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pubblicato il 3 dicembre 2010

Mirafiori: salta il tavolo Fiat-sindacati

Il Lingotto dice no al contratto nazionale e abbandona le trattative

Mirafiori: salta il tavolo Fiat-sindacati

Il tavolo fra Fiat e sindacati sul piano Fiat per Mirafiori è saltato. La Casa torinese e i sindacati si sono divisi sul diniego del Lingotto di inserire nel contratto dei dipendenti della Nuova Mirafiori, la nuova joint venture con Chrysler che produrrebbe le nuove Afa e Jeep, parte di quanto previsto dal contratto nazionale dei metalmeccanici per quanto riguarda fondo pensione, ferie, permessi retribuiti e festività. "Non esistono le condizioni per raggiungere una intesa sul piano di rilancio dello stabilimento di Mirafiori" ha fatto sapere il Lingotto abbandonando la trattativa.

Per il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, "Si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neocorporativo". "Aspettiamo di vedere come evolve la situazione ma credo che a questo punto il tema vada rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire da Confindustria" secondo il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

"Noi non abbiamo interrotto la trattativa, abbiamo chiesto di poter fare una valutazione complessiva con i lavoratori. La risposta dell'azienda che non ci è piaciuta è che ritiene che non ci siano le condizioni per l'investimento. Questo per noi è inaccettabile" ha detto dichiarato Eros Panicali, responsabile Auto della Uilm. "La situazione è complicatissima, si è inceppata. La Fiat dovrà decidere nei prossimi giorni se quel testo può essere modificato. Per noi deve comunque confermare l'investimento per Mirafiori" per il responsabile Auto della Fim Bruno Vitali.

Schierate sul fronte opposto le altre sigle sindacali.  "Abbiamo provato a sbloccare la situazione, ma oltre al no della Fiom, Fim e Uilm si sono riservate di decidere assumendosi una responsabilità gravissima. L'azienda ha detto che non accetta riserve e riferirà a Marchionne che non ci sono le condizioni per concludere il negoziato. Noi eravamo disponibili a chiudere" per il segretario generale Fismic Roberto Di Maulo. Più possibilista Raffaele Bonanni, per il quale "è solo una sospensione del confronto. Non vengono certo da noi gli ostacoli e le difficoltà a concludere positivamente la trattativa", aggiungendo "vogliamo sperare che nel confronto in corso a Torino non vengano poste pregiudiziali o fatte 'sceneggiate' tipiche dei tavoli politici, ma prevalga invece il senso di responsabilità e la necessità di portare avanti l'investimento nell'interesse della comunità torinese e del paese".

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro , torino


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