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Retrospettive

pubblicato il 27 novembre 2010

Giancarlo Baghetti, ufficiale e gentiluomo

Esattamente 15 anni fa perdeva la sua corsa più importante, quella per la vita

Giancarlo Baghetti, ufficiale e gentiluomo

Esattamente 15 anni fa Giancarlo Baghetti perdeva la sua corsa più importante, quella per la vita; tempo addietro, il 2 luglio 1961, aveva vinto la sua gara d'esordio in Formula 1 eguagliando - e dividendo - questo primato con Nino Farina; una vittoria che rappresentò il sugello di una carriera nella massima formula che potremmo definire quanto meno particolare, ma andiamo con ordine.

GLI INIZI
Baghetti Nasce a Milano il 25 dicembre 1934 in una famiglia più che abbiente (il padre era un industriale siderurgico); già in età da patente possedeva una Giulietta SV ed a 22 anni, siamo nel 1956, inizia a gareggiare proprio con quell'Alfa tanto in prove di regolarità quanto in gare in salita vincendo parecchie gare sino a piazzarsi secondo di categoria alla Mille Miglia del 1956. Nel 1959 passa alle ruote scoperte e nel 1960, con una Dagrada Formula Junior motorizzata Lancia, vince il Trofeo Vigorelli ed alcune prove addestrative organizzate dalla CSAI. Ancora più importante, ai fini della carriera, è comunque la vittoria della Coppa Fisa, nata su iniziativa di Eugenio Dragoni, patron della milanesissima Scuderia Sant' Ambroeus, che cercava un pilota da lanciare in F.1. In quell'occasione Baghetti batté Lorenzo Bandini dando inizio a quella dualità che avrebbe diviso schiere di tifosi tanto che i due vennero soprannominati "i B.B. del volante".

LA CONSACRAZIONE
Il successo lo portò dritto al volante della vettura che la Ferrari aveva messo a disposizione della FISA e Baghetti ricambiò la fiducia iniziando il '61 con un secondo posto a Sebring, nella categoria prototipi, dietro al vincitore Phil Hill. Poco dopo ecco la Formula Uno alla cui guida Baghetti esordì in gare non valevoli per il titolo mondiale, conquistando due primi posti, in Sicilia, sul circuito di Siracusa edin Campania, sul circuito di Napoli. Arriva finalmente luglio 1961 e con esso il GP di Reims, le cui qualifiche vedono Baghetti giungere 12esimo ed effettuare una rimonta che ha del prodigioso e che lo porta a sopravanzare sulla linea del traguardo, praticamente in volata, l'americano Dan Gurney su Porsche. Sempre nel '61 competerà con campioni del calibro di Gurney, Bonnier, Brabham, Clark partecipando ad altri due gran premi, sempre su Ferrari 156 della Scuderia Sant Ambroeus: il Gran Premio di Gran Bretagna e quello d'Italia. In entrambe le occasioni fu costretto al ritiro: al 27 giro sul circuito di Aintree e al 13 giro a Monza, dopo essere partito rispettivamente in 19 e 6 posizione. Sul circuito lombardo, Baghetti fece registrare il giro più veloce in gara. A proposito di quel Gran Premio di Monza non si può non ricordare con tristezza che proprio quando Baghetti era nelle prime posizioni, Jim Clark tamponò, alla frenata prima della parabolica, la Ferrari di "Taffy" Von Trips, sino a quel momento leader del Mondiale che volò sopra la testa di Baghetti e, atterrando sul terrapieno a lato del circuito, uccise quattordici spettatori trovando lui stesso la morte. Nel 1962 Baghetti divenne pilota ufficiale della Ferrari, ma verso fine stagione quando tutto sembrava procedere per il meglio, Baghetti si trovò coinvolto nella famosa rivolta dei cervelli che vide Ferrari mettere alla porta, da un giorno all'altro, otto dirigenti fra i quali Carlo Chiti (responsabile progettazione), Giotto Bizzarrini (responsabile sperimentazione prototipi) e Romolo Tavoni (direttore sportivo). Questi personaggi, lasciata Maranello, diedero vita assieme al miliardario Platino ed al Conte Giovannino Volpi alla ATS (Automobili Turismo e Sport) che esordì nel 1963 in F1, con Phill Hill e Giancarlo Baghetti. Questi, disputerà cinque Gran Premi terminandone solamente uno in quindicesima posizione. Poco dopo l'ATS fallì per mancanza di fondi.

