorilhon riesce a crearsi le conoscenze giuste per debuttare nelle corse.

LE PRIME CORSE
Nel 1968 Vorilhon accede prima alla celebre scuola di pilotaggio di Winfield (la stessa che ha formato Prost e tanti altri piloti francesi) e pochi mesi dopo esordisce nello Slalom di Marmande su una Honda 360 vincendo la classe 750 cc. La sua attività agonistica comincia a farsi più intensa dopo il varo di Auto Pop: nel 1971 partecipa con un Bab Buggy al "Rallye Infernal", una gara tout terrain in cui termina 5° nella classe 1.300 cc; con una BMW 2002 Tl al Cote de Gergovie (vittoria in classe 2000 cc); con una Volkswagen 1302S partecipa ad una della prime corse su ghiaccio a Chamonix e vince. Nel 1972 si presenta al Paul Ricard al via della Mobil Run su una Simca 1100 e arriva terzo fra le 1.300 cc, si ripete al Cote de Gergovie su Saab 96, vince lo Slalom di St Nectaire ancora su VW 1302S e ottiene la prima vittoria di classe nei rally al Rallye de l'Ouest, su Alfa Romeo 2000 GTV. Nel 1973 ancora sulla Volkswagen partecipa al Raly di Monte Carlo, ma si ritira per noie all'impianto elettrico, mentre si ripresenta con la Saab 96 al Rallye Infernale e termina nono assoluto e primo di classe. Nel 1974 partecipa al monomarca nazionale Audi 80 e termina la stagione al quarto posto. Nell'ottobre dello stesso anno esce il suo primo libro, così Claude Vorilhon decide di diventare per sempre Rael e abbandona le corse e il giornalismo per dedicarsi anima e corpo alla sua neoreligione autofinanziata dagli adepti.

1994: IL RITORNO IN PISTA
Il futurismo visionario della religione di Rael, che sostiene il sesso libero e la clonazione umana, l'uguaglianza ma anche la "geniocrazia" (dare cioè il diritto di voto solo a coloro dotati un certo quoziente intellettivo), anno dopo anno fa proseliti ovunque. Soprattutto in Canada, dove nel frattempo Rael si è trasferito, negli Stati Uniti e... in Giappone, dove alcuni facoltosi seguaci si ricordano del vecchio pallino del loro maestro e gli propongono nel 1994, dopo 20 anni di assenza, di tornare in pista. Rael pensa che l'iniziativa può far guadagnare popolarità al suo movimento e a 48 anni si rimette al volante. D'altronde aveva avuto la stessa idea in una sua sporadica apparizione al Rally di Monte Carlo 1983 vinto da Walter Rohrl su Lancia Rally 037, quando aveva chiuso 126esimo su una Fiat Ritmo Gruppo N che sulla fiancata recava la scritta "accogliamo gli extraterrestri". Nasce così il Rael Racing Team che muove i primi passi nei monomarca giapponesi. Si classifica 18esimo nel Toyota Starlet Trophy e 14esimo nella Toyota Celica Sprinter Cup a Sugo. Chiude settimo nella Honda Civic Cup a Tsukuba e si ritira nella prova della Toyota Celica Cup a Suzuka. Tutte le sue vetture sono accomunate da una scritta sulla fiancata: "Raelian Movement".

UN CULTO PER SPONSOR
Sempre circondato ai box da avvenenti seguaci, Rael ci ha preso gusto e l'anno successivo si trasferisce in Canada, dove nel frattempo ha aperto a Valcourt, nel Québec, UFOland, una sontuosa residenza che è una sorta di centro propagandistico ufologico che verrà venduto nel 2007. UFOland è anche lo sponsor della Chevrolet Corvette impegnata nella Motorola Cup del 1996, con la quale Rael disputa sei gare in Canada ma senza mai salire sul podio. Nella prova di Mosport divide l'abitacolo con l'amico Jean-Claude Andruet, insieme al quale disputerà in seguito diverse gare. Il seguito è un crescendo. Nel febbraio 1997 è nella entry list della 24h di Daytona iscritto con un prototipo Argo-BMW sponsorizzato UFOland insieme a Mark Montgomery, Edd Davin, Butch Brickell e Regis Julien. Lui e Julien non prenderanno però mai il volante. Si rifà però in maggio a Lime Rock, per la quarta prova dell'IMSA GT 1997: in coppia con Brian Hornkohl su Mosler Raptor GTS-1 chiude dodicesimo assoluto e terzo di classe dietro a Paul Newman e Doc Bundy, che su Panoz GTR-1 Ford arrivano secondi e sono autori del giro veloce. Dopo il podio Rael regalerà all'attore il suo primo libro, mentre Newman ricambierà con una bottiglia delle sue salse.

