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pubblicato il 3 dicembre 2010

Alcol e guida? Niente multa, ma un lavoro socialmente utile

Il nuovo tipo di sanzione fa discutere

Alcol e guida? Niente multa, ma un lavoro socialmente utile

Nessuna multa da pagare. Nessun sequestro dell'auto. Ma un lavoro socialmente utile da svolgere in cambio di una fedina penale che torna pulita e di una sospensione della patente più breve. E' la strada che in sempre più Comuni del Nord Italia si sceglie per "punire" chi è stato sorpreso a guidare dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo. Una novità resa possibile dalla riforma del Codice della strada che all'art.186 prevede che, per chi è sorpreso al volante con un tasso alcolemico superiore a 1,5 l/g, la pena detentiva (da 6 mesi a 1 anno) o pecuniaria (da 1.500 a 6.000 euro) possa essere commutata con un lavoro di pubblica utilità non retribuito. Una "pena sociale" che piace anche al governatore del Veneto, Luca Zaia, che in passato aveva detto: "La tolleranza zero è una cazzata". Proprio lui che con l'affermazione "gli incidenti non sono causati dall'alcol" aveva sollevato un'ondata di polemiche, adesso si dice pronto a dare un lavoro sociale in Regione a chi lo richieda: "Un lavoro che passi dalle corsie di qualche reparto di traumatologia". Ma si tratta di una norma che non convince tutti e che anzi, secondo alcuni, andrebbe rivista. Il presidente dell'Asaps, Giordano Biserni, ci ha detto: "In linea di principio la cosa è giustissima. I dubbi nascono sull'applicazione, sulle possibili vie di fuga. Forse bisognerebbe delegare il controllo del quando e del come all'Associazione vittime della strada".

E' SOLO UNA SCORCIATOIA?
Il timore più grande legato a questo nuovo metodo sanzionatorio riguarda la solita esitenza dei "furbetti", cioè di quelli che scelgono di svolgere i lavori socialmente utili per evitare il sequestro dell'auto e il pagamento di una multa salata. Certo la legge pone un limite all'opportunismo, perché nello stesso articolo c'è scritto che "il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di una volta", ma le Associazioni che hanno a cuore la sicurezza stradale, come l'Asaps, vorrebbero avere maggiori garanzie sull'efficacia e la reale applicazione della norma. Gli automobilisti che bevendo troppo hanno messo a rischio la proria vita e qualla degli altri, secondo Biserni, potrebbero ad esempio svolgere i lavori socialmente utili presso i reparti di traumatologia dove sono ricoverate le vittime della strada ed essere maggiormente monitorati e seguiti dai membri dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus. Insomma, bisognerebbe davvero rendere consapevole chi ha guidato dopo aver bevuto dell'errore commesso e del rischio corso.

NON SONO GIUSTE LE CONDIZIONI
L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus non è collaborante con questa norma a queste condizioni. E' un bene che si commiti la pena in lavori socialmente utili, secondo Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, Presidente della onlus, però ci sarebbero delle modifiche da apportare all'articolo 186. Il nuovo Codice della Strada dice infatti che il lavoro di pubblica utilità "ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità". "Ma chi è che guadagna 250 euro al giorno?", chiede Giuseppa Cassaniti Mastrojeni. "Vogliamo capire meglio cosa significa", dice, interrogandosi su come si è arrivati a stabilire questa cifra e perché il legislatore ha stabilito che non ci si possa dedicare ai lavori socialmente utili per più di sei ore la settimana. "A queste condizioni chi non vorrebbe dedicarsi ai lavori di pubblica utilità?", ha concluso il Presidente dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus, secondo cui "noi siamo tutte vittime di questi comportamenti vergognosi". Per questo andrebbe specificato nella norma che chi beve e poi guida dovrebbe sì lavorare nel sociale, ma a stretto contatto con chi rimane vittima di un incidente stradale, tramite gli ospedali, i pronto soccorso e i centri di recupero.

ALCUNE TESTIMONIANZE
Un carrozziere del Trevigiano di 39 anni si appresta a commutare una pena per guida in stato di ebbrezza a 90 giorni di lavori socialmente utili. "Novanta giorni durante i quali taglierò le erbacce che nascondo i cartelli stradali; riparerò le auto del Comune di Ponzano, sono carrozziere... 90 giorni durante i quali ogni gesto mi ricorderà l'enorme cavolata che ho fatto", dice, dopo essere stato sorpreso a guidare con un tasso alcolemico di 1,7 g/l nel sangue. Un errore che gli è costato una condanna a 45 giorni di carcere, commutata in un'ammenda di 12.000 euro, quindi il sequestro dell'auto e la sospensione della patente per un anno e mezzo. Tutte sanzioni che si sono tradotte in quei 90 giorni di lavoro. E le storie simili a questa si moltiplicano: da Savona a Sondalo (Sondrio), da Arcugnano (Vicenza) a Paularo (Udine) e a Sant'Omero (Teramo). A Savona un noto commercialista fermato con un tasso di 1,51 g/l ha commutato la pena in 68 giorni di lavoro in Croce rossa, al termine dei quali potrà riavere patente e la sua supercar.

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Tag: Attualità , codice della strada , incidenti , sicurezza stradale


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