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pubblicato il 29 novembre 2010

John Elkann difende il piano Fiat su Mirafiori

Inizia oggi il confronto con i sindacati che andrà avanti tutta la settimana

John Elkann difende il piano Fiat su Mirafiori

Si apre oggi a Torino il confronto tra azienda e sindacati circa il piano di ristrutturazione dello stabilimento Fiat a Mirafiori, dove si produrrà una berlina e un SUV con marchio Alfa Romeo e Jeep. A difendere il Lingotto è innanzitutto il suo presidente, John Elkann, che per la prima volta da quando l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, ha presentato la strategia di rilancio del sito produttivo ha detto ieri chiaramente quello che pensa: "I prodotti che intendiamo produrre a Mirafiori verranno venduti in tutto il mondo, anche in Nord America, e questa è una grande opportunità". Il piano per Mirafiori "conferma, ancora una volta, la serietà della Fiat ed il suo impegno", ha detto John Elkann, invitando tutte le parti coinvolte nel confronto a far prevalere "il senso di responsabilità" per trovare un accordo definitivo in tempi brevi. La Fiat infatti vuole evitare a tutti i costi le lungaggini che ci sono state per giungere ad un accordo sulla riorganizzazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco (Napoli).

E se John Elkann vede alcuni primi "segnali incoraggianti anche dal sindacato", le parti sociali rimangono sul chi va là. "È vero, come dice Elkann, che serve responsabilità - ha detto Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom nazionale - ma da ambo le parti. Bisogna uscire dalle provocazioni ideologiche continue a cui siamo stati sottoposti negli ultimi mesi e risolvere i problemi senza pregiudiziali e senza peggiorare le condizioni di lavoro". "C'è la volontà di ripartire da un foglio bianco, noi siamo pronti - aggiunge il segretario generale, Maurizio Landini - ma la trattativa non si fa sotto dettatura, deve essere vera. Non possiamo pensare di riscrivere il modello Pomigliano".

E mentre la Fiom continua a chiedere una discussione complessiva su Fabbrica Italia, Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo Fismic, ricorda che "ci sono tre punti fermi: la clausola di responsabilità, la disponibilità reale al pieno utilizzo degli impianti, il fatto che a portare avanti l'investimento sia una società identica a quella di Pomigliano. Tutto il resto si può discutere". L'Ugl metalmeccanici della Basilicata, invece, chiede "garanzie precise sulla salvaguardia di tutti i posti di lavoro alla Sata di Melfi" e sottolinea che "non bisogna avere fretta - come dice il suo numero uno Rocco Palombella - ma bisogna dare ai lavoratori il tempo necessario per capire la posta in gioco".

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Tag: Mercato , Fiat , produzione , lavoro , torino


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