RAEL A MISANO
Nel luglio del 1998 la Centenari Racing si presenta alla terza prova a Misano del FIA Sportscar Championship con tre prototipi di classe CN motorizzati Alfa Romeo e sponsorizzati da UFOland. Insieme agli equipaggi formati da Xavier Pompidou, Robin Donovan, Jacques Villeneuve (che chiuderanno 12esimi) e a quello di Filipe Ortiz, Beppe Gabbiani e Fulvio Maria Ballabio, ce n'è uno composto da Loic Depailler, Joao Barbosa e... Rael. L'inedito trio deve abbandonare al 39esimo giro, mentre la vittoria va a Vincenzo Sospiri-Manu Collard su Ferrari 333SP, squadra che poi si aggiudicherà il campionato. Rael è iscritto alla successiva gara di Anderstorp insieme a Stanley Dickens e Marco Zadra, ma non prenderà mai il volante perché il terzetto si dovrà ritirare per la rottura del differenziale dopo il primo giro. Il nostro profeta continuerà poi in Canada e USA a disputare qualche gara della Motorola Cup con la consueta Chevrolet Camaro. Nel 1999 Rael disputa tutta la stagione in Nordamerica. Prende parte alla prima gara della Trans-Am su una Corvette chiudendo 19esimo. Arriva terzo assoluto alla 24h di Moroso con una Mosler Intruder insieme a John Omundson, Alan Simon, all'amico Andruet e allo stesso costruttore della vettura Warren Mosler. Rael dopo due stagioni fra i "piloti veri" debutta finalmente fra i "pro" nel FIA GT. Si accorda con la Paul Belmondo Racing e prende parte alle due prove americane di Homestead e Watkins Glen con una Chrysler Viper che divide con Marc Rostan (15esimi, DNF per rottura della frizione al 49esimo giro) e una settimana dopo chiude ottavo in coppia con Steve Pfeffer. Nel 2000 lo si rivede alla 38esima 24h di Daytona insieme a Jean-Luc Maury-Laribiére, Pascal Fabre, Bernard Chauvin e Patrick Cruchet con una Porsche 996 GT3-R della Haberthur Racing (34esimi assoluti) e di nuovo in Italia insieme a Franco Bugané alla 500 km Monza con una Porsche 996 GT3 (20esimi), ma il vento pare che stia per cambiare.

DALLA PISTA ALLE CORSE VIRTUALI
Qualche fuoriscito dal gruppo infatti lo accusa di sperperare i fondi necessari ad accogliere... gli Elohim per finanziare il suo costoso hobby. Rael smentisce ma comunque decide di smantellare il Rael Racing Team e di appendere il casco al chiodo. Si concede nel 2001 le ultime due corse in coppia con Jean-Claude Andruet nel Lamborghini Diablo Supertrofeo, dove ottiene un settimo posto a Spa-Francorchamps e un 16esimo piazzamento a Monza, poi decide di... tagliare i costi passando ai simulatori online. Col nick rael01 tuttora tuttora si tiene in allenamento con le corse virtuali di Live for Speed, noto simulatore di corse in pista. Lui sostiene che è solo un modo per fare proseliti in maniera divertente, eppure qualcuno che lo ha avuto come avversario giura che Rael, come pilota virtuale, non è niente male.

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Tag: Curiosità , piloti , le mans , fia gt


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