LA FASE "NO"
Nel 1964 Baghetti ripiega sulla Scuderia Centro Sud che gli mette a disposizione una mediocre BRM P 57 che non lo sosterrà in alcuno dei sei Gran Premi disputati. Le partecipazioni del pilota a questo tipo di competizioni divengono sempre più sporadiche tanto che tra il 1965 ed il 1967, Baghetti disputerà solamente tre Gran Premi. Nel 1967 Colin Chapman, grande estimatore di Baghetti, gli affida una Lotus - Ford 49 in occasione del Gran Premio d'Italia, rafforzando così la squadra formata da Jim Clark e Graham Hill. Purtroppo Baghetti, pur dando ennesima prova della sua abilità fu tradito una volta di più dalla meccanica. Il 7 maggio del 1967 probabilmente fu uno dei più duri della vita di Baghetti che, presente in veste di spettatore al Gran Premio di Monaco, assistè all'orrenda fine dell'amico Lorenzo Bandini che, dopo una furiosa rimonta su Hulme, affrontò all'82esimo giro la chicane del porto, già celebre per il "bagno" di Ascari del 1955, ad una velocità nettamente superiore rispetto a quella precedentemente tenuta dallo stesso Bandini. Ricordiamo o sappiamo tutti come andò: Bandini, che tutti pensavano sbalzato in mare, rimase sotto l'auto in fiamme per oltre tre minuti, ma la cosa venne scoperta solamente alla fine quando, domato l'incendio, i commissari di gara coadiuvati dal Principe di Borbone Parma e da Giancarlo Baghetti ribaltarono la vettura estraendo Bandini in fin di vita. Ma la vita prosegue e Monza e la sua Parabolica continuarono ad essere luoghi stregati per Baghetti tant'è che anche l'anno successivo, durante l'edizione 1968 del Gran Premio Lotteria di Formula due al quale partecipò su Dino Ferrari, la Tecno Cosworth del francese Jassaud, dopo una carambola, gli volò sopra replicando quanto accaduto con Von Trips nel '61, ricadendo ed incendiandosi immediatamente dopo. Il milanese rientrato ai box annunciò il suo ritiro dalle competizioni

CONSUNTIVO
Complessivamente Baghetti partecipò a ventuno gare del Mondiale vincendone una, alle quali vanno aggiunte le due prove non valide per il Campionato - ma comunque vinte - di Siracusa e Napoli. Partecipò fra l'altro anche alle edizioni 1962 e '66 della Targa Florio dividendo nel primo caso con Bandini, il suo eterno amico-rivale, una Ferrari Dino 196/S e nel secondo un'altra Dino 206 con il forte stradista francese Jean Guichet; in entrambi i casi gli equipaggi colsero due secondi posti assoluti. Dopo il ritiro Baghetti continuò ad occuparsi di automobilismo scrivendo e fotografando; non solo lasciò - con la sua velocità e la sua signorilità - il segno in pista e nella vita, ma di lui si ricordano la grande capacità di analisi del mezzo del quale, come giornalista, riferiva e la bellezza di alcuni suoi lavori fotografici a soggetto, naturalmente, automobilistico.

Giancarlo Baghetti prova l'Alfa Romeo 75 Turbo QV

L'ex pilota Giancarlo Baghetti testa l'Alfa Romeo 75 Turbo Quadrifoglio Verde, dotata del 1779cc turbo con 165 CV.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , formula 1 , VIP , piloti , anniversari